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Uccidendo a Gaza, salvando in Nepal: l'ipocrisia morale di Israele

(17 Maggio 2015)

uccidendoagaza

Di Gideon Levy (*)

Israele non ha bisogno di fare tutta la strada fino a Katmandù per salvare delle vite: sarebbe sufficiente che togliesse l’assedio che impone, a un’ora di macchina da Tel Aviv, e permettesse che Gaza fosse ricostruita.

L’uniforme è la stessa. E’ l’uniforme i cui portatori hanno bombardato centinaia di case, scuole e ospedali a Gaza la scorsa estate. E’ l’uniforme i cui portatori periodicamente sparano ad adolescenti e bambini che tirano pietre e a coloro che marciano pacificamente nella Cisgiordania occupata. E’ l’uniforme che ogni notte invade case con brutalità e butta fuori la gente dal suo letto, spesso per arresti non necessari e motivati politicamente. E’ l’uniforme che blocca la libertà di movimento delle persone nella loro stessa terra.

E’ l’uniforme che ha abusato di un intero popolo per decenni.

Ora i suoi portatori stanno salvando delle vite per le telecamere. Il malvagio esercito per i palestinesi si è trasformato nell’esercito della salvezza in Nepal.

I salvatori israeliani in Nepal sono certamente imbevuti di buone intenzioni. Tra loro i soldati riservisti che hanno lasciato tutto per unirsi a questo sforzo. Sono senza dubbio brave persone che si sono offerte per aiutare israeliani e nepalesi. E’ molto commovente vedere un bebè prematuro essere raccolto sano e salvo da un soldato israeliano.

Ma non possiamo dimenticare che, usando la stessa uniforme, l’esercito israeliano uccide neonati a dozzine: un rapporto di B’Tselem pubblicato la settimana scorsa enumera 13 casi di abitazioni fatte saltare a Gaza, con l’uccisione di 31 neonati e 39 bambini e bambine.

Chi ha fatto questo a decine di neonati deve avere una dose intollerabile di sfrontatezza per osare farsi fotografare con un bebè salvato dal terremoto e vantarsi del proprio umanesimo.

Perché, dopo tutto, è una questione di boria. Questo è un fatto. Mostriamo a noi stessi, e in particolare al resto del mondo, quanto siamo meravigliosi, come l’esercito israeliano è veramente e assolutamente il più morale del mondo.

“Avete visto qualche aereo di aiuto iraniano?” ha chiesto una propagandista mascherato ieri. “Uno Stato modello”, “La bella Israele”, “La bandiera di Israele sulle rovine”, “L’orgoglio”. “La nostra delegazione di angeli altruisti rappresenta i valori universali del nostro popolo e del nostro paese” ha detto il presidente. “Essi sono il vero volto di Israele: un paese preparato ad aiutare a qualsiasi distanza in tali circostanze” ha detto il primo ministro.

Angeli altruisti? Il vero volto del paese? Forse,

Ma questo volto angelico ha anche un oscuro lato satanico, uno che non solo salva bebè ma li uccide. Quando si tratta di questo caso, non si può parlare di “valori universali”. Non si può parlare in assoluto di valori. Semplicemente, non si ha il diritto di farlo. Avigdor Lieberman, il picchiatore che ogni momento chiede di bombardare e distruggere, che parla di umanitarismo?!

Ci sono paesi che non inviano in Nepal aiuti tanto generosi come quelli di Israele: ma non c’è un solo paese che si comporti con così tanta ipocrisia – uccidendo a Gaza e salvando in Nepal – e presenti se stesso come Madre Teresa. Non vi alcun altro paese che sfrutti tanto ogni opportunità per farsi propaganda e mostrarsi adorno fino alla nausea di vergognosa auto-adulazione.

Ci sono neonati che muoiono nei depositi di bambini della stazione centrale degli autobus di Tel Aviv, non per ragioni di forza maggiore ma a causa di una spietata politica di immigrazione. L’esercito israeliano non sta salvando questo bebè.

A Gaza, durante l’operazione Margine Protettore, c’è stato un terremoto; le macerie non sono state rimosse fino a oggi, e la maggioranza di coloro che hanno perso le loro case sono ancora senza un tetto. Chiunque abbia visitato Gaza recentemente ne è uscito scosso nel più profondo di sé.

E questo terremoto è stato fatto dall’uomo: è stato il lavoro dell’esercito israeliano, lo stesso che è in Nepal.

Israele non deve fare tutta quella strada fino a Katmandù per salvare vite; sarebbe sufficiente che togliesse l’assedio che impone ad appena un’ora di macchina da Tel Aviv e permettesse che Gaza fosse ricostruita. Sarebbe sufficiente dare ai due milioni di persone che vivono là un poco di libertà. Sarebbe sufficiente decidere che nel prossimo attacco – che sarà inevitabile – l’esercito agisse in modo diverso, che quello stesso esercito che oggi si sta dedicando al salvataggio, non commettesse crimini di guerra. Che rispettasse il diritto internazionale e, magari anche quei “valori universali” di cui Israele ora si fregia. Che quello stesso esercito che ora sta abbracciando bebè non bombardasse case con dentro i bebè.

Ma questo, naturalmente, è molto più difficile che mandare un 747 a Katmandù e montare l’ospedale da campo più grande e meglio organizzato possibile di fronte all’esercito di giornalisti, e applaudire la bella, virtuosa e morale Israele.


(*) Notissimo giornalista israeliano.da: rebelion.org; 15.5.2015

Traduzione di Daniela Trollio - Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli, Sesto S.Giovanni

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