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Roma: la Cub immigrazione tra mutualismo e conflittualità

(11 Maggio 2017)

Napoli, 4 novembre 2016

Napoli, 4 novembre 2016

Tra gli elementi che distinguono un sindacato realmente conflittuale vi è, oggi, la capacità di tradurre in prassi concreta le istanze e le rivendicazioni degli immigrati. Per questo, a Roma, la Cub immigrazione è da considerarsi un settore importante di quella Confederazione cui ha dato vita, tra gli altri, il compianto Piergiorgio Tiboni. Dal congresso del 10 ottobre 2016 ne è segretario Rudy Colongo, che ce ne ha descritto in modo dettagliato le caratteristiche. A partire dalla composizione etnica: la Cub immigrazione della capitale e della sua provincia vede una forte presenza di sudamericani, romeni, rom, etiopi ed eritrei. Agli iscritti, naturalmente, vengono offerti dei servizi legali, volti all’ottenimento del permesso di soggiorno e al disbrigo di tutte quelle pratiche burocratiche che segnano la vita degli immigrati in questo paese. Ma molte sono le iniziative concrete dirette all’effettivo inserimento di chi, venendo da altre parti del mondo, si ritrova in una città non sempre ospitale. Una buona parte di esse si svolgono nel quadrante sud est di Roma, anche perché in quest’area si trova un importante punto d’appoggio: l’occupazione socio-abitativa di via Tor de’ Schiavi. Si pensi alle opere di pulitura di giardini e spazi verdi come Villa De Sanctis e il Parco di Centocelle. Tali attività permettono di contraddire l’immagine degli “immigrati che sporcano”; carta a certa cattiva stampa della capitale, creando inoltre momenti di interazione con il resto degli abitanti della città, nel segno della cura dei beni comuni. Ma non mancano i momenti di formazione, che rispondono a precise necessità conoscitive. Ad esempio, in occasione delle recenti elezioni generali in Ecuador, nel mese di marzo, all’occupazione sono stati fatti venire due candidati appartenenti di diverso orientamento – entrambi, poi, eletti – che hanno spiegato il loro programma. Insieme all’alleanza internazionale per il diritto all’abitare denominata Habitants, nello stesso luogo, l’8 marzo si è dato vita ad un’assemblea sulle occupazioni fatte nelle Filippine, laddove il bisogno di casa da parte di sterminate masse diseredate trova sempre più soddisfazione attraverso le lotte. Del resto, l’interesse per quel che accade nel mondo, con particolare riguardo ai paesi di provenienza degli iscritti, spinge ad occuparsi anche delle cose che non vanno. In questo senso all’ambasciatore ecuadoriano sono state consegnate lettere di protesta in merito all’inumana condizione di chi vive nelle baraccopoli di Quito e di altre città del paese. La questione abitativa è, a ben vedere, centrale e viene sviluppata in sinergia con l’Unione Inquilini, come dimostra la vertenza aperta con il Comune in merito a due edifici di via Fassini, sequestrati alla mafia e occupati da varie famiglie, italiane e immigrate. Agli amministratori capitolini è stata inoltrata una ragionevole proposta: quella di acquisire gli immobili al patrimonio comunale e di affittarlo, a prezzi calmierati, a chi ora ci vive. In principio, la Giunta pentastellata aveva palesato interesse verso questa soluzione, ma da tempo essa non lancia più segnali in tale direzione, lasciando la situazione in sospeso.

