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(17 Settembre 2010) Enzo Apicella
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L'errore fatale di Niki Vendola

(7 Agosto 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in medioevosociale-pietro.blogspot.com

Nel mare pieno di detriti della politica italiana, la candidatura di Vendola ha suscitato interesse fino a coinvolgere gruppi entusiasti di giovani e di militanti della sinistra delusi ed irritati dalle debolezze e contraddizioni del PD e dal catacombismo di molta parte dei comunisti da tempo desaparecidos o unteground. Frequento internet e mi capita di incontrare compagni che si battono per sostenere la candidatura di Niki. La sua stella brilla non solo nell'emisfero sinistro della politica italiana ma anche
in diversi ambienti della borghesia già berlusconiana e stanca e schifata dal Cavaliere. Il mio farmacista che era stato candidato alle comunali di Palermo per il PDL mi ha detto, con un sorriso, che le sue simpatie per Vendola aumentavano e che probabilmente lo avrebbe votato alla prima occasione utile.
Il fenomeno Vendola nasce dalla profonda delusione e dallo smarrimento del popolo di sinistra sempre più perplesso di fronte ai comportamenti a volte sconcertanti del PD. La recente infelice
dichiarazione a favore di un governo Tremonti è stata la goccia che ha fatto traboccare il carico di
insoddisfazioni che Bersani ha sollevato durante tutta la sua gestione politica del partito. I gruppi
dei comunisti divisi tra seguaci di Ferrero, Rizzo, Di Liberto, Ferrando si guardano in cagnesco e non riescono ad attuare una politica di emersione dal sottosuolo e di ricomposizione in un unico grande partito di classe. La federazione della sinistra non decolla. In breve viviamo in un Paese che ha il Parlamento più di destra che si possa immaginare. I programmi del Pdl e del PD quasi coincidono in tutto. Anche IDV possiamo considerarlo un partito populista di destra anche se ha salvato un poco di decoro all'opposizione. Insomma, in questa palude fangosa spunta come un fiore splendido questo politico, questa persona onesta, militante dell'antimafia ed amministratore capace che ,contro i mammasantissima di D'Alema e di Fitto, ha vinto in Puglia facendo della regione una Istituzione
popolare tra gli abitanti. fenomeno raro in Italia in cui le regioni sono vissute come sanguisughe di risorse e luoghi del privilegio dei politici e dei loro famuli e compari di merende.
Non ho dubbi che se Vendola arriverà a candidarsi alle primarie del PD ( se mai si faranno) le vincerà
e si consacrerà leader dell'alternativa a Berlusconi per una nuova stagione del centro-sinistra che molti già chiamano di sinistra-centro.
Ma io considero perdente ed anacronistica la coalizione del centro-sinistra. Prima di tutto perchè non è più l'Ulivo, non è animata da nobili ideali che diedero vita al primo governo Prodi. Oggi le pulsioni liberiste ed antioperaie sono fortissime al suo interno: Letta, Ichino, Bersani, Fassino tra Marchionne e
i metalmeccanici hanno scelto Marchionne. La Confindustria li interessa molto di più dei carcerati della Isola dei Cassiintegrati. Condividono fino in fondo ed ancora di più il feroce liberismo che sta sconvolgendo ed immiserendo venti milioni di lavoratori dipendenti italiani. Il PD è per le privatizzazioni e per il federalismo ed ha accordi sottobanco con La Lega per buoni rapporti nel Nord del Paese. L'europeismo del PD è di tipo iperliberista ed atlantico. D'Alema ha bombardato Belgrado senza farsene tanti scrupoli. Fassino ed i suoi pari si sono schierati con Israele contro i pacifisti della striscia di Gaza e sostengono le guerre coloniali dell'Impero.
Il centro-sinistra di Vendola dovrà rinnovare tacitamente o apertamente la conventio ad excludendum verso la sinistra comunista decretata da Veltroni dopo il noto accordo elettorale con Berlusconi. Gli sarà imposto da Bersani, Franceschini, Fioroni...
Se Vendola vorrà il consenso di queste persone dovrà adeguarsi alle loro idee. Non potrà mettersi in conflitto sostenendo cose diverse. Se farà questo non sarà più Vendola ma un'altra cosa diversa da quella che la gente crede di identificare.
Per quanto la sinistra comunista sia divisa e sotterranea è la sola che sostiene la causa dei lavoratori e della pace e si oppone alla svolta fascista e militarista della Confindustria. Vendola fa finta di non vederla ed è a disagio. Non sa come regolarsi e si limita a non respingere l'aiuto che gli viene offerto da Ferrero o altri.
Ma l'errore fatale di Vendola è quello di accettare il meccanismo delle primarie e della finta democrazia del bipolarismo italiano. Le primarie sono riservate a persone che hanno raggiunto una visibilità massmediatica forte. I massmedia sono fondamentali al successo di un candidato. Non a caso le primarie vengono dalla cosidetta democrazia americana dove la lotta avviene tra miliardari o candidati di gruppi potenti dell'economia e della finanza. Ma la popolarità di una persona non basta
per avere la nostra fiducia. Berlusconi è popolarissimo e riuscirebbe primo in tante primarie. Ma questo non fa di lui il dirigente, lo statista di cui l'Italia ha bisogno.
Al meccanismo del bipolarismo e delle primarie bisogna sostituire il ritorno alla proporzionale ed alle preferenze. Un Presidente eletto dal Parlamento è preferibile ad un Presidente o Governatore o Sindaco che per la legge attuale hanno un terribile potere di ricatto sulle assemblee elettive. " Se cado io, voi cadrete con me". La paradossale legge elettorale italiana che mette il potere legislativo nelle mani di una sola persona è inaccettabile e va cambiata.
Altro errore di Vendola è quello di schierarsi, acriticamente, dalla parte delle Regioni così come sono
nella loro rivendicazione contro i tagli di Tremonti. Le Regioni hanno un costo della politica diventato insopportabile, hanno migliaia di consulenti di cui non c'è alcun bisogno, hanno privatizzato ed appaltato quasi tutto riducendosi a terminali erogatori di favori a cricche o a cordate di imprenditori che hanno scoperto il denaro pubblico come lubrificante delle loro imprese. Le Regioni italiane vanno
chiuse. Ha ragione Giorgio Ruffolo a proporre due maxiregioni federate in sostituzione dei venti statarelli che stanno dissanguando gli italiani. Due maxi-regioni e Comuni riformati come voleva Carlo Pisacane.
Per questo e molte altre cose credo che il problema non sia quello di fare il tifo per Vendola incentivando il suo naturale accondiscendente tartufismo. Dobbiamo chiedere a Vendola di costruire un movimento non per vincere le elezioni ma per dare un partito ai lavoratori che da anni non l'hanno più e non hanno più neppure sindacato. La CGIL è stata sequestrata da Bersani come suo "capitale" nei negoziati per i voti dell'imprenditoria italiana. Sono anni che invece di conquistare diritti ne toglie assieme a Cisl ed Uil oppure limitandosi a fare il convitato di pietra o il palo o il complice silente.
Venti milioni di lavoratori che hanno subito un vero e proprio colpo di Stato ed hanno avuto decurtato il loro reddito del cinquanta per cento, che dalla legge Biagi hanno visto i loro figli diventare precari a vita e schiavi per pochi spiccioli, con le pensioni saccheggiate pur essendo l'Inps attiva, hanno bisogno di un Partito di un movimento che li difende. Non si può vincere senza di loro o, peggio, contro di loro. Il problema dell'Italia è ridare sicurezza a tutte queste persone, a quanti sono minacciate dai licenziamenti e dalla perdita dei loro diritti. Fare vincere una Oligarchia, seppure guidata da un leader onesto e brillante, non il nostro obiettivo, Dobbiamo fare vincere i diritti e una idea di società solidale ed antimalthusiana. Con la ricostruzione dei diritti e della sicurezza dei lavoratori ricostruiremo l'Italia civile e solidale come è stata nei momenti più alti della sua vita politica.
Pietro Ancona

