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Ricordando Stefano Chiarini

Ricordando Stefano Chiarini

(6 Febbraio 2007) Enzo Apicella
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DIRITTI DEI LAVORATORI

Silvio Antonini: intervento al lancio della Federazione del sociale Usb Viterbo

(25 Luglio 2018)

partito socialista italiano 1892

Buonasera a tutte/i!
Sono stato coinvolto in questo lodevole progetto del lancio della Federazione del sociale Usb in qualità di storico, con un contributo, scritto assieme ad Elisa Bianchini, sul mutualismo nella storia del movimento operaio, pubblicato da “Contropiano” e da “Il Pane e le rose”. Non si tratta di un aspetto centrale nelle mie ricerche, in quanto mi occupo essenzialmente di arditismo popolare e di organizzazione squadristica del proletariato, nelle varie epoche e luoghi (a tal proposito, invito alla commemorazione che terremo domenica al Cimitero di San Lazzaro per ricordare le Tre giornate di Viterbo, 10 - 12 luglio 1921, ed Antonio Tavani, l’Ardito del popolo assassinato il 9 luglio 1922), ma che mi sono trovato giocoforza ad affrontare.

Per mutualismo ho inteso tutti quegli aspetti che non riguardano strettamente le finalità politiche o elettorali ma l’organizzazione dei vari aspetti della vita (sociale, di produzione e consumo, di formazione e di svago) promossa nel corso dei decenni dalle istituzioni della classe operaia.

È stato un elemento centrale, caratterizzante, per centinaia di migliaia di persone che si sono associate alle cooperative e hanno vissuto nelle camere del lavoro e nelle case del popolo, organizzando là dentro, di fatto, tutte le sfaccettature della propria vita quotidiana. Ciò, ad esempio, emerge in modo eloquente da Rivoluzionaria professionale, l’autobiografia di Teresa Noce, tra i fondatori del Partito comunista d’Italia, Antifascista, Deportata, Combattente partigiana, rieditata dalla Red star press. I primi capitoli della monografia sono proprio dedicati alla vita cooperativistica a Torino, descritta minuziosamente.
Per quanto riguarda i miei studi pregressi, intendo riportare qui due episodi. Il primo è, appunto, inerente ai fatti del 1921-22.

Nel 1921, il Partito socialista, anziché fornire materialmente quegli sbocchi rivoluzionari che pronunciava, o organizzare la difesa contro l’offensiva fascista, non trova di meglio da fare che ingaggiare una campagna antimilitarista contro la leva, promossa dalla sua Federazione giovanile. La campagna non dà risultati ma attira le attenzioni della magistratura, tantoché i carabinieri, il 9 gennaio 1922, fanno irruzione nella Camera del lavoro/ Casa del popolo di Viterbo, sita in via della Pace, proprio dinanzi alla Caserma, mentre si sta riunendo il Circolo giovanile socialista Carlo Marx. I militari traggono in arresto il Segretario, Armando De Almeida, e sequestrano i vari opuscoli e corrispondenze incriminati.

Negli interrogatori emerge parte della vita quotidiana nella Casa del popolo, fatta di corsi di formazione sui temi più disparati, compresa la geografia, e di feste da ballo, organizzate in concomitanza al versamento della quota associativa. Una certa storiografia tendente al revisionismo strumentale vuole far risalire questi elementi, per così dire, dopolavoristici al Regime fascista, quando appartengono a pieno titolo alla storia del movimento operaio.

