il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Eric Hobsbawm

Eric Hobsbawm

(2 Ottobre 2012) Enzo Apicella
E' morto a Londra Eric Hobsbawm, storico marxista

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

APPUNTAMENTI
(Memoria e progetto)

SITI WEB
(Memoria e progetto)

DIRITTI DEI LAVORATORI

Memoria e progetto:: Altre notizie

Dopo i fatti di Charlottesville

Lettera dagli USA:
Facciamo i conti con l’antifascismo

(9 Febbraio 2018)

Dal n. 387 de "il Partito Comunista"

Un antifascista, per quanto radicale voglia apparire, non è un comunista. I comunisti, negli anni Venti e Trenta, sono stati contro i fascisti in quanto questi rappresentavano uno dei reparti difensivi del capitalismo. Quindi, si gridi pure allo scandalo, al comunismo l’antifascismo non basta, se non è allo stesso tempo contro la democrazia borghese. Per contro abbiamo dimostrato in numerosi articoli, antichi e recenti e in molte lingue, l’efficacia anticomunista dell’antifascismo, prima e dopo la Seconda Guerra mondiale.

La tattica del Fronte Unico Politico, proposta dalla Terza Internazionale a partire dal 1921, e rifiutata dalla corrente di Sinistra, implicava di fatto un riavvicinamento del comunismo alla socialdemocrazia. In seguito per l’Internazionale Comunista combattere il fascismo divenne più importante che combattere ciò che l’aveva generato, il capitalismo. Per il Comintern divenne un dovere dei comunisti difendere i governi della sinistra borghese contro il fascismo. Anche peggio, i partiti comunisti distrussero la loro integrità organizzativa riempiendo i ranghi di strati sinistri accomunando i veri comunisti a socialdemocratici di ogni tipo. Questo opportunismo dei partiti stalinisti finì in aperta collaborazione di classe col soffocare la lotta comunista anche contro il fascismo.

Si legge invece su “Bilan” del maggio 1934: «Se realmente il proletariato è in condizione di imporre una soluzione di governo alla borghesia, perché dovrebbe limitarsi ad un tale obbiettivo invece di porre le proprie rivendicazioni centrali per la distruzione dello Stato capitalista? D’altra parte, se la sua forza non gli consente ancora di scatenare la sua insurrezione, orientarlo verso un governo democratico non significa spingerlo su di una strada che permette la vittoria al nemico?» (“L’Anti-Fascismo: formula di confusione”).

Lungi da essere “puristi” i comunisti di sinistra sostennero che la lotta contro il fascismo necessariamente doveva essere una lotta contro i partiti sia fascisti sia democratici, e non di comunisti e democratici assieme contro il fascismo.

I comunisti di sinistra erano nel giusto prevedendo che non sarebbe stato possibile attendersi che i partiti borghesi si opponessero veramente al fascismo. In realtà, quasi tutti i partiti finirono con considerare Mussolini ed Hitler non una minaccia ma una difesa contro la rivoluzione. Li difesero, e li mandarono al potere statale. E il Fronte Unico politico non solo distrusse l’indipendenza politica dei comunisti nel nome dell’antifascismo, ma nemmeno lo poteva fermare nella sua corsa al potere.

Queste le basi della nostra ostilità verso l’antifascismo.

Sì, si dirà, questo è giusto e vero, ma oggi non siamo negli anni fra le guerre mondiali, i tempi sono diversi, e inoltre c’è il problema che la classe operaia non è in movimento. Ma il capitalismo impera tanto come allora. Sì, non c’è un vasto movimento della classe operaia, e non v’è un grande seguito al partito comunista. E nemmeno ce ne sarà mai se la sua indipendenza e i suoi principi sono fin da ora sacrificati. Per costruire un movimento comunista sono i principi che contano. Non principi astratti fuori dal tempo, ma che scaturiscono 1) da ciò che il mondo è, e 2) da ciò che il mondo preme per diventare.

Gli antifascisti “di sinistra” ti rispondono che essi non sono così, che non partecipano ai giochi elettorali né si impicciano dei conflitti fra capitalisti (però, se insiti un poco, ti diranno che preferiscono i Socialdemocratici, e negli Stati Uniti, peggio ancora, i Democratici!). Non comprendono che essi sono solo una componente “militante” e “di strada” della politica borghese antifascista e interclassista, che solo grida ma non ha soluzioni: non sono per qualcosa, sono contro il fascismo. Non presentano un programma, non si organizzano in un partito politico comunista, non lavorano per l’autonomia della classe operaia. La loro attività politica non va oltre l’organizzarsi contro i fascisti. Sono quindi caduti nella trappola democrazia/fascismo, dove il fascismo è tutto quanto ad essi non piace e la democrazia sarebbe quella “vera”, senza Congresso e senza Parlamento, ma cosa realmente significhi rimane un mistero. Sia in teoria sia in pratica queste posizione antifasciste non hanno da dare alcun contributo ad una politica per la classe operaia.

