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TORNA LA CAMPAGNA DEL GOVERNO CONTRO I PUBBLICI DIPENDENTI

(11 Febbraio 2017)

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(da Brunetta in poi ciclicamente si parla di regole sempre più restrittive per i dipendenti pubblici che si ammalano e che “fanno i furbetti”, come se non fosse già possibile licenziare un dipendente pubblico infedele) E' UNA CAMPAGNA FINALIZZATA A METTERE LA SORDINA AL FATTO CHE GLI STIPENDI PUBBLICI SONO IN CALO E CHE LE BUSTE PAGA SONO ALLEGGERITE


C'è un silenzio assordante sul fatto che il rinnovo dei contratti pubblici ha davanti a sé due incognite:
- Trovare le risorse per garantire gli 85 euro di aumenti medi assicurati dall'intesa firmata con i sindacati il 30 novembre scorso;
- La definizione di regole da cui ripartire con la trattativa e su i costruire i futuri accordi. Il Governo è al lavoro per un nuovo decreto per il pubblico impiego (nuovo decreto con il quale si vuole colpire i dipendenti pubblici).
Siamo di fronte a sette anni di blocco contrattuale e una riforma, quella del 2009, inattuata nei fatti, difficilmente superabili in breve tempo.
Il pubblico impiego è molto differenziato. Lo rappresenta un dossier, ricco di tabelle, pubblicato dalla Ragioneria generale dello Stato con il nuovo conto annuale del personale. Emerge che in termini di retribuzione lorda effettiva, il dipendente pubblico medio ha perso tra 2011 e 2015 il 6,2%. Poteva anche andare peggio per fortuna l'inflazione in questo lasso di tempo si è via via assottigliata fino ad azzerarsi.
Ma i numeri dei singoli ex-comparti, che sono alla base della media generale, dicono qualcosa di più preoccupante: nello stesso periodo, la busta paga media nella scuola ha lasciato sul campo il 10,4%, nelle agenzie fiscali l'arretramento è dell'8%, nelle Università il 7,4% e Regioni e autonomie locali il 6,4 per cento.
Al contrario prefetti e magistrati hanno spuntato un “leggero” aumento e nelle Autorità indipendenti si è registrata addirittura un'impennata uguale e contraria rispetto alla media +6,2 per cento.
Il blocco di stipendi e dei contratti ha congelato il valore nominale dei tabellari, ed in molti comparti le riorganizzazioni più o meno forzate hanno colpito le indennità aggiuntive: il Fisco oppure gli Enti Locali, dove negli anni scorsi le ispezioni della Ragioneria Generale e le contestazioni della Corte dei Conti hanno colpito i contratti decentrati di realtà regionali e comunali: Roma, Firenze, Venezia e amministrazioni medie e piccole.
Il risultato di queste dinamiche si legge nelle cifre della Ragioneria generale: fra 2011 e 2015 le indennità medie si sono ridotte in termini reali del 9,2% (contro il -5,4% degli stipendi base), ma nelle agenzie fiscali il taglio è stato del 17,8% e negli enti territoriali del 15%.
E' questo contesto che si deve tenere conto nelle trattative sui nuovi contratti e che si vuole tacitare. Contratti che per essere dei veri rinnovi contrattuali hanno bisogno di regole certe visto che ancora non è chiaro come verranno trovati i soldi per gli 85 euro medi di aumento scritti nell'infausta “intesa” pre referendaria di fine novembre. A questi soldi vanno aggiunti i 300 milioni stanziati ma non utilizzati nel 2016, il miliardo messo a disposizione dei contratti dal fondo della legge di bilancio porta a un aumento da 35-40 euro medi.
La strada è in salita in vista di una manovra 2018 già schiacciata da quasi 20 miliardi di euro stanziati per salvare le banche e la tirata di orecchi della Comunità europea sul bilancio presentato dal Governo per il 2017.Venezia 8 febbraio 2017

Aspettiamo trepidanti l'uovo di Pasqua o ci mobilitiamo per un rinnovo contrattuale VERO??
Diamo ancora credito alle sirene dei Sindacati complici??

CUB Veneto - Vicenza

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