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tornare a far paura, per non subirla!
UNA SOLA SOLUZIONE!

(13 Giugno 2017)

Il proletariato ha con la paura un rapporto inversamente proporzionale.
Come in un sistema di vasi comunicanti o la incute, o la subisce.
E in questa fase storico-politica, la subisce.
Materialmente, ed ideologicamente.

Perché la paura trova la sua base materiale proprio nel movimento reale capitalista, nello svolgimento del moto proprio di questa società,
incapace di pianificare il proprio sviluppo,
incastrato tra ineguale sviluppo geopolitico, guerre, crisi e squilibri.

Questa materialità concreta di continuo,
e confuso rivoluzionamento di sistema, produce paure indotte,
utilizzate e strumentalizzate da governi, lobby,
fazioni elettorali in funzione ideologica.

In sostanza, c’è la paura causata dalle incertezze capitaliste e c’è l’espressione di questa nella paura del futuro (vedi inverno demografico occidentale ) mutuata in chiave repressiva (vari daspo alla Minniti…)
o sfruttata in salsa elettorale tra euroscetticismo antimigranti
ed antiU.E. e filoeuropeismo anti ”terroristico” di destra e sinistra.

Le categorie della sociologia non bastano, e non servono,
a spiegare una paura figlia di un’insicurezza non solo umana ed individuale, ma endemica ai meccanismi di produzione e riproduzione della vita reale.
Ne consegue che il superamento di questo stato d’animo non può essere delegato al livello della “soluzione personale”,
cioè alle ideologie “legge ordine e sicurezza”,
ma va affrontato in termini di classe,
cioè eliminando la causa profonda, ed a volte volutamente nascosta,
di questi comportamenti di massa.

Anche perché, all’interno del capitalismo, le “sicurezze”, come tutto il resto, non sono tutte uguali, ed eguali per tutti.
Se la sicurezza del bottegaio è quella di poter difendere (magari sparando!)
la sua merce dai “rapinatori”, e quella del banchiere di poter fare affari senza “rapine”, e quella del padrone di poter sfruttare selettivamente la forza lavoro migrante “rimpatriando” o alzando muri contro gli “inservibili”, la sicurezza dei lavoratori è quella di poter aspirare a realizzare il proprio futuro,
ad una vita dignitosa e degna di essere vissuta.

Sicurezze diverse, e spesso in contrasto tra loro,
ma mentre quelle del bottegaio, del banchiere, del padrone possono
(e lo sono già del resto!) essere garantite in questa società,
la sicurezza dei lavoratori va conquistata collettivamente, mettendo in crisi,
e spazzando via, le sicurezze e gli interessi degli altri, delle altre classi sociali.
tornare a far paura, per non subirla più!
UNA SOLA SOLUZIONE.
La paura è figlia dell'insicurezza, che però,
al di la delle chiacchiere elettoral-securitarie di destra,
di governo e di sinistra, è insita, endemica, ineliminabile in questa società.

Il capitalismo è un sistema insicuro ed incerto, sottoposto alle sue leggi di movimento, caratterizzato da continue mutazioni interne,
da equilibri instabili, da crisi, da guerre.

Questa base materiale provoca nella vita concreta e nella proiezione psicologica degli sfruttati una serie di timori a rendere difficili l'esistenza, rovinata dalla schiavitù salariata o dalla disoccupazione,
dal precariato, dall'incertezza del futuro.

Quando poi le crisi scarnificano i rapporti sociali,
difficoltà e patemi si scaricano, in assenza di coscienza di classe,
su obiettivi sbagliati, come il “diverso”, il migrante,
l'emarginato, il terrorista.
In molti speculano sulle nostre paure, vere o indotte.

Ed in molti vogliono farci paura, e dividerci artificialmente.
In razze, specie, sesso, religioni.
Vogliono farci sospettare tra noi esseri umani.
Vogliono farci competere, e combattere.
Arruolati in eserciti, stati, nazioni e chiese non nostre.
Dovremmo sbranarci tra noi per perpetuare il loro dominio, oggi in crisi.

Lo “scontro di civiltà”, o la “guerra al terrorismo”,
o il “muro contro il migrante” coprono il vero scontro tra le classi,
tra sfruttati e sfruttatori, sempre più esteso al mondo intero ma, purtroppo, coperto da mille ideologie.

Sulla paura si costruiscono profitti, fortune elettorali,
ed utopistici progetti sovranisti.

Ma la paura è un sentimento della psicologia sociale che si può subire,
ma incutere anche,
quando la forza di classe impone la propria agenda incompatibile.

Come 100 anni fa, nel 1917, quando la rivoluzione apri' il secolo nel segno della liberazione e del terrore proletario.
Gli operai in armi avevano fatto la loro prima comparsa.
Non certo l'ultima.

Pino ferroviere

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