È una teoria che occorre, e una tattica e una strategia da seguire.

Un articolo scritto in Italia nel 1920, intitolato “Lenin e l’astensionismo” (“Il Soviet”, 1 febbraio), tratta dell’opposizione all’elezionismo per dei principi politici, perché concorrere per il parlamento nuoce in Occidente al conseguimento dei fini comunisti. Vi si legge come il comunismo sia un bisogno innato, che ti fa aderire al partito comunista allo scopo di impegnarsi attivamente a convogliare la energia delle masse sul risoluto percorso politico del comunismo.

Naturalmente tutto questo non significa che gli ultra destri, il Ku Klux Klan, gli svariati gruppi neo-nazisti, gli identitari cristiani, o qualsivoglia gruppo razzista non siano un problema. Naturalmente lo sono, e naturalmente ci si trova a scontrarci con loro. Ma, a differenza degli antifascisti, i comunisti debbono combatterli da una prospettiva di classe, cioè dall’interno di un partito politico che spinge verso l’organizzazione di classe indipendente. Al di fuori di questa prospettiva le scazzottate di strada non servono a niente.

Recentemente a Charlottesville in un convegno di “Unire la Destra”, si sono avuti anche dei morti fra gli oppositori. Gli antifascisti richiamano questi lutti per giustificare la loro attività e la loro politica.

Ma i comunisti anche in queste occasioni debbono adoprarsi ad indicare alla classe che queste sconfitte dimostrano i limiti dell’antifascismo e il bisogno di metodi di azione puramente di classe. Si pone certo la necessità, diciamo noi, di una difesa dei lavoratori, e dei comunisti, per non parlare delle comunità a base etnica, dagli attacchi delle destre. È l’impostazione interclassista e democratica, tipica dell’antifascismo, che qui critichiamo, non il fatto che ci si deve difendere e quindi anche scontrare con questi nazisti. La risposta non è la loro, “gli antifascisti debbono essere di più”, ma piuttosto “abbiamo bisogno di una politica per la classe operaia”. Non nel senso banale di ripetere quello che crede la massa della classe operaia, ma in quello di una politica che esprima i veri interessi dei lavoratori.

I comunisti non hanno una loro “soluzione” al rapporto che si dovrebbe stabilire fra lo Stato borghese e il fascismo. Non chiedono allo Stato borghese democratico che reprima il fascismo anti-democratico. Non si pongono, per esempio, il problema se il suprematista bianco Richard Spencer debba essere cacciato dai borghesi dalla sua città.

Per contro le ideologie del razzismo e del nazionalismo saranno superate solo in una società comunista: ciò gli antifascisti non possono comprendere è che, anche se ci sarà da scontrarsi con i razzisti e i fascisti, e violentemente, non certo nel partito, ma nelle organizzazioni e nelle mutue operaie ci saranno sempre dei nazionalisti, dei razzisti ecc.. La soluzione è far comprendere loro che sbagliano, che i lavoratori di tutte le razze e paesi devono unirsi nella loro lotta comune mettendo da parte i pregiudizi razzisti. Sfortunatamente dobbiamo vivere nel mondo reale, nel quale la soluzione non è fare a botte sempre e con tutti.

È un fatto che la polizia non ha fatto niente mentre i contro-manifestanti erano colpiti ed uccisi a Charlottesville. È innegabile che la polizia è razzista e infiltrata di nazionalisti bianchi. Ed è innegabile che lo Stato passerà il potere ai fascisti appena ne avrà bisogno. A rigor di logica astratta, quindi, ogni antifascista dovrebbe essere un anticapitalista, ed ogni democratico un comunista. Ma non è questa la realtà della situazione.

Per contro Cruz, Romney e Bush hanno condannato il nazionalismo bianco e Clinton in particolare denunciò gli alternativi di destra come inaccettabili; è un fatto che l’FBI ha infiltrato e continua ad infiltrare il Ku Klux Klan. Alcuni di questi razzisti sono stati sparati poco dopo le loro prodezze a lume delle torce. Ma il comunismo infatti non vuol combattere il fascismo, vuol distruggere il capitalismo, fascista o democratico che sia.

Ideologicamente l’antifascismo è confinato ad un democraticismo militante, incline a pianificare mobilitazioni e risse. Per andare oltre, per divenire un comunista e per una vasta organizzazione e mobilitazione di classe non solo contro il razzismo ma per tutte le altre questioni della classe e infine per il comunismo, l’iniziato antifascista deve prima di tutto conoscere la nostra critica all’antifascismo e la nostra condanna delle attività estremiste degli antifascisti. Quindi dovere dei comunisti è mantenere la criticare dell’antifascismo privandolo di tutto il suo terreno ideologico.

I comunisti debbono comunque attestarsi sul dogma – provato e sempre riprovato – che la sola via per combattere il capitalismo e tutte le sue schifezze è la lotta di classe.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie dell'autore «Partito Comunista Internazionale»

1149