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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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DIRITTI DEI LAVORATORI

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(8 Giugno 2018)

classe contro classe

L'iniziativa astensionista del 25 febbraio è stata il biglietto da visita del percorso denominato "Classe contro Classe"

E' il momento di respirare forte, e di indicare la luna, oltre il dito.
E' il momento di riscoprire quella “semplicità difficile a farsi ”imprigionata in un mondo-galera da rimettere con i piedi per terra, da rivoltare.
Alzare il tiro, puntare alto vuol dire per noi intravvedere nelle contraddizioni della realtà la rivoluzione che sbircia, pronta, come una talpa, a bucare la crosta della società, per farle la festa.
Dobbiamo darle una mano, tirandoci fuori, rivendicando e praticando un'autonomia totale da tutte le ideologie, a qualsiasi topografia politica appartengano.
Entrare in sintonia con la rivoluzione significa per noi fare la nostra parte, esser capaci di lavorare per un futuro non millenaristico, ma innervato nel movimento reale.

IMAGINE.

Senza padroni, né schiavi.
Senza sfruttatori, né sfruttati.
Senza galere, frontiere, potere.
Senza classi, né stati a tentare di mediarne gli interessi incompatibili.
Senza guerre, né eserciti a combatterne, e donne e uomini a morirne.
Senza violenza, nei rapporti sociali ed umani.
Senza religioni, con le loro oppressioni, repressioni ed illusioni.

Al posto della schiavitù salariata, la libera attività associata.
Della necessità, la libertà.
Della politica, lo stomaco.
Del “diritto”, il bisogno.
Delle “opportunità”, il diritto alla vita per tutti.
Della famiglia e della proprietà, la comune.
Dall’europeismo imperialista e dal sovranismo euroscettico, dagli “eurostoppisti” ai “fronti repubblicani”, dai difensori della democrazia a quelli della costituzione agli ultimi “teorici” della fascistizzazione.

A U T O N O M I !

Non si tratta di essere neutrali, ma di criticare e lottare contro tutte le “nuove” ideologie, per altro complementari l’una all’altra, che fanno da cornice alla “reazione populista” all’U.E., e alle loro declinazioni di destra e di sinistra.
Il nuovo governo italiano grillino-leghista va letto in chiave europea, come una delle forme, sovranista temperata, che assume la reazione al processo di composizione e rafforzamento del blocco continentale europeo.
Dopo la Brexit e le varie affermazioni elettorali populiste, dopo l’avvento di Macron in Francia ed il ridimensionamento politico della Merkel in Germania, comunque sotto la guida del direttorio franco-tedesco, sono in adeguamento le architetture di gestione plurale della U.E., secondo lo sperimentato canovaccio delle cooperazioni rafforzate e della partecipazione comunitaria a cerchi concentrici.
Un processo di integrazione monetaria, economica e strategicamente militare che ancora non diventa compiutamente politico, che può essere frenato o contraddetto, ma non può essere messo in discussione, in quanto è l’unico che può garantire la presenza dei padroni europei sul mercato mondiale con un peso adeguato all’attuale stazza delle potenze.
Possiamo dire che il blocco continentale, caratura odierna conforme alla competizione pluripolare, nel togliere peso e sovranità allo stato-nazione, ne consuma anche la residua possibilità di compromesso socialdemocratico tra forze sociali insieme alla propria espressione di welfare, e non sarà certo l’annuncio di “patti sociali sovranisti” a salvarli.
Ne consegue che la contraddizione euroscettica, lungi dal rappresentare un reale pericolo per il blocco imperialista, ne acuisce le spinte contrapposte, costringendolo a nuove accelerazioni.
Dal punto di vista di classe, e del rapporto di forza tra le classi, vanno chiudendosi tutti gli spazi di mediazione contrattualistica, lasciando spazio al puro esercizio della forza, per ora solo ad appannaggio della borhesia.
Le ristrutturazioni snellenti e velocizzanti degli apparati di controllo e repressione statuale vanno proprio nella direzione della consapevolezza di questi nervi scoperti, nell'approntamento di tutti gli strumenti, anche militari, per la controrivoluzione preventiva.



LA ROTTA di COLLISIONE di “Classe contro Classe”

Una visione attenta del quadro mondiale è importante,
fondamentale, ma, da sola, non basta.
Noi non siamo osservatori asettici, analisti, ma rivoluzionari.
Il nostro problema è qual e il nostro compito specifico di fase oggi,
e come svolgerlo, coscienti dell’enorme sproporzione di forze
ed organizzazione con la borghesia.

Intanto va reintrodotta ed impostata strategicamente la categoria della “rottura” rispetto a quella della “fuoriuscita”, cioè va reintrodotta l’incompatibilità con la gabbia capitalista, da rompere e non da rifuggire, magari sull’onda di un qualche referendum.
Si tratta di stare dentro le contraddizioni prodotte dall’internazionalizzazione capitalista, cogliendone le convenienze di fase, a partire dalla formazione del proletariato europeo, in gran parte per altro astensionista.
Viviamo i tempi dell’indebolimento tendenziale dell’occidente sullo scacchiere mondiale, e della conseguente perdita di progressività e progetto di questo comparto continentale della borghesia, delle sue idee dominanti, della propria espressione statuale.
E’ una crisi che coinvolge il movimento operaio, incapace a produrre una propria sintesi politica ed organizzativa di classe, proprio nel momento in cui i propri ranghi si rafforzano, corroborati numericamente dall’iniezione migratoria.
In definitiva, sia pur nella crisi lo spazio-tempo capitalista lavora per noi, e per la rivoluzione, creando le condizioni di futuri scontri tra le potenze, anche armati, e non più giocabili per procura ai quattro crocicchi del pianeta.
Senza temporalizzare le sicure precipitazioni di crisi, resta il fatto che questo sistema non crolla automaticamente, senza l’intervento rivoluzionario, essendo capace di riciclarsi nella barbarie della guerra e del massacro dell’umanità.
Ecco perchè dobbiamo arrivare pronti all’appuntamento con le crisi future, ed ecco svelato il nosro compito di fase: accumulare le forze e saper lavorare oggi per il futuro!
Saper costruire oggi lo strumento per l’intervento di classe nella crisi di domani è il discrimine tra chi opera una scelta di campo rivoluzionaria e chi si pone,
oggettivamente e/o soggettivamente, al soldo del sistema.
Una rotta di collisione da imboccare subito!

Pino ferroviere

Fonte

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