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Pisa - Assessorato alla cultura e bandi pubblici: dalla padella SEL alla brace PD

(2 Aprile 2015)

I rappresentanti di SEL in consiglio comunale e l’ex assessore alla cultura Danti si stracciano le vesti per il taglio del 50% sul fondo destinato al prossimo bando per le attività culturali, dimenticandosi di dire che la decurtazione del “nuovo” Assessore alla Cultura Ferrante riporta la cifra esattamente al budget impiegato nel bando precedente, quando il gerente era Danti stesso.

Oltre ottanta associazioni fecero domanda, e “solo” 75 ottennero un contributo, da un massimo di 2.000 a un minimo di 250 euro. Il bando pensato da Danti era per la copertura delle attività annuali.

La domanda banale che ponemmo all’ex Assessore fu: quale Associazione può coprire le spese di un anno di attività con queste cifre?

Ovviamente non ottenemmo alcuna risposta. Danti era semplicemente tornato alla deprecata politica dei contributi “a pioggia” degli anni ‘90, distribuendo cifre ridicole ad un mondo associativo che avrebbe bisogno di ben altro impegno politico, di programmazione ed economico. Del resto, che ci dovevamo attendere da un Assessore che aveva trasformato la sua poltroncina in un centro d’interessi per le sue associazioni di riferimento, che ha partecipato allo smantellamento del diritto all’informazione per l’associazionismo, con la rimozione forzosa dei totem dal centro storico, voluta dalla Giunta di cui faceva parte?

Se Danti avesse voluto difendere il bando da 60.000 euro oggi decurtato, non si sarebbe dovuto dimettere. Dimissioni dovute a evidenti motivi pre-elettorali, che oggi vedono il suo partito passare allegramente dagli scranni della Giunta Filippeschi alle fila di coloro che la contestano. Ma questa è un’altra storia, che sarà sottomessa al giudizio dell’elettorato.

Il taglio operato da Ferrante non ci sorprende. Abbiamo conosciuto l’attuale assessore alla cultura in 4° commissione consiliare, quando con arroganza tentò di liquidare il dibattito in corso sui totem dell’associazionismo in centro storico, poi rimossi brutalmente, senza alcun rispetto per la dialettica democratica sia in Consiglio comunale, sia con il mondo associativo.

Nella retorica del PD la cultura buona è quella capace di misurarsi con le regole del Mercato, di trovare sponsor e mecenati. La realtà concreta ci racconta un’altra storia, fatta di assistenzialismo mirato alle associazioni “di palazzo” o a finti imprenditori dello spettacolo. “Mercato”, “Competizione”, “Merito”? Concetti e pratiche economiche che a noi non piacciono, ma che in Italia (e a Pisa) esistono solo come rappresentazioni ideologiche, come specchietti per le allodole.

Per il resto rimangono le briciole dei bandi “civetta”, utili per mantenere una parvenza d’intervento culturale “pubblico”, mentre le risorse vere passano attraverso i suddetti meccanismi premiali.

Il circolo agorà si è sempre battuto e continuerà a battersi per una totale inversione di tendenza nelle politiche culturali cittadine. Le risorse pubbliche vanno spese per valorizzare l’associazionismo di base e indipendente, contro una produzione culturale da fast food e alla “grande fratello”, che sta progressivamente lobotomizzando vecchie e nuove generazioni.

Il Direttivo del circolo agorà di Pisa

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