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François Houtart (1925/2017), una vita dedicata alla lotta per la liberazione dei popoli

(8 Giugno 2017)

houtart

di Napolèon Saltos Galarza (*)



“Dobbiamo trovare un nuovo paradigma di vita contro il paradigma della morte.

Il paradigma del bene comune dell’umanità”


François Houtart



All’alba del 6 giugno 2017 è morto a Quito Francois Houtart, il teologo e sociologo della liberazione dei popoli.

Nacque a Bruxelles nel 1925. Fu ordinato sacerdote nel 1949. Dottore in Sociologia all’Università di Lovanio. Molto presto la sua si fece sentire come una delle voci per il rinnovamento della Chiesa. Nella preparazione del Concilio Vaticano II, il Presidente della Conferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM), Dom Helder Camara, lo incarica di sistematizzare la proposta della Chiesa del nostro Continente per presentarla all’apertura del Concilio.

La sua voce ha accompagnato le lotte dei popoli fin dagli anni ’50 del secolo scorso.

Nessuna lotta gli era estranea. In una stessa settimana poteva trovarsi in Vietnam, in riunioni con il Partito del Governo, e poi in Siria per cercare un accordo di pace. Poi, in America Latina poteva passare al tavolo dei negoziati delle FARC, parlare con il PT (Partito dei Lavoratori brasiliano, n.d.t.) sulla crisi in Brasile. Una conferenza in Argentina, un corso alla Scuola di Formazione dei Sem Tierra, una riunione all’Avana. Giramondo instancabile, alla ricerca della parola, dei semi di quelli che stanno in basso, dal Sud portatore della parola di speranza dalla scienza, dalla riflessione, dalla teologia.

Il nostro paese (l’Ecuador) ha avuto il privilegio di essere scelto come luogo di residenza di François in questi ultimi anni. La Fondazione Popolo Indio, fondata da Monsignor Leonidas Proaño, è stata la sua nuova casa. Professore dell’Istituto di Alti Studi (IAEN), docente della cattedra di Sociologia Politica dell’Università Centrale. Quando era nel paese, tutti i mercoledì si riuniva con il Gruppo di Pensiero Alternativo per informare dei suoi giri per il mondo, per analizzare la situazione dell’Ecuador e dell’America Latina, per programmare nuove iniziative di solidarietà e discutere sulle alternative.

Uno degli ultimi atti della sua vita impegnata è stata la partecipazione al Laboratorio di Pukahuaiko, la sede della tomba di Proaño, per concordare il nuovo Mandato della Vita, insieme ai popoli e alle comunità indigene, alle comunità cristiane di base e alle organizzazioni sociali.

Alla vigilia della sua morte organizzò l’Atto di solidarietà con il popolo Tamil dello Sri Lanka, per chiedere che il governo ecuadoriano – quale presidente di turno del G77 – organizzasse un’inchiesta internazionale sul genocidio del secolo XX.

Con Samir Amin fondò il Centro Tricontinental (CETRI), la rivista “Aletrnative Sud” e il Foro Mondiale delle Alternative, quali tribune di pensiero sulle lotte e le alternative nel Terzo Mondo. Nel 2009, come consigliere del Presidente dell’ONU Miguel D’Escoto, cominciò il lavoro su un nuovo paradigma di civiltà, il Bene Comune dell’Umanità, che è la sua eredità teorico-politica più importante, su cui lavorò fino alla fine della sua vita.

Scrittore infaticabile. Pubblicò circa 70 libri, una media di uno all’anno, oltre che articoli e saggi. E’ quasi impossibile sapere come faceva. I titoli mostrano il percorso del suo pensiero: Il cambio sociale in America Latina (1964); Chiesa e Rivoluzione. Religione e ideologia nello Sri Lanka. Religione e Sviluppo in Asia (1976), Sociologia della religione (1992). L’altra Davos (1999); Haiti e la mondializzazione della cultura (2000); Delegittimare il capitalismo. Ricostruire la speranza (2005); L’etica dell’incertezza nelle scienze sociali (2006); Africa contesa. La sfida pendente (2007); Dai beni comuni al bene comune dell’umanità (2014(; Il cammino verso l’utopia da un mondo di incertezza (2015).

Accompagnò il processo dei Governi progressisti, tra appoggio vigilante e critica serena.

Una caratteristica del suo pensiero è stata la critica con la presentazione di alternative. Negli ultimi due anni la domanda era sulla (presunta) “fine del ciclo” (delle lotte, n.d.t.) in America Latina, la crisi e la decadenza del capitalismo e la necessità di aprire nuove alternative.

Ha finito di scrivere il secondo volume delle sue memorie, che sarà pubblicato postumo. Là potremo leggere il cammino percorso, i suoi dubbi e le sue speranze, il suo messaggio sulla comunità universale, libera e giusta, che sognò.

Oggi rendiamo omaggio alla sua memoria e raccogliamo la sua eredità.


(*) Direttore della Scuola di Sociologia dell’Università Centrale dell’Ecuador. Dirigente del Coordinamento dei Movimenti Sociali.



Da: lalineadefuego.info; 7.6.2017

Traduzione di Daniela Trollio - Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”, Sesto S.Giovanni

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