medioevosociale-pietro.blogspot.com

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Commenti (2)

CONDIVIDO IN PIENO

Aprezzavo Vendola e pure Bertinotti per le loro parole anzi li vedevo come esempi da seguire. Oggi non più.
Questi novelli Giuda non possono pretendere di fare ancora gli apostoli dopo aver crocifisso la sinistra Comunista.
I loro discorsi e le loro dotte analisi affascinano ancora, ma dopo quello che ci hanno fatto, mi legherò all'albero maestro come Ulisse per non seguire ancora il canto delle sirene.
Milito in Rifondazione e nella FIOM e da qui spero di poter ripartire. Non condivido le critiche a Cremaschi che mi pare il più credibile ed onesto oggi sulla piazza, avendo anche rifiutato la segreteria di Rifondazione che gli veniva offerta.
Ci servono leader come lui o come Ferrero che non sono malati di protagonismo.
Ma ancora di più ci servono mezzi economici e mediatici, senza cui oggi ma anche ieri non si può fare efficacemente politica. Ma il discorso sarebbe lungo.
Un saluto a pugno chiuso, compagno Pietro.

(14 Agosto 2010)

Giuseppe Bellanova

prcento@alice.it

BATTONE IN CERCA DI PROTETTORE

Continuo il discorso con un'amara constatazione,
Oggi più di sempre l'elettore italiano medio è una "battona in cerca di protettore".
Un tempo c'era il PCI che soddisfaceva questo bisogno in modo meno traumatico degli altri, pur avendone anch'esso alcune caratteristiche fondamentali: la cieca obbedienza denominata centralismo democratico e il "piccolo voto di scambio": figlio viigile, figlia infermiera, commessa per l'aziendina artigiana.
Nel tempo e con la generazione comunista più ideologica vera ed eretica del '68 questa funzione ha perso slancio a favore di un elaborazione teorica più matura, ma che fa meno presa sulle nuove "battone" che iniziano a rivolgersi ad altri protettori più tradizionali.
Col tempo, quei "compagni" ignoranti e rozzi che facevano le feste dell'Unità solo come do ut des per i favori ricevuti, si sono messi in proprio e sono esplose le feste dello sport,del cotechino, del salame e via dicendo, fino alle attuali feste padane.
Nel frattempo una sistematica campagna di denigrazione delle idee sostenuta con la corruzione ideologica di vari dirigenti, ha di fatto appannato l'immagine del Partito come "protettore". Immagine che Rifondazione non ha potuto raccogliere perchè nata piccola ed espropriata dalla maggioranza PDS. Facendo la fine del buon partito dentro alle discoteche, snobbato perchè troppo squattrinato.
Questa, che piaccia o no è l'operazione di demolizione operata contro quello che fu per definizione unanime "il Partito.
Non so se ce la faremo.
So solo che dal partito perseguitato di Gramsci a quello vittorioso di Berlinguer è trascorso tantissimo tempo.

(14 Agosto 2010)

Giuseppe

prcento@alice.it

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