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Que viva Fidel

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(23 Ottobre 2012) Enzo Apicella
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TURCHIA: UN PAESE SPACCATO IN DUE SI AFFIDA A UNA DITTATURA PERSONALE

(17 Aprile 2017)

Questo l’esito del referendum in Turchia a spoglio praticamente completato SI%51.32, voti 24.734.963 NO %48.68, voti 23.460.681. L’affluenza è stata all’incirca dell’84% (su 55 milioni di iscritti, 48 milioni di voti validi)
Con questo risultato che dimostra come il Paese sia spaccato in due l’esito concreto sarà questo:In ogni caso Erdogan avrà ora mano libera su tutto il campo. Non solo il suo partito ha la maggioranza in Parlamento, ottenuta alle elezioni del novembre 2015 con il 49,9 per cento dei voti. Ma adesso potrà assumere in sé i poteri esecutivo, giudiziario e legislativo, senza più controlli da parte dell'Assemblea di Ankara, di fatto depotenziata nonostante l'aumento proposto dei deputati da 550 a 600. Il quarto potere, con più di 150 giornalisti in carcere per aver espresso le loro opinioni e tacciati di "sostegno al terrorismo", è già impaurito e silenziato.

Erdogan, dal 2019, potrà essere rieletto per due termini consecutivi di 5 anni ciascuno, con una prelazione per ulteriori cinque anni. Scatto che lo porterebbe, in teoria, a rimanere in carica fino al 2029, e poi addirittura al 2034. Un potere a vita, in pratica, visto che l'uomo forte della Turchia è alla guida del Paese dal 2002, prima come premier e poi come presidente della Repubblica. Come capo dello Stato rimarrebbe infatti la sola figura di riferimento, poiché l'incarico di premier verrebbe abolito. Ci saranno solo due vice presidenti, e i ministri verranno nominati direttamente dal presidente, ma in maniera esterna al Parlamento, a cui i titolari dei dicasteri non presterebbero responsabilità. Un potere illimitato, e a questo punto difficilmente arginabile. Se mai lo sia stato, fino ad ora.
Le opposizioni contestano il voto per irregolarità e si preparano a mettere in dubbio il voto per un 37% delle schede scrutinate che non sarebbero state vidimate regolarmente.
Al di là di questo fatto che dovrà essere seguito comunque con grande attenzione rimane la considerazione politica relativa al fatto che Erdogan potrebbe fare il dittatore con un paese spaccato in due, senza aver avuto alcun plebiscito.
Un paese la Turchia che ospita basi NATO, agisce sul terreno di guerra siriano, opprime la minoranza curda, è percorso da tensioni di tipo militarista e, rispetto all’Europa, tiene le chiavi dell’approvvigionamento di gas ( attraverso una combinazione con l’Azerbaigian di Aliev: dipende da loro il contestato gasdotto TP che dovrebbe passare dalla Puglia) e del flusso dei migranti, attraverso il cosiddetto accordo dei “ 3 miliardi” con l’UE.
Una situazione di grande difficoltà e complessità che meriterebbe attenzione e impegno da parte della comunità internazionale e sostegno da parte della sinistra europea ai democratici turchi.
Non pare si intravveda nulla di serio all’orizzonte e così la Turchia si appresta a trasformarsi in regime autoritario personale grazie ad un risicatissimo risultato elettorale.

Franco Astengo

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