il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Psicocomunista

Psicocomunista

(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

  • Rafsandjani e Mashaie, presidenziali proibite
    (22 Maggio 2013)
  • costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

    SITI WEB
    (Comunisti e organizzazione)

    DIRITTI DEI LAVORATORI

    Nessuna alleanza con il PD

    (1 Luglio 2012)

    Firenze 27/6/2012
    Al Partito dei Comunisti Italiani - Federazione di Firenze
    E p.c.
    Comitato Politico Regionale
    Direzione Nazionale


    Cari compagni,

    vi sono momenti inderogabili per un comunista nei quali è giusto e necessario
    verificare lo stato dei rapporti con il partito, il ruolo ed i caratteri della
    sua militanza.
    Per un comunista, per ogni comunista, infatti, il rapporto con il proprio
    partito non può e non potrà mai esaurirsi semplicemente in un generico senso di
    appartenenza, né in una per quanto vissuta cultura identitaria.
    Appartenere ad un partito comunista significa prima di tutto condividere la
    responsabilità politica di un progetto strategico per il rovesciamento ed il
    superamento del capitalismo, della liberazione dal lavoro salariato e dalla
    società divisa in classi.
    Solo a partire da tutto questo è legittimo parlare di identità comunista come
    capacità e volontà di riappropriazione totale, rigorosa e coerente degli
    strumenti di analisi, della teoria e della prassi marxista e di orgogliosa
    rivendicazione di una propria concezione del mondo e delle proprie prospettive
    storiche.
    Mai come in questo momento si è mostrata a scala globale tutta la potenza e la
    violenza dell’avversario di classe nei confronti del proletariato
    internazionale, un proletariato che nel nostro terzo millennio si presenta in
    forme e composizioni tecniche estremamente complesse, non più riconducibile
    solo all’operaio di linea, ma a settori sempre più estesi di lavoratori del
    terziario, del pubblico impiego, della scuola e della università.
    Così come si è confermata l’evoluzione del sistema nella sua fase estrema e
    cioè quella dell’imperialismo del capitalismo finanziario.
    E la crisi che stiamo vivendo e pagando è la crisi strutturale di questo
    sistema, che per salvare la sua armatura economico-statale è disposta a
    distruggere e a decimare i suoi stessi fattori produttivi, così come avvenne,
    anche se in una fase e con caratteristiche diverse, nella guerra dichiarata
    dalla borghesia di allora nella Parigi della Comune, dove essa arrivò ad
    uccidere 30.000 operai, pur di confermare il proprio dominio.
    La decimazione di oggi si chiama precarizzazione, impoverimento, distruzione
    delle forme della rappresentanza, della sicurezza sul lavoro, annientamento
    progressivo dello stato sociale per arrivare a mettere in discussione ed
    affondare, come borghesia, le stesse leggi della sua democrazia formale e
    sostanziale.