A parte la collaborazione con l’Unione Inquilini, stretto è il rapporto con tutte le altre componenti della Cub, cosa che ha portato a partecipare con una delegazione a quella manifestazione napoletana del 4 novembre 2016 che è stato uno dei momenti di piazza (l’altro si è svolto a Milano) in cui si è articolato l’ultimo sciopero generale al quale la Confederazione ha dato vita assieme ad altre espressioni del sindacalismo di base. Certo, più difficile risulta far astenere dal lavoro tutti i propri iscritti, anche in virtù della loro collocazione nel mercato occupazionale. Costoro risultano perlopiù assorbiti da due grandi attività tipiche degli immigrati: la cura degli anziani, cui si dedicano soprattutto le donne e il lavoro nei cantieri edili, riservato agli uomini. Più esigua è la presenza in quel mondo della ricezione turistica che pure, di norma, vede impiegati molti immigrati. Ma se i settori del mondo del lavoro praticati dagli iscritti sono tipici, più anomalo è il modo in cui s’è acquisita professionalità rispetto all’edilizia. Ossia, partecipando alle attività di autorecupero svolte nell’occupazione. Il che rimanda ad un aspetto fondamentale dell’operato di Cub immigrazione: la capacità di inventare, attraverso l’aiuto reciproco, soluzioni ai problemi più disparati. In fondo parliamo d’una nuova versione del mutualismo, che incontra i bisogni dei più grandi come dei più piccoli; questi ultimi, ad esempio, nei locali dell’occupazione ricevono sostegno nell’esecuzione dei compiti scolastici da tre giovani studentesse liceali. Di più: spesso ci si adopera per favorire un migliore inserimento nel mondo del lavoro a chi si colloca ai suoi margini. In quest’ottica, un esempio di cui Rudy va molto fiero riguarda una trans che s’era stancata di sostenersi vendendo il proprio corpo e alla quale si è data anzitutto la possibilità di occuparsi dei bimbi dell’occupazione quando i genitori andavano a lavorare, mediante la creazione in loco di un apposito punto verde. Oggi, in conseguenza delle competenze acquisite nella cura del prossimo, costei lavora come badante: una storia piccola ma non priva di rilievo, che ci dice quanto sia possibile abbattere il pregiudizio e fare in modo che la prostituzione non risulti essere l’unico sbocco lavorativo per le trans.

Ma se, con l’impegno collettivo, tutto diventa meno difficile, non bisogna dimenticarsi di perseguire obiettivi generali. Per la Cub immigrazione, a Roma come nel resto d’Italia, questi sono essenzialmente due. Il primo riguardo lo ius soli, ossia l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei figli di immigrati che nascono qui. Un tema rispetto alla quale si è in contatto con diversi parlamentari, che si sono impegnati ad inserirlo nel calendario delle Camere di qui a breve. Certo, c’è il rischio che tale promessa venga disattesa, dato il clima che si vive nel paese, laddove alcuni media cercano sempre più di far sfociare il malessere generato dalla crisi economica in un’ostilità aperta nei confronti degli immigrati. Non è escluso che i parlamentari italiani, poco inclini ai ragionamenti di prospettiva e sensibili alle convenienze del momento, non vogliano mettere la faccia rispetto a quello che è un elementare provvedimento di civiltà. Un’opportunità rispetto alla quale la Cub immigrazione sarebbe disposta ad un’ampia mobilitazione, da svolgersi assieme a tutte le realtà associative interessate alla questione. D’altra parte, una battaglia unitaria la si prende in considerazione anche in relazione all’altra grande campagna che si sta portando avanti. Quella volta ad ottenere la restituzione dei contributi agli immigrati che tornano in patria prima di conseguire la pensione. Va detto che, un po’ di tempo fa, il Consiglio di Stato s’era pronunciato in favore di questa istanza, ma poi è subentrata la Legge Bossi-Fini che ha escluso una siffatta possibilità, confermando il suo carattere di “legge-vergogna”. La cui natura fortemente discriminatoria è ben presente a Rudy a egli altri membri del sindacato, che però sono anche coscienti di quanto una lotta portata avanti con determinazione possa indurre i legislatori a mutare orientamento. Parliamo, insomma, d’un “ottimismo della volontà” fondato sulle piccole ma significative conquiste sin qui ottenute con lo sforzo collettivo, praticando un peculiare intreccio tra ricerca di soluzioni creative, mutualismo e conflittualità.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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