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La maionese sta impazzendo

editoriale dell'ultimo numero di Contropiano

(4 Ottobre 2007)

La maionese in cui ci vedevamo immersi già qualche numero fa (Contropiano nr.3 del 2007), sta decisamente impazzendo. Tutte le contraddizioni intuibili dentro gli effetti di un governo del centro-sinistra decisamente condizionato dai poteri forti, stanno producendo una melmosità che si alimenta settimana dopo settimana di nuovi fattori.

Da un lato il Partito Democratico sembra aver avviato la sua tabella di marcia ben consapevole di dover rappresentare il volto liberale e modernizzatore dei grandi gruppi capitalistici. La relazione speciale con la Confindustria, le campagne sull’ordine pubblico e l’asservimento disciplinato ai diktat degli istituti finanziari europei, la dicono lunga sulla natura di classe della nuova formazione politica che nascerà “plebiscitariamente” con l’investitura di Veltroni a leader e con le primarie di ottobre.

Dall’altro la sinistra “radicale” di governo si scopre logorata da un rapporto subalterno con l’esecutivo e ricorre ai soliti totem per cercare di recuperare un minimo di spazio e consenso politico che il flop della manifestazione alternativa del 9 giugno ha reso ben visibile a tutti. A nessuno sfugge che la manifestazione del 20 ottobre – una sorta di “marcia sul posto” – vorrebbe allontanare i fantasmi materializzatisi o meglio smaterializzatisi a piazza del Popolo.

Fin qui le cose starebbero dentro una dialettica politica seppur ruvida e piena di incertezze. Uno scenario che non sta logorando solo la sinistra ma anche il centro-destra alle prese con le bizzarrie di Berlusconi, le ambizioni di Fini, lo sganciamento dell’UDC, la scissione della destra sociale di Storace e Bontempo, le esternazioni della Lega.

Ma su questo scenario movimentato, intervengono fattori esterni ed interni che mettono continuamente in sollecitazione gli strumenti consueti di gestione delle crisi.

1) Sulle previsioni economiche pende la spada di Damocle di una nuova crisi finanziaria internazionale che questa volta ha al suo epicentro gli stessi Stati Uniti e non le nuove periferie industriali. L’onda lunga della crisi dei mutui americani che ha la sua controprova in un rafforzamento continuo dell’euro sul dollaro, rischia non solo di mettere in difficoltà le percentuali di crescita dell’Italia e dei paesi dell’OCSE ma incentiva anche le spinte alle avventure militari come “estremo rimedio” per invertire la tendenza. Una vignetta di Altan esemplificava il tutto con un dialogo tra due interlocutori: “l’euro anche oggi è aumentato sul dollaro” – dice il primo – “bombardiamo l’Iran!” –risponde il secondo. E’evidente come non si tratti solo dell’acume di un vignettista che di acume è sempre stato ben dotato ma di uno scenario perfettamente plausibile.

2) Sulla composizione/scomposizione dello scenario politico attuale pesa moltissimo il referendum sulla legge elettorale e le convergenze bipartizan per una sua riforma in senso strettamente maggioritario, bipartitista più ancora che bipolarista. Il Partito Democratico si appresta ad arrivare a questo appuntamento in anticipo rispetto ad una destra che pure ha dalla sua una maggioranza elettorale reale in un paese che purtroppo è quello in cui ci è toccato di vivere e di agire politicamente ed in cui il blocco reazionario è stato sempre maggioritario.

3) L’approvazione di una nuova legge elettorale attraverso un accordo bipartizan tra i grandi partiti e magari con un governo istituzionale che si lasci alle spalle il governo Prodi per dare vita ad un nuovo esecutivo allargato e di “convergenza nazionale a tempo”, ha messo ovviamente in fibrillazione i partiti della sinistra (PRC,PdCI) che sentono il fiato sul collo e capiscono che in un nuovo contesto sarebbero i primi ad essere sacrificati. La sinistra radicale reagisce invocando come “ultima spiaggia” la nascita di una “Cosa rossa” (più socialdemocratica che antagonista) insieme ai fuoriusciti dai DS e ai Verdi. Fino ad oggi l’operazione era resa facile dalla comune presenza e partecipazione al governo, ma se lo scenario vedesse qualcuno dei soggetti interessati rimanere al governo e qualcuno uscirne o venirne estromesso, la tabella di marcia e di convergenza diventerebbe immensamente più improbabile. Le fibrillazioni sulla manifestazione del 20 ottobre sono già indicative.

4) In questo scenario, il PRC viene attraversato da sollecitazioni assai diverse tra loro. Diversamente dal 1998, Bertinotti e la pattuglia degli istituzionali si abbarbicano sempre di più al governo Prodi in un abbraccio reciproco di chi sa che la leadership del Partito Democratico desidera la testa di entrambi. Diversamente, il segretario del PRC Giordano e una parte dell’attuale segreteria punta ad uno “sganciamento” che in qualche modo salvi identità e credibilità del PRC in previsione della Cosa Rossa o di una riunificazione con il PdCI. Con la manifestazione del 20 ottobre Giordano vorrebbe scacciare i fantasmi del 9 giugno e ridare centralità al partito. A suo sfavore gioca però la mutazione genetica intervenuta in questi anni proprio nel PRC e la prevalenza di funzionari, amministratori e figure istituzionali rispetto ai militanti e agli attivisti veri e propri.

5) Infine, nello scenario italiano stanno prendendo corpo nuovi spiriti animali che alimentano quella che con un certo snobismo è stata definita “l’antipolitica” o, in modo più sofisticato e per la verità incomprensibile, come “crisi della politica”. Il bombardamento multicentrico sul ceto politico inteso a ragione come casta– dal Corriere della Sera a Beppe Grillo – non solo sta introducendo anche in Italia il meccanismo dei “guru”, dei profeti, degli uomini della provvidenza (in fondo era stato questo anche Cofferati) ma si è insinuata pesantemente – depotenziando le forme di mobilitazione tradizionale – l’idea di un individualismo che si connette agli altri solo attraverso “eventi di massa” e non attraverso istanze collettive di emancipazione. Ognuno per se e i profeti per tutti.

La devastazione sociale e culturale incubata e manifestata in questi due decenni comincia a dare i propri frutti. Il risultato è una maionese impazzita in cui prevalgono demagogia e contenuti reazionari gestiti in modo perfettamente bipartizan. E’ possibile invertire questa tendenza? Il conflitto di classe ha sempre avuto una sua validità pedagogica e formativa, addirittura è stato in grado di produrre egemonia di valori su gran parte della società. Ma se questo nel dibattito a sinistra verrà sostituito ancora dal politicismo e dal politically correct la partita si farà dura, anzi durissima. Il percorso avviato con la manifestazione del 9 giugno da alcune forze politiche e sociali della sinistra antagonista e poi con l’incontro del 12 settembre, con l’assemblea nazionale del 7 ottobre, con il sostegno allo sciopero generale e generalizzato del 9 novembre e con le nuove iniziative in discussione, intende provare a giocare questa partita ed a condizionarne concretamente i risultati.

Contropiano

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