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A SINISTRA: UNA PROPOSTA DIRETTA

(26 Luglio 2017)

Definire “spettacolo” ciò che si sta verificando “ a sinistra” in questi giorni è già un complimento.
Tralascio giudizi e valutazioni così come tralascio la storia, più recente e più antica, delle vicende che si sono succedute a partire dallo scioglimento del PCI e dall’implosione dei grandi partiti di massa.
Da oltre vent’anni ne abbiamo scritto in tanti, ci si è riflettuto sopra, si sono sviluppate iniziative politiche la maggior parte contraddittorie e fallimentari.
Principalmente ha fallito la sinistra di governo.
Un’affermazione che si può ben sostenere con evidenti pezze d’appoggio: il risultato finale di questa stagione è la consegna del sistema politico italiano a più di una destra dalla quale affiora semplicemente una lotta per il potere sulla base di opzioni davvero pericolose di tipo bellico, razzista, di sopraffazione, di riaffermazione del dominio capitalistico nella peggior dimensione.
Sono state sbagliate tutte le previsioni sulla base delle quali era stato accettato, proprio al momento dello scioglimento del PCI, l’orizzonte della “fine della storia” quale diretta conseguenza della conclusione storica della vicenda del comunismo reale in Unione Sovietica (tralascio soltanto per economia del discorso anche l’esame di ciò che è andato avanti da questo punto di vista).
Si è rinunciato a portare avanti ciò che in Occidente era stato costruito sulla base di esperienze diverse a sinistra, sia dal punto di vista socialdemocratico sia dal punto di vista dell’originalità dell’esperienza comunista in particolare in Italia.
Inutile però rievocare tutta questa storia, il punto sta da un’altra parte : quello del recupero di un dato sufficiente di rappresentatività politica e di aggregazione sociale da parte di un soggetto organizzato sulla base dell’idea di fornire una risposta a tutte le domande rimaste inevase nel corso di questo spazio temporale.
Un soggetto politico che prima di tutto non consideri la storia finita e il capitalismo (nelle sue varie declinazioni) il solo orizzonte possibile.
Un soggetto politico che non può essere definito altrimenti che “partito”, la cui realtà teorica, politica, organizzativa debba essere imperniata su due principi fondamentali:

1) Un partito attrezzato per continuare a considerare l’andamento della storia nel senso di una trasformazione in senso socialista della società, per il superamento del capitalismo;
2) La Costituzione italiana nella sua essenza riguardante il rapporto tra la prima e seconda parte quale “tavola” ancora da applicare considerandola come strumento per un passaggio di transizione. Costituzione che contiene in sé anche i necessari elementi di riferimento sul piano della dimensione sovranazionale e di politica estera.
3) La questione del “governo” semplicemente non esiste, almeno per questa fase politica. Questo perché il dato prioritario da conseguire è quello della rappresentanza a tutti i livelli. Rappresentanza fondata su di una aggregazione radicata nella realtà e posta a diretto confronto con la molteplicità delle contraddizioni che agiscono pesantemente sulla società moderna (le abbiamo tutti presente; evitiamo inutili liste della spesa.)

Su queste basi potrebbe essere possibile scrivere un documento politico di taglio “costituente” alla cui stesura tutti i soggetti interessati potrebbero intervenire attraverso l’elaborazione di un metodo democratico che porti a una assise congressuale per la formazione di un partito della sinistra d’alternativa e non semplicemente la ricerca di una lista elettorale.
In passato mi era già capitato di avanzare, a questo proposito, una proposta di metodo che rinnovo:

1) E’ necessario che i soggetti costituiti o quelli “in fieri” sviluppino un atto di assoluta generosità ponendosi a disposizione completamente come sigle, quadri, organizzazione, strutture;
2) Debbono essere organizzate, a livello regionale, assemblee autoconvocate di discussione di un primo manifesto. Assemblee che eleggano delegati per una Assemblea Nazionale e diano impulso alla formazione di comitati provinciali;
3) I delegati nazionali, al massimo un centinaio, debbono lavorare per qualche mese attorno a tre questioni: 1) elaborazione di un documento programmatico; 2) statuto e regolamento congressuale; 3) progetto di forma partito;
4) Elaborati questi strumenti di lavoro si ritorna alle assemblee regionali per l’elezione dei delegati (provvedendo nel frattempo alla formalizzazione delle adesioni) per il Congresso Nazionale. Formazione dei gruppi dirigenti periferici
5) Congresso Nazionale, formazione del gruppo dirigente nazionale.
Principi inderogabili: autoconvocazione come base, autofinanziamento.

Tutti debbono essere consapevoli dell’insufficienza complessiva in un quadro di indispensabilità di tutti e di pieno rispetto delle reciproche diversità, anche di quelle maturate nelle occasioni di scissione che, in tempi antichi e recenti, hanno contrassegnato il cammino della sinistra italiana.
Grazie a coloro che vorranno aiutarmi nel diffondere questo messaggio e a quanti avranno la cortesia di rispondermi.

Franco Astengo

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