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(1 Novembre 2010) Enzo Apicella
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DIRITTI DEI LAVORATORI

No al referendum reazionario di Zaia!

Boicottiamo le urne! Rilanciamo le lotte operaie e popolari!

(10 Ottobre 2017)

Volantino a cura del Coordinamento veneto del PCL in occasione del referendum reazionario per l'autonomia del Veneto del 22 ottobre

referendum reazionario

I referendum del 22 ottobre in Lombardia e Veneto hanno carattere consultivo: chiedono un mandato negoziale verso il governo nazionale a favore di “una maggiore autonomia” regionale. Il contenuto politico e sociale del referendum è comunque reazionario. Ogni tentativo di assimilarlo al referendum della Catalogna è semplicemente patetico. La Catalogna è una nazionalità reale, con una riconoscibilità linguistica e culturale, oppressa dalla Spagna al pari della nazione basca. L’indipendentismo catalano è un movimento democratico repubblicano contrapposto alla monarchia di Madrid, si intreccia con la rivoluzione
spagnola del 1936, con l'opposizione democratica alla dittatura franchista, e oggi con tutte le principali battaglie di opposizione alle politiche dominanti.

La Lega di Salvini, Maroni e Zaia è la rappresentanza di un settore centrale di piccola e media borghesia rapace del Nord d'Italia che, in blocco col grande capitale industriale e bancario, domina storicamente sul Meridione e sulla classe operaia. La rivendicazione autonomista consiste nella pretesa del blocco dominante lombardo-veneto di accaparrarsi una buona fetta degli attuali residui fiscali (54 miliardi la Lombardia, 9 miliardi il Veneto) sottraendoli alle regioni più povere, per difendere gli interessi dei poteri forti del territorio: ridurre ulteriormente le tasse al proprio padronato, continuare a ingrassare le cliniche private, allargare i trasferimenti pubblici alle imprese locali, incrementare i propri pacchetti azionari nelle banche territoriali (truffaldine), ampliare il volume degli appalti per le grandi operazioni speculative, nutrire più in generale le proprie clientele. Il tutto continuando a colpire i servizi pubblici locali (si pensi ai tagli regionali sui trasporti) e a incrementare le imposte locali indirette.

Non solo. I referendum rivendicano maggiori poteri per le giunte regionali in fatto di politiche d'ordine. Significa poter gestire con mano (ancor più) libera le politiche discriminatorie verso i migranti in fatto di rastrellamenti, segregazioni, respingimenti, per dirottare contro di loro la rabbia sociale. Significa poter
approntare corpi regionali d'intervento per rendere immediatamente esecutivi sfratti e sgomberi di stabili occupati, a tutto vantaggio degli speculatori immobiliari e del valore di mercato delle loro proprietà. Significa garantire la... “sicurezza”: quella di chi ha tutto, a spese di chi non ha nulla.

Questa operazione “autonomista” sarà pagata cara dalla classe lavoratrice, attraverso nuovi carichi fiscali sui salari, nuovo taglio centrale dei trasferimenti ai comuni, nuovi colpi a istruzione pubblica e sanità, difesa ancor più rigida della legge Fornero sulle pensioni. Questa è la grande truffa del federalismo padano, già pagata dalla classe operaia negli anni 2000, e che oggi le viene rivenduta come nuova. La Lega è oramai da un quarto di secolo il principale partito di governo delle due regioni del Nord cuore pulsante del capitalismo italiano. È la forza politica egemone di un blocco sociale reazionario che subordina settori consistenti di proletariato agli interessi dei suoi sfruttatori. I referendum di Zaia e Maroni vogliono rafforzare ricchezza e potere di questo blocco dominante, alimentando anche per via referendaria la ventata reazionaria più generale.

- È essenziale che contro il contenuto reazionario dei referendum si esprima una chiara opposizione del movimento operaio, con forme di mobilitazione attiva di tutta la sinistra politica, sindacale, associativa, di movimento. Con assemblee nei luoghi di lavoro, manifestazioni pubbliche, una campagna attiva controcorrente che chiarisca innanzitutto il punto essenziale: i referendum di Lombardia e Veneto sono contro l'intera classe operaia italiana e la popolazione povera. Mirano ad approfondire le divisioni tra gli sfruttati a esclusivo beneficio degli sfruttatori.

- È necessario costruire il fronte unico della classe lavoratrice a partire dalla sua avanguardia e dalle sue organizzazioni.

- Per il rilancio di una vera opposizione di massa. Per un programma di lotta generale che unifichi i lavoratori del Nord e del Sud, privati e pubblici, italiani e immigrati, e attorno ad essi il blocco sociale di tutti gli oppressi, a partire dalla larga maggioranza dei giovani e delle donne.

Organizzare attorno a questo programma tutti coloro che lo condividono è la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori.

ORGANIZZIAMO LE LOTTE OPERAIE E POPOLARI!

VIVA L’UNITÀ DI TUTTI I LAVORATORI!

BOICOTTIAMO IL REFERENDUM!

Partito Comunista dei Lavoratori – Coordinamento Veneto

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