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(29 Aprile 2010) Enzo Apicella

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Sabato 13 agosto 1977: quarant’anni fa la Battaglia di Lewisham

(12 Agosto 2017)

Battaglia di Lewisham

Foto di Syd Shelton

“..Sei così terrorizzato a parlare di giorno senza un migliaio di poliziotti che proteggono il tuo diritto a minacciare, offendere e incitare alla lotta, ma chi mi proteggerà da te durante la notte?”

Specials, Why?

Mentre in Italia il Movimento del Settantasette volgeva al termine, impegnato nei preparativi del Convegno contro la repressione che si sarebbe tenuto nel settembre a Bologna, a Londra si consumava una Battaglia campale contro il neofascismo, così come noi lo conosciamo oggi, densa di significato e di conseguenze.
Tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta si era iniziata a registrare in Occidente la fine del “ciclo espansivo” seguito alla Seconda guerra mondiale: lo sviluppo che, integrato con il welfare, aveva portato al boom economico, con l’aumento progressivo del benessere, anche presso i ceti subalterni. Il trentennio della nostra Età dell’oro caratterizzata, psicologicamente, dall’ottimismo e dalla fiducia nel futuro.
A dare un segnale inequivocabile dell’inversione di rotta, lo Shock petrolifero a seguito della Guerra dello Yom Kippur del 1973, quando i paesi produttori aumentavano del 70% il costo al barile del petrolio, la principale fonte di energia. Ci si rendeva innanzitutto conto che le risorse, e le ricchezze ad esse collegate, non fossero infinite. A questa constatazione si accompagnava, grossomodo contemporaneamente, l’idea che lo stato sociale e quello di diritto, con la rete di solidarietà e sensibilità civile che ne era scaturita, fossero un oneroso peso morto da scrollarsi di dosso: da qui le teorie che poi abbiamo chiamato neoliberiste.
L’aumento vertiginoso della disoccupazione portava gli individui a tornare a ragionare in termini egoistici, e la percezione dell’insicurezza sociale faceva il resto. Con le dovute ed ovvie differenze, si assisteva ad un revival del post-Ventinove. Si diffondeva un’inquietudine che spesso trovava sfogo nel razzismo, con lo spauracchio sempre più esteso dell’immigrazione, e che consentiva all’Araba Fenice dell’estremismo di destra di rigenerarsi dalle sue ceneri, mai del tutto spente, assorbendo nuova linfa vitale. Il Regno Unito è senza dubbio la culla di questa rinascita. Qui, negli anni Trenta, la Britsh union of fascists (Buf) di Oswald Mosley aveva, prima tra le forze fasciste del Vecchio Continente, fatto leva sulla questione immigrazione, incolpando come nemici della nazione britannica gli immigrati ebrei scappati a fine Ottocento dai pogrom dell’Est Europa. Con il Secondo dopoguerra toccherà agli immigrati delle Indie Occidentali, con gli eredi della Buf tra gli accusatori, e, infine, negli anni Settanta, ai pakis, abbreviazione dispregiativa con cui venivano accumunati quanti provenissero dall’Asia Centrale e dal Subcontinente Indiano. Aveva, inoltre, attraversato i decenni la discriminazione in merito all’immigrazione “interna” degli irlandesi.
La nuova stagione del razzismo britannico era stata inaugurata dal politico conservatore Enoch Powell che, in un’assise dei tories, a Birmingham, il 20 aprile 1968, aveva pronunciato un intervento che passerà alla storia come il Discorso dei fiumi di sangue, in cui Powell denunciava l’immigrazione e il multiculturalismo che avrebbero ridotto la Gran Bretagna a colonia dei neri, paventando scenari apocalittici di caos e rivolte. Si diffonde lo slogan Enoch is right, Enoch ha ragione.
Attorno alla metà degli anni Settanta a trarre consensi e profitto elettorale dagli istinti razzisti è il British national front, noto come National front (Nf), veemente, omofobo, razzista e antiabortista, ma con qualche accorgimento diplomatico formale, rispetto all’apertamente nazionalsocialista, e coevo, British movement, e disposto di una leadership in doppiopetto. L’Nf è quello che riesce meglio a capitalizzare il malessere, riproponendo per il vero i vecchi slogan del periodo Buf, come Britons first!, e le vecchie soluzioni che, evidentemente, tornavano a funzionare. Tra il 1974 e il 1977, l’Nf ottiene infatti risultati ragguardevoli, in particolare alle elezioni locali, raggiungendo spesso le due cifre percentuali e, in qualche caso, andando oltre il 40%. Un seggio ove i risultati sono particolarmente positivi è quello londinese di Bethnal green, nell’Est londinese, che della Buf era stata la roccaforte quarant’anni prima. Il Front cura particolarmente il reclutamento dei giovani, anche attraverso “The Bulldog”, il periodico della Sezione, appunto, giovanile, e quello dei fumetti, “The Stormer”. Riesce, a tal proposito, ad arruolare molti skinheads, derivanti da una cultura che trovava origine proprio negli immigrati giamaicani di colore ma che, in contemporanea con il punk ‘77 e con la riproposizione, provocatoria, dei simboli del nazismo, aveva subito delle sbandate: la parodia aveva superato la realtà.
