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MAURO VALERI, Negro Ebreo Comunista Alessandro Sinigaglia, venti anni di lotta
contro il fascismo, Odradek, Roma, 2010. (€ 20,00)

(14 Settembre 2010)

Se non fosse per la lapide di via Pandolfini, a Firenze, quasi nessuno saprebbe chi fu Alessandro Sinigaglia. Eppure di cose da dire ce ne sono molte, come ci mostra Mauro Valeri nel suo pregevole libro.
Ma forse Alessandro non aveva santi in paradiso, che perorassero la sua causa presso istituti storici e case editrici … E sì che aveva frequentato i Secchia e i Longo e altri papaveri del futuro partitone …
Infine, chi lo ricorda, tra cui il buon compagno Gino Tagliaferri, non ci dice che fosse un «negro», quasi volesse rimuovere il lato «oscuro» della vicenda.
Alessandro nacque a Fiesole il 2 gennaio 1902. La madre, Cynthia White, era una nera americana, nata schiava, giunta in Italia come cameriera, al seguito dei ricchi padroni di Saint Louis (Missouri). Il padre, David, era un ebreo di origini mantovane, trasferitosi a Firenze con la famiglia dopo l’unità d’Italia. Alessandro ebbe la possibilità di ricevere una discreta istruzione, frequentando corsi di formazione
tecnica. Negli anni caldi del dopoguerra, si schierò decisamente sul fronte proletario. Dopo il servizio militare in marina, tra i sommergibilisti, nel 1924 si iscrisse al Partito comunista d’Italia e, come tutti i giovani militanti, sostenne le posizioni della sinistra di Bordiga, ed ebbe anche qualche problema con i centristi di Gramsci- Togliatti. La sua attività comunista lo mise presto nell’occhio del ciclone statal-fascista, costringendolo, nel 1928, a rifugiarsi in Unione Sovietica, dove avvenne la sua «conversione» all’ormai dominante «linea generale», grazie anche alla scuola «leninista», ma c’era poco da sfogliar verze. Alessandro assunse presto significativi impegni di partito, che lo portarono in giro per l’Europa. Nel 1936 fu in Spagna e operò come silurista nella marina repubblicana. Nel febbraio 1939, rifugiatosi in Francia, fu internato nei bestiali campi di concentramento democratici, dai quali uscì solo nell’aprile 1941, per finire nel confino fascista nell’isola di Ventotene. Fu liberato alla fine di agosto 1943, un mese dopo la caduta del fascismo.
Questi lunghi soggiorni in prigionia mostrano che Alessandro di santi in paradiso non ne aveva neppure allora, malgrado il suo notevole impegno politico. L’ultimo capitolo della sua storia si svolse a Firenze, che lo vide in prima linea nella lotta contro i nazi-fascisti: dal settembre 1943 fu infaticabile organizzatore dei Gruppi di Azione Patriottica, finché, il 13 febbraio 1943, cadde sotto i colpi degli sbirri fascisti della Banda Carità, in via Pandolfini, dove poi fu posta una lapide.
Narrando le vicende che accompagnarono la vita di Alessandro, Valeri traccia una
panoramica su quel periodo assai documentata, tranne qualche peccato veniale (Amedeo invece che Amadeo Bordiga …), che ha il pregio di ricostruire con grande correttezza il clima di quegli anni, sondando anche aspetti particolari.
Non si capirebbe, altrimenti, l’impegno e la passione profusa da militanti come
Alessandro.
E furono tanti, come leggiamo in quarta di copertina:
«Mauro Valeri disseppellisce questa storia dimenticata, occultata intanto dal partito
che si è cibato dei suoi figli migliori, sempre disposto a “migliorare” i rapporti con i nemici di classe.
Solo medaglia d’argento, a disonore anche della Repubblica. Quel partito è
scomparso, nell’ignominia. Rimangono le storie dei suoi figli».

Con l’occasione ricordiamo un altro «negro», il partigiano italo-somalo Giorgio Marincola, nato il 23 settembre 1923 a Mahaddei Uen (Somalia) e morto trucidato dai nazisti il 4 maggio 1945 a Stramentizzo (Trento). A Giorgio è stato dedicato il libro: CARLO COSTA E LORENZO TEODONIO, Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945), Prefazione di Alessandro Triulzi, Iacobelli, Pavona (Roma), 2008. (€ 14,90)
[Vedi: http://www.razzapartigiana.it/.]

Dino Erba

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