Il secondo episodio, esemplare, ci porta a Londra, a seguito della Battaglia di Cable street, cioè la sollevazione dei quartieri dell’East end che ha impedito la marcia della British union of fascists (Buf), Unione britannica dei fascisti, di Oswald Mosley, il 4 ottobre 1936. Dopo questo fatto, il militante comunista, poi deputato, Phil Piratin, il red commander della Battaglia, aveva intuito che il fascismo non poteva essere contrastato solo con la pur necessaria organizzazione squadristica: occorreva un intervento sul territorio. I fascisti facevano leva sulle politiche abitative, accusando gli immigrati ebrei della carenza di alloggi. In risposta, Piratin organizzò la Stepney tenants defence league (Stdl), la Lega di difesa degli inquilini di Stepney, quartiere dell’Est di Londra. La Stdl ottenne diversi successi, difendendo anche inquilini sotto sfratto di simpatie fasciste. A tal proposito, ricorderà Piratin, nella sua autobiografia Our flag stays red, La Nostra bandiera resta rossa, che questi inquilini, vedendo che i fascisti non avevano da offrire che la retorica, strappavano la tessera della Buf.

Venendo ai contributi scritti per il lancio, abbiamo essenzialmente trattato due momenti. Il primo riguarda la nascita del Mutuo soccorso, immediatamente dopo l’Unità d’Italia, laddove i nostri national builders esprimevano punti di vista liberisti. Grande sul mutualismo era stato l’influsso del pensiero di Giuseppe Mazzini, contrario alle ipotesi di stato socialista e di lotta di classe.

Il secondo momento, sviluppo del precedente, è rappresentato dal Novecento, quando la classe operaia si allarga e si politicizza, con la nascita del Partito socialista (1892) e della Confederazione generale del lavoro (1906), sotto l’influsso del socialismo scientifico e del marxismo, declinato a seconda delle interpretazioni e delle epoche. Agli inizi del Secolo breve si parlò a riguardo, e lo si fece per la prima volta, di “resistenza”, intendendo per essa tutto quel circuito di organizzazione vitale dei, e per i, lavoratori. Circa le interpretazioni, il socialismo si divideva: mentre i riformisti - gradualisti consideravano la resistenza un fine, o meglio uno strumento di concorrenza con il capitalismo, i rivoluzionari - massimalisti vi scorgevano una palestra organizzativa in vista di sconvolgimenti, appunto, rivoluzionari.

Dopo la parentesi del Regime fascista, il mutualismo riprenderà, grazie al partigianato e alle organizzazioni partitiche e sindacali che avevano animato l’Antifascismo e la Resistenza. Parte consistente di quel mondo, in particolare quello cooperativistico, ha finito, nei fatti, per essere impresa capitalistica tout court. E qui si viene a toccare un punto che riguarda anche il presente, poiché a qualsivoglia forma di assistenza, mutualismo e cooperativismo bisogna saper accompagnare un’idea, intransigente e salda, di mutazione della società nel suo insieme, pena il prevalere del burocratismo e della mercificazione.

A tal proposito, ho portato qui con me - anche per non venir meno alla definizione di documentalista associata a quella di storico - due originali tratti da una collezione di periodici di stampo massonico, repubblicano e socialista di inizi Novecento, che mi è stata donata. Uno, a proposito di formazione culturale, è “La Scintilla”, Organo della Federazione collegiale socialista di Viterbo, conservato anche alla Biblioteca comunale degli Ardenti. È il numero del 16 dicembre 1906 che, a pag. 3, riporta la notizia della consegna dei diplomi di proscioglimento della Scuola libera popolare, con l’elenco dei diplomati. L’altro è “La Rivendicazione”, un quindicinale del movimento cooperativistico di Orte, di orientamento rivoluzionario, nel n. del 15 marzo 1903, che, in prima pag., annunciando una riunione cooperativistica nella cittadina, scrive: “…perché i cooperatori e gli operai hanno compreso - come perfettamente l’intuirono i nemici della cooperativa - che l’associazione loro, oltre a offrire a miglior patti gli oggetti di consumo, ha uno scopo superiore anche a questa riduzione del prezzo della vita, cioè: al piacere di pagare meno il pane, il vino, le medicine ecc., quello, cioè, di offrire anche un’arma contro l’attuale organizzazione capitalistica, un mezzo di azione, una potente leva per rimuovere questo mondo capitalista”.
Grazie.

13 luglio 2018

Silvio Antonini

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