Com’era stato nella Guerra di movimento scatenata dai fascismi a partire dagli anni Venti, anche l’Nf commette atti di violenza contro i diversi e gli avversari ma, nella sua veste ufficiale, lancia sfide nelle zone reputate ostili, dove rivendica il diritto all’agibilità, attraverso marce provocatorie, per il vero massicciamente scortate dalla polizia. Le zone ostili sono, va da sé, i quartieri più massicciamente popolati dagli immigrati. Tra questi l’operaio e multirazziale Lewisham, nel Sudest di Londra. Qui, l’Nf fissa una marcia per sabato 13 agosto 1977, per denunciare la violenza e il degrado causati dalla gente di colore. Ma la marcia non faceva in tempo ad iniziare che si sollevava l’intero quartiere accorrendo ai sui lati, dov’erano i cordoni di scorta della polizia, per inveire contro i manifestanti e scagliargli contro ogni tipo di oggetto: particolarmente efficaci i bidoni della spazzatura fatti rotolare contro i marcianti. Una folla di contestatori di circa diecimila persone, chiamate dalla All Lewisham campaign against racism and fascism (Alcarf), Campagna contro il razzismo e il fascismo di tutto il Lewisham,
perlopiù giovani: bianchi, di colore e asiatici, tra punk, rasta, militanti politici e sindacali, anche con le famiglie. La risposta della polizia britannica, che per la prima volta usava gli scudi antisommossa, si dimostrerà particolarmente violenta: decine e decine di arresti tra gli antifascisti, anche finiti i disordini, con una caccia all’uomo per le strade, ma i militanti Nf si erano costretti a sciogliere le fila e a battere ritirata.
È la Battaglia di Lewisham, seconda a quella di Cable street con la quale, il 4 ottobre 1936, era stata impedita la marcia della Buf nell’East end, decretandone altresì il declino. Da Lewisham sortirà la Anti-nazi league (Anl), promossa principalmente dal più consistente partito trotzkista britannico, il Socialist workers party (Swp), nella constatazione, rivelatasi esatta nel contrasto alle insorgenze nazi che si erano avute dopo Cable street, che per combattere il fascismo bisognasse fare un lavoro costante nei quartieri, sia di informazione che di supporto alle esigenze, soprattutto abitative, su cui la propaganda razzista faceva particolarmente leva. Si presentava poi l’urgenza dell’attività culturale da cui, come braccio artistico dell’Anl, nasceva il Rock against racism (Rar), un circuito di musicisti, scrittori ed artisti di vario genere, venuto già in essere sull’onda di indignazione suscitata dalle dichiarazioni shock di Eric Clapton, artista intimamente legato al blues, durante il concerto a Birmingham il 5 agosto 1976, in cui si era detto in accordo con il Discorso dei fiumi di sangue pronunciato in quella città da Powell otto anni prima. Il Rar organizza happening e concerti per il Paese, nel nome, si legge in un documento, di “una battaglia per l’anima del proletariato giovanile inglese. Una musica che faccia capire chi sia il vero nemico”. Il debutto, al Carnival antinazi del 30 aprile 1978, con corteo da Trafalgar square e concerto al Victoria park di Londra, culminato con l’esibizione dei Clash.
Queste mobilitazioni non hanno impedito certo al fascismo britannico di riproporsi, in diverse forme e vesti, riadattando di volta in volta i suoi propositi e scegliendosi nuovi capri espiatori, ma ad ogni sua ripresentazione si è assistito ad una mobilitazione di contrasto, tenace ed intransigente, pronta a respingerlo salvaguardando l’unità delle comunità.
Da lewisham, in buona sostanza, si getteranno le basi per un lavoro di contrasto ai nuovi fascismi su tre fronti: quello di strada (sviluppato poi dall’Anti-fascist action nel decennio successivo), quello sindacale - rivendicativo e quello artistico - culturale.
Una lezione di strategia valida oggi più che mai.

Silvio Antonini

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