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25 marzo: 60° compleanno dell'U.E.
OLTRE LO SPETTACOLO, CONTRO I PADRONI EUROPEI!

(14 Marzo 2017)

Abbiamo ricevuto questo scritto relativo al sessantennale dei Trattati di Roma: ai fini del dibattito (e senza sposarne tutte le formulazioni) lo pubblichiamo.

Ci sono scissioni vere, e quelle finte.
Quelle della politica,
e quelle proletarie contro la politica.
Quelle dell'opportunismo,
e quelle dei rivoluzionari dall'opportunismo.

25 marzo: 60° compleanno U.E.
OLTRE LO SPETTACOLO
CONTRO I PADRONI EUROPEI
la nostra scissione di classe contro la politica

Ci risiamo.
Con i vertici e i controvertici, i primi a formalizzare decisioni e processi sedimentati nel tempo del movimento reale, i secondi a cercare, senza riuscirci, di impedire il vertice, non certo decisioni e processi.
E’ un modo come un altro di far politica, sia pur speculare e spettacolarmente “contrapposta”, tra governanti servi dei padroni europei  e cartelli “antagonisti” sempre piu’ sfocati e mal frequentati (o de-Magistralmente eterodiretti!).
Al 60° compleanno dell’U.E. che vede  la ratifica, la presa d’atto delle “diverse velocità” d’integrazione e centralizzazione continentale, si contrapporrà un coacervo plurale misto tendente a “stoppare” l’euro favorendo l’uscita dal sistema monetario unitario o a formare un “nuovo” euro espressione di un’eurozona mediterranea.
Di sostanza, oltre le parole dei politici servitori e l’euroscetticismo di sinistra dei “movimenti”, quasi nulla.
La novità odierna è che a “contrapporsi”, nella stessa giornata del 25 marzo, sia pur con linguaggi e bandiere diverse, saranno i no-euro di sinistra ed i “sovranisti” di destra.
Due “macedonie” ininfluenti rispetto al processo di continentalizzazione europeo, che, probabilmente differenziato nelle forme e nelle velocità di adesione e partecipazione, continuerà, come continuerà la politica formalizzatrice di vertici e quella “oppositrice” dei controvertici.
Il movimento rivoluzionario, al contrario, non fa politica, né si scioglie nelle “macedonie”.
Esso fa la rivoluzione, o la prepara, o interviene nel movimento reale che, alla fine, la produrrà.
Ecco, questo è il punto: tentare di “contrastare” inutilmente un processo storico, o tentare di capirne le direttrici di movimento, analizzarne le forze ed i rapporti tra le classi, comprenderne le contraddizioni per scioglierle in senso rivoluzionario?
Il movimento rivoluzionario non si oppone alla storia, ma, facendone parte, essendone prodotto, ne segue il movimento reale profondo perché questo “movimento reale” “supererà lo stato di cose presenti”.
Si tratta di essere all’altezza di questo compito, storico e contingente, generale e specifico.
Storico e generale perché è frutto dell’esperienza dei passati movimenti rivoluzionari che, non riuscendo ad impedire la guerra, intervennero  nella estrema contraddizione della guerra, facendo la rivoluzione, e tentando di esportarla per renderla internazionale.
Contingente e specifico perché, preso atto che il blocco imperialista è la forma moderna della competizione continentale sul mercato mondiale, occorre cogliere l’occasione offerta dal processo di concentrazione e contaminazione migratoria del proletariato europeo nella metropoli.
Ieri i rivoluzionari disertarono la guerra prodotta movimento reale e fecero la rivoluzione, oggi i rivoluzionari preparano la rivoluzione futura lavorando alla trasformazione del proletariato continentale da classe “in se” a classe “per se”.
Un compito che esclude alleanze e mediazioni politiche, come itinerari parlamentaristici o partecipazioni democratiche, ma anche parcellizzazioni “specialistiche” senza visione generale e senza sbocco.
Un compito che tende all’unità di classe, all’organizzazione autonoma, alla forza, e all’uso di questa.
Unità di classe e scissione dall'opportunismo sono due facce del medesimo percorso strategico.
 
