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(25 Giugno 2006) Enzo Apicella
Il 25 e il 26 giugno vota NO al referendum costituzionale sulla "devolution"

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No al referendum: sospiro di sollievo, monito per il futuro, mito sfatato

(28 Giugno 2006)

Sospiro di sollievo, monito per il futuro,.mito sfatato: queste sono le prime sensazioni che salgono alla mente, valutando l'esito del referendum confermativo del 25 Giugno, sulle riforme costituzionali varate nel corso della XIII legislatura dalla maggioranza di centrodestra.

Il largo successo del “NO” ci fa tirare, sul serio, un sospiro di sollievo: aver respinto, in maniera così secca ed inappellabile un tentativo davvero maldestro di manomissione della nostra Carta fondamentale ci lascia l'impressione di uno scampato pericolo; abbiamo evitato un pericolo grave.

Fin qui, almeno in apparenza, tutto bene: ha funzionato l'unità d'intenti tra le forze politiche; si è avuto in interscambio positivo tra il voto degli elettori del centrodestra e quelli del centrosinistra, in una quota ragguardevole per la normale “volatilità elettorale” che si registra nel nostro Paese ( le prime analisi dei flussi indicano nel 10% circa il saldo attivo, a questo proposito, tra quanti il 9 Aprile hanno votato centrosinistra ed il 25 Giugno si sono espressi per il SI', e coloro i quali il 9 Aprile avevano votato per il centrodestra e nel referendum hanno optato per il NO).

Il sospiro di sollievo diventa, quindi, l'espressione più semplice del nostro contento.

E' stato sfatato un mito: quello della capacità di mobilitazione della Lega Nord, la cui ombra aveva fatto tremare un poco, domenica scorsa, mentre scorrevano i dati dall'affluenza alle urne ed , in particolare, i dati provenienti dalle province settentrionali.

La Lega Nord mantiene le proprie posizioni al Nord Est, con risultati che sicuramente rappresentano l'emergenza di un serio problema politico, ma non “sfonda”, anzi restringe il proprio campo d'azione, sembrando rappresentare nel momento del ridimensionamento della frattura “centro/periferia”, quasi un ritorno all'antica contrapposizione “città/campagna”.

Più complesso, invece, il discorso riguardante il monito per il futuro.

E' innegabile come il pronunciamento a favore del NO sia stato considerato in maniera molto diversa, dal punto di vista politico, da quanti lo hanno sostenuto.

La cosiddetta ala “riformista” del centrosinistra ha sempre pensato ad un NO che bloccasse, sì, l'operazione portata avanti dal centro, per poi riaprire il discorso delle riforme più o meno nella stessa direzione, quella della trasformazione del rapporto tra politica e base sociale, nel senso della governabilità intesa quale fine esaustivo dell'agire politico; della personalizzazione; della marginalità del concetto di rappresentanza; del trionfo dell'antipolitica.

Nel corso della campagna elettorale a favore del “NO” si è, invece, fortemente fatto valere quel settore politico legato ad una idea “fondativa” della Costituzione repubblicana, intesa quale espressione di un intreccio tra le grandi culture politiche dell'800 e del '900 (la Costituzione nata dalla Resistenza, tanto per intenderci) e della “centralità del Parlamento”: un settore politico strettamente collegato ad una parte cospicua di espressione della cultura giuridica, che sta misurandosi con l'idea di uno sviluppo nella capacità di avanzamento dell'espressione dei diritti, sia individuali, sia collettivi, in relazione ai mutamenti sociali dovuti alle trasformazioni tecnologiche, ai tumultuosi cambiamenti in atto nel campo delle comunicazioni di massa e nella stessa concezione di fondo, nella relazione tra etica, convivenza sociale, comportamenti quotidiani.

Non vorremmo apparire troppo facili profeti nel prevedere, a breve, l'apertura di un confronto molto serrato tra queste diverse visioni che abbiamo cercato fin qui – sia pure sommariamente – di rappresentare e riguardanti la prospettiva stessa dell'assetto democratico del Paese( senza dimenticare il quadro europeo: laddove è rimasto praticamente in sospeso il Trattato di Convenzione, dopo i risultati referendari di Francia ed Olanda, ed appare ancora sottotraccia un dibattito politico che andrà, inevitabilmente, ad accendersi nel prossimo futuro ed al quale non si potrà certo rimanere estranei).

Si tratterà, allora, di considerare quanto questo tipo di scontro si rifletterà sulla dinamica politica complessiva che, prevedibilmente, sta per aprirsi nelle prossime settimane: sicuramente i temi essenziali che determineranno lo spostamento, nel prossimo futuro, degli equilibri politici saranno quelli che abbiamo già individuato analizzando la politica estera di questo governo, la politica del lavoro, la politica sociale.

Il tema della politica istituzionale non potrà, però, essere considerato secondario, prima di tutto per le ragioni, già esposte, di differente valutazione nell'ambito del centrosinistra (e l'emergere, sotto questo aspetto, di una forte pressione “trasversale”), in secondo luogo perché sarà proprio attorno alla politica istituzionale che si misurerà con maggiore intensità la prospettiva, oggi più che mai concreta, di scompaginamento politico ed organizzativo del centrodestra: il riallineamento delle attuali formazioni che compongono la Casa delle Libertà, tra loro e nell'insieme del sistema politico italiano, appare ormai all'ordine del giorno, ben al di là del peso – che rimane pur sempre considerevole- di determinate leadership.

Sulle politiche istituzionali si svilupperà, presumibilmente, il tentativo di formare un “Grande Centro” capace di dialogare immediatamente con l'ala “riformista” della maggioranza (quella che darà vita, nel prossimo futuro, al Partito Democratico), puntando magari alla creazione di una qualche nuova struttura istituzionale, all'interno della quale “compensare” il prosieguo del tipo di processo politico che, fin qui, si è cercato di indicare: “Bicamerale”, “Costituente”, “Convenzione”, sarà quel che sarà.

Insomma: quella previsione di ristrutturazione e riallineamento del sistema politico italiano, sui cui sviluppi stiamo ragionando da tempo, potrebbe avere proprio nelle politiche istituzionali un suo primo punto di saldatura, con la sinistra di governo cosiddetta “radicale”posta di fronte all'aut, aut, di un riallineamento che altro non sarebbe, dal punto di vista di una alternativa, che il frutto di una politica gestita esclusivamente nell'ottica, miope, della spartizione del potere.

Chi pensa, come nel nostro caso, ad un coagulo di “sinistra non governativa”, articolata, plurale, capace di strutturarsi in forme originali di soggettività politica, deve riconoscere la grande importanza politica che avuto, nel frangente del referendum confermativo sulle modifiche costituzionali, lo schierarsi per il NO.

Si è trattato di una occasione importante per esprimere una reale incidenza politica, individuando con precisione una delle contraddizioni sulle quali si svilupperà un punto decisivo del prossimo dibattito politico.

La diversità nella concezione dei meccanismi istituzionali, che discenda da una determinata e precisa visione degli equilibri che si sono tradizionalmente espressi nella Costituzione repubblicana, costituirà fattore, insieme, di scontro e di riaggregazione politica cui non sarà possibile risultare estranei.

Savona, li 27 Giugno 2006

Franco Astengo
“A Sinistra per Savona”

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