    Questo insieme di condizioni oggettive va mostrando tutta l’attualità di un
    progetto comunista: della ricostruzione di un blocco sociale antagonista, della
    necessità di ricomposizione dei conflitti e dei tragitti politici intorno ad un
    nuovo soggetto in grado di rappresentarsi come vettore di questa ricomposizione
    e di questo processo.
    In questo quadro generale si pongono le urgenze, da una parte della
    ricostruzione di una dimensione strategica, una forma partito ed una classe
    dirigente adeguata agli scenari del presente, rimettendo in moto tutta l’
    organizzazione, federale per federale, sezione per sezione, compagno per
    compagno, puntando soprattutto sulle nuove generazioni coinvolgendole
    direttamente in questa ricerca, cercando di produrre insieme formazione, prassi
    e nuovi strumenti dell’azione politica all’interno dei conflitti diffusi e,
    dall’altra, dell’avvio di un processo costituente per la costruzione di un
    fronte politico unitario della sinistra comunista ed anticapitalista.
    Tutto questo era e sarebbe ancora materia e sviluppo coerente delle tesi che
    erano alla base del nostro penultimo congresso, il quinto del 2008, ma che poi
    hanno finito col rimanere sullo sfondo, una sorta di quinta teatrale, mentre
    tutta la sostanza del dibattito e del contendere si è declinata ed inaridita
    intorno alla necessità di un nostro ritorno in Parlamento e quindi ai
    meccanismi convulsi ed intricati delle possibili alleanze.
    Il nostro partito, a partire dal suo gruppo dirigente, ha così rinunciato ad
    ogni forma di volontà di leggere lo scenario delle trasformazioni in atto nella
    società attuale, di farsi soggetto propositivo di mettersi in gioco in un
    progetto reale di ricomposizione di una sinistra di classe.
    Certo, è indiscutibile che in uno scenario drammatico come quello attuale,
    nell’agenda politica si ponga il problema delle alleanze, sia sul piano
    strategico che tattico, certo che per abbattere lo Zar ed il suo sistema
    feudale ci si può alleare con le forze antizariste della democrazia liberale,
    ma il fatto è che il nostro Zar non è più Berlusconi, ma la BCE, che le forze
    con cui noi dovremmo cercare alleanze non dovrebbero limitarsi semplicemente a
    quelle che nuotano nel mare magnum dell’antiliberismo, ma soprattutto in quello
    più cogente dell’opposizione al dominio della finanza internazionale ed ai
    capisaldi politici che la governano.
    E nella compagine di quelle forze cui noi, secondo il nostro gruppo dirigente
    dovremmo far riferimento nella politica delle alleanze quanto è presente questa
    posizione? Certamente non il PD che non solo ha avallato e sottoscritto quell’
    atto dichiaratamente eversivo dell’introduzione della norma sull’obbligo della
    parità di bilancio nella nostra carta costituzionale, distruggendo per sempre
    ogni forma ed ogni prospettiva di consolidamento e rilancio dello stato sociale
    nel nostro paese, ma si è di fatto eletto al più zelante sostenitore del
    governo Monti.
    I comunisti hanno sempre posto sul piatto della politica la questione del
    potere, anche nelle forme specifiche dell’essere o riconoscersi come forza di
    governo all’interno della dialettica parlamentare, ma questa dialettica deve
    avere un senso ed una sua coerenza in un rapporto non contraddittorio tra ruoli
    istituzionali e natura ed obbiettivi strategici del partito.
    Se il prezzo che dobbiamo pagare oggi per riottenere, costi quel che costi, le
    briciole di una nostra presenza in Parlamento è vedere il nostro partito privo
    di qualsiasi autonomia politica strangolato negli irreversibili terreni del
    pragmatismo organizzativo, dell’opportunismo e della subalternità culturale,
    deciso a sacrificare e negare sull’altare di questo unico fine, ogni forma di
    dialettica interna, considerando qualsiasi voce critica, inaccettabile,
    intollerabile e quindi da “espellere”, allora noi non ci stiamo.
    Di fronte a questa prospettiva non riusciamo più a trovare il senso di una
    appartenenza e la concretezza di un utile apporto militante. Per noi si è rotto
    definitivamente il rapporto fiduciario e quindi ci troviamo costretti, dopo
    tanti anni di militanza, di lotte e di lavoro comune, ad uscire dal Partito dei
    Comunisti Italiani.

    Laura Bartoli – FGCI Firenze
    Fabrizio Borchi - FGCI Firenze
    Guido Calosi – CPF; Coordinamento FGCI Firenze
    Guido Del Re – CPF; PdCI Firenze
    Sara Eisa - FGCI Firenze
    Simone Faini – FGCI Firenze
    Niccolò Fontanelli – CPF; Coordinamento FGCI Firenze
    Lisa Gabellini – PdCI Mugello Valdisieve
    Luciana Gherardini – PdCI Firenze
    Lidia Giannelli – Segretario Sez. PdCI Mugello Valdisieve; Consigliere
    comunale FdS Dicomano
    Lisa Goffi – CPF; Coordinamento FGCI Firenze
    Massimo Grandi – CPF; Esecutivo FdS Firenze e Fiesole
    Alessio Marangi – FGCI Firenze
    Giampaolo Marangi – PdCI Mugello Valdisieve
    Desirèe Parenti – FGCI Firenze
    Costanza Parigi - FGCI Firenze
    Lorenzo Piattelli – CPF; Coordinamento FGCI Firenze
    Maria Pintucchi – CPF PdCI Firenze
    Gianfranco Polvani – PdCI Firenze
    Michele Quadernucci – CPF; Coordinamento FGCI Firenze
    Ambra Roncucci – CPR; Coordinatore FGCI Firenze
    Augusto Scaglioso – CPR; Segretario Sez. Centro PdCI Firenze
    Cinzia Taccini – CPF; Coordinamento FGCI Firenze
    Marco Tangocci – CPR; Segretario Sez. Stalingrado PdCI Firenze
    Alberto Topini - FGCI Firenze
    Mieke Verbert – PdCI Firenze

    Fonte

    Condividi questo articolo su Facebook

    Condividi

     

    Ultime notizie del dossier «Dopo il fallimento della sinistra governista. Quali prospettive per i comunisti?»

    2371