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L'angoscia dell'anguria

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(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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Una società in disgregazione

(3 Settembre 2018)

Una debolezza economica insormontabile….infrastrutture inadeguate e che cadono a pezzi.... crescente disuguaglianza sociale....disoccupazione, precariato e povertà che dilagano….decadenza della democrazia borghese….ascesa del razzismo, della xenofobia, del fascismo…. degenerazione politica, ideologica, morale, culturale…. Questo è il quadro dell’Italia odierna, in cui si esprimono fenomeni tipici della situazione mondiale, poiché sorgono e si sviluppano sullo stesso terreno.

La crisi che stiamo sperimentando non è una crisi che la classe oggi dominante può gestire e risolvere per svilupparsi a un più alto livello economico, politico e sociale. No, quella odierna è una crisi generale della società borghese in quanto tale, una crisi della struttura e della sovrastruttura in tutti i loro aspetti e dimensioni.

Il capitalismo non ha più la forza per riavviare il suo ciclo: se le fasi della recessione e della stagnazione sono ancora ben visibili, quella della espansione non lo è più. Si avvicinano nuovi scossoni economici e finanziari generati dal surplus cronico di capitale, mentre le capacità di manovra della borghesia sono al punto inferiore. Le condizioni per il mantenimento della sua egemonia, della sua capacità di produrre consenso sono seriamente compromesse.

La borghesia non è più in grado di riordinare e riformare il mondo, non si può più riprodurre come prima, non crea nuove ideologie “progressive”, non può generare l’aspettativa di un mondo migliore, ma solo pessimismo e mancanza di speranza.

Oggi la borghesia condanna le nuove generazioni di proletari ad avere una vita peggiore di quelle precedenti. Ha dunque perso anche la capacità di conquistare durevolmente la classe operaia, la quale – nonostante la sua coscienza sia intorpidita e abbia scarsa fiducia in se stessa – comprende che nel capitalismo non c’è alcuna possibilità di una esistenza degna di questo nome.

Lo sconquasso attuale non può essere superato rimanendo nel quadro della vecchia società in disgregazione. I problemi attuali non possono essere risolti con politiche che si pongano l’obiettivo di rimanere nell’orizzonte della produzione e dello Stato borghese, perché questa società ha raggiunto i suoi limiti e le ridotte possibilità di gestione delle sue contraddizioni portano a contraddizioni più gravi ed acute.

L’ordine capitalistico ha concluso la sua funzione storica di sviluppo delle forze produttive ed è divenuto contraddittorio con la sua stessa esistenza.

I rapporti di proprietà e di produzione borghesi sono catene che soffocano la società, gettandola nel disordine e nel caos. Bisogna distruggerli con la rivoluzione sociale del proletariato, premessa dell’azione di liberazione dell’umanità.

Preparare questa rivoluzione per i comunisti e gli operai d’avanguardia significa oggi compiere passi in comune per formare concretamente l’embrione del Partito che la dirigerà, ricominciando ad unire il socialismo scientifico al movimento operaio.

Editoriale di Scintilla n. 91 – settembre 2018

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