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DIRITTI DEI LAVORATORI

Contrapporre la lotta di massa alla demagogia populista e ai diktat UE

(8 Ottobre 2018)

In quattro mesi il governo di Lega e M5S si è rimangiato gran parte delle promesse con cui i partiti che lo sostengono hanno vinto le elezioni.

Non si parla più di cancellare la legge Fornero, il Jobs Act, la “Buona Scuola”. Dopo i roboanti annunci, cosa ha fatto il c.d. “governo del cambiamento”? Un Def che rinvia alle calende greche e vanifica gran parte degli “impegni” presi con i lavoratori e i giovani, e che sarà reso sempre più simile ai precedenti con il discorso che la UE pone ostacoli che i populisti non possono e non vogliono abbattere, come dimostra il fatto che lo stesso governo Conte ha votato le raccomandazioni del Patto di stabilità inviate all’Italia.

Altro che “schiaffo all’Europa”! Le posizioni espresse da Di Maio e Salvini sono una riprova dell’inganno che il loro governo sta tendendo ai proletari, mentre la UE dei monopoli non fa nessun passo indietro sulle politiche di austerità.

Invece dell’abolizione delle controriforme fatte passare da Berlusconi, Monti, Renzi e Gentiloni, il governo del “cambiamento” finora ha lanciato solo mezze misure e bluff per nascondere una politica di asservimento a capitalisti e parassiti, come dimostrano la reintroduzione dei voucher e la Flat Tax, il condono fiscale e i regali ai padroni.

Più passa il tempo e più si vede che la politica del governo Lega-M5S è la versione populista di destra di quella tradizionale della classe dominante. Una politica che non può realizzare nessuna vera misura a favore della classe operaia perché non fa pagare un centesimo a padroni e ricchi, ma al contrario difende i loro privilegi.

Noi diciamo che le aspettative dei lavoratori e dei giovani devono essere rispettate, non certo per dare forza a questo governo reazionario e appoggiarlo nella sua disputa con i Bruxelles (non dimentichiamo che il governo italiano è il grimaldello degli USA di Trump per scardinare l’UE a guida franco-tedesca), ma per rilanciare la mobilitazione e l’organizzazione di massa, per approfondire le crepe di M5S e Lega e accelerare la caduta del loro governo sul versante della lotta operaia, aprendo così la strada all’alternativa di potere proletaria.

Dobbiamo spingere con la massima energia e agire in modo indipendente per difendere i nostri interessi di classe, contro gli interessi del capitale e gli imbrogli della piccola borghesia. Una linea che solo un vero partito indipendente degli operai, distinto e contrapposto a tutti i partiti borghesi e piccolo borghesi può attuare.

Prendiamo ad esempio le pensioni: 60 anni di età e 35 di contribuzione devono bastare per andare in pensione. Gli operai che aspettano da anni la pensione hanno il diritto di andarci al più presto con un assegno che permetta loro di vivere decentemente.

Non bastano i correttivi, ci vuole la cancellazione della legge Fornero, senza adeguamenti alle aspettative di vita, senza tagli alle pensioni, senza penalizzazioni, senza ricalcolo col contributivo.

Allo stesso modo esigiamo la cancellazione del Jobs Act e il ripristino dell’art. 18! E per i disoccupati esigiamo un’occupazione stabile e sicura, non un’elemosina di Stato!

Non prestiamoci a manovre dilatorie, al rinvio dei problemi urgenti. Non mettiamoci al carro dell’una o dell’altra delle fazioni borghesi e piccolo borghesi, quella europeista o quella nazionalista, ma interveniamo energicamente in ogni problema per risolverlo dal punto di vista del proletariato.

Per far sì che le promesse siano mantenute dobbiamo unirci e sviluppare l’agitazione e la solidarietà fra operai occupati e disoccupati. Esigiamo in ogni occasione, con la protesta, la mobilitazione e lo sciopero, con l’azione collettiva, il rispetto e l’ampliamento dei nostri interessi e diritti.

Nessuno ci regalerà nulla, solo con la protesta e la lotta organizzata, solo con il fronte unico di tutti i proletari occupati e disoccupati di tutte le tendenze riusciremo ad imporre la soddisfazione delle esigenze più impellenti, a stracciare le controriforme approvate a danno degli sfruttati.

Basta sacrifici, basta austerità, basta chiacchiere! I soldi ci sono e vanno presi dai profitti dei capitalisti, dalle ricchezze dei parassiti e dei privilegiati, dalle fortune dei milionari e dei grandi evasori. Ci sono molti pescecani nel nostro paese che negli ultimi anni si sono ingrassati a dismisura. Sono loro a dover pagare!

Sviluppiamo il dibattito nelle assemblee e riprendiamo la mobilitazione di massa per l’attuazione di misure urgenti che si scontrano frontalmente con i vincoli delle compatibilità borghesi e le imposizioni dei tecnocrati della UE, rappresentanti del grande capitale finanziario. Stringiamo i legami dell’unità di classe – che noi comunisti (m-l) facciamo di tutto per rafforzare - senza perdere altro tempo e senza aspettare il permesso di nessuno, tanto meno dei riformisti che sono i responsabili delle nostre sconfitte.

La situazione politica e sociale del nostro paese chiama alla riorganizzazione del proletariato, ad azioni unitarie di lotta su scala sempre più ampia, con un chiaro carattere classista e rivoluzionario, contro lo sfruttamento e la miseria, la disoccupazione e il precariato, per l’abolizione delle leggi e delle misure antioperaie e reazionarie adottate dai governi borghesi e piccolo borghesi, contro la negazione dei diritti dei salariati nei luoghi di lavoro, contro i preparativi di nuove guerre di saccheggio, contro il sistema capitalistico che genera tutte queste infamie.

Le giornate di sciopero e mobilitazione nazionale del 26 e 27 ottobre vanno in tal senso, rompendo con lo stato di attesa passiva in cui il grande capitale e la piccola borghesia vorrebbero relegare il proletariato, favorendo la costruzione di un fronte unico di lotta anticapitalista e rilanciando nella lotta la questione del fondamentale del Partito comunista, senza il quale si rimane sotto la direzione dei rappresentanti delle classi sfruttatrici.

7 ottobre 2018

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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