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(10 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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(15 Maggio 2018)

Siamo costretti ad aggiornare il bollettino della guerra quotidiana, del massacro quotidiano: miniere e ponti in costruzione che crollano, roghi in fabbrica, petroliere e piattaforme petrolifere in fiamme, impalcature di cantieri che si afflosciano, amianto che uccide giorno dopo giorno, malattie “professionali” che fiaccano i corpi... questa volta si aggiungono quattro operai bruciati vivi in Veneto e uno schiacciato in Liguria, siamo nei soli primi quattro mesi del 2018 a 400 morti. Sindacati e forze politiche esprimono il loro cordoglio, si costituiscono parte civile, promettono indagini a tappeto, forse anche (bontà loro!) proclameranno un qualche scioperuccio con relativo corteo funebre e discorso di circostanza... Palle: il loro compito da tempo immemorabile non è più quello di organizzare la difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari, ma di seppellire pure il ricordo di coloro che sono stati calpestati e uccisi in nome del profitto.

Non si parli di “fatalità”, non si parli di “leggi male applicate”, non si parli di “risorse insufficienti”, non si parli di “errori umani” o di “morti bianche”: è tutto un modo di produzione che va buttato nella pattumiera della storia, perché lì – nei ritmi di lavoro, nella corsa al profitto, nei tagli delle spese improduttive, nello sfruttamento quotidiano della forza-lavoro – lì sta la ragione, da trecento anni a questa parte, di quell'omicidio di massa che ha nome “incidente sul lavoro” e che meglio sarebbe chiamare “omicidio di lavoro”. Gli operai, i proletari, devono tornare a difendere le proprie condizioni di vita e di lavoro con la lotta, la lotta aperta e senza sconti, insofferente di ogni “se” e di ogni “ma” e soprattutto di ogni limitazione, di ogni condizionamento, di ogni regolamentazione. Devono tornare a mobilitarsi e organizzarsi, territorialmente, insofferenti delle gabbie che sindacati ufficiali e partiti democratici costruiscono ogni giorno sulla pelle loro e delle loro famiglie. La difesa è necessaria e urgente, ma non basta: ciò che deve tornare ad animare queste lotte indispensabili è la consapevolezza che o ci si prepara ad abbattere questo sistema fondato sul profitto e sullo sfruttamento (=miseria, disoccupazione, precarietà, malattia e morte) oppure questa guerra quotidiana contro i lavoratori continuerà imperterrita a fare vittime.


Milano, 14/05/2018

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE
(il programma comunista)

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