Unità di classe è l’unità degli interessi delle donne e degli uomini che vivono la medesima condizione di sfruttamento ai 4 angoli del pianeta sotto il dominio capitalista.
E’ un’unità, quella degli interessi di classe, diversa e contrapposta agli interessi di tutte le altre classi, o frazioni di classe, dai quali bisogna distinguersi, non confondendosi e non prestando forze ai loro rappresentanti politici, sindacali e religiosi, me scindendosi ed organizzandosi in modo autonomo, distinto e separato.
Tutt’altra storia rispetto alle “scissioni” odierne dell’opportunismo filo Renziano, la cui “semi-caduta” ha scatenato il “ritorno dei morti viventi” ex primi ministri guerrafondai oggi alla guida di “nuovi” campi “progressisti, democratici e di sinistra”.
Dal P.D. a D.P. (do you remember Democrazia Proletaria?) al “campo progressista”, ma anche a destra esplode e si polverizza “Forza Italia”, ma anche a sinistra S.E.L. diventa S.I., ed i 5 stelle di stelle ne perdono qualcuna…….
Sono i rantoli di una politica in cerca di sopravvivere e di rilanciarsi nei 1000 rivoli (e raggruppamenti) del prossimo proporzionale ma anche le giravolte di che è in profonda crisi di voti, militanti e presenza sul territorio, non riuscendo piu’ a capire la realtà scossa dalle turbolenze planetarie dei nuovi equilibri e delle nuove spartizioni in formazione.
Trasformismi e transumanze politiche e parlamentari fanno da contorno al comune adeguamento al vento protezionista e xenofobo, mutuato in razzismo esplicito a destra e nell’ideologia del “controllo dei flussi” a sinistra.
L’avvento di Trump sta accelerando questi microprocessi di continua composizione e scomposizione di forze, in attesa di un riposizionamento europeo nei rapporti di forza tra blocchi, comunque dentro un generale e relativo indebolimento occidentale sullo scacchiere mondiale.
Intanto, sia pure in stand-by, prosegue in Europa e  nell’Italia della fotocopia Renziana Gentiloni  la politica del riformismo strutturale antioperaio, fatto di precarizzazione generalizzata e di raschiamento di diritti e libertà normative e contrattuali.
Una ristrutturazione che sta cominciando ad applicare la “rivoluzione 4.0” della “digitalizzazione dei processi”, che non vede alcun coordinamento europeo di ritirata ordinata di classe, ma che vede anzi da una parte la complicità, dall’altra lo spaesamento  sindacale a fronte di velocizzazioni delle quali non si posseggono piu’ nemmeno le “informative”.

In Italia, l’inverno demografico causa del ridimensionamento, dell’invecchiamento e della quasi superfluità sindacale impugnata per altro da Renzi nella sua ex “rottamazione”, sta provocando da un lato la paralisi di ogni attività sindacal-contrattuale, dall’altra una simil-riscossa giocata sul terreno interclassista e referendario nel tentativo (in parte impedito dalla consulta sull'art.18 - in parte probabilmente eluso dal governo sui voucher), probabilmente anche elettoralmente perdente, di “riconquistare” qualcosa rientrando nel gioco di sempre delle “parti sociali”.
Di converso, si conferma e si accentua, il nanismo politico del sindacalismo autonomo e di base, ormai storicamente incapace di offrire un'alternativa sindacale matura ed unitaria al sindacalismo confederale di stato.
Una “società della politica” e del sindacato che mostra le corde, tra ritardi, inefficienze e complicità, ma che non trova alternative e reale contrasto sul terreno della lotta di classe, se non in lodevoli quanto occasionali fiammate. 
Una “società della politica” frutto dell'attuale mondo del caos, che offre enormi spazi ad un intervento rivoluzionario ancora troppo debole nella proposta e nelle forze.
Colmare il gap tra potenzialità offerte dal movimento reale e forze di classe è il compito odierno non piu' rinviabile.


Pino ferroviere

Pino ferroviere

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