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Liberi dagli Ogm: partita la Consultazione nazionale

Intervista a Simona Capogna, (Verdi Ambiente e Società-VAS)

(19 Ottobre 2007)

La coalizione “ItaliaEuropa - Liberi da Ogm”, dal 15 settembre al 15 novembre, ha dato il via ad una Consultazione Nazionale su un argomento tanto importante quanto dibattuto: il principio di precauzione sulla questione degli organismi geneticamente modificati.
In sostanza, attraverso iniziative e manifestazioni e una capillare informazione su tutto il territorio nazionale, ogni cittadino avrà la possibilità di esprimersi per un modello agroalimentare di qualità, sicuro per la salute, rispettoso dell’ambiente e del clima, ma soprattutto libero da organismi geneticamente modificati.La coalizione alla quale hanno aderito 28 importanti associazioni tra le quali Greenpeace, Coldiretti, la Fondazione per i Diritti genetici, Vas, Legambiente, Legacoop alimentare e molti altri, si pone l’obiettivo di raggiungere tre milioni di firme entro il 15 novembre 2007. Un’iniziativa sicuramente ambiziosa ma non per questo impossibile.

Abbiamo posto alcuni domande a Simona Capogna (Verdi Ambiente e Società-VAS) per far chiarezza su alcuni aspetti di questa battaglia.

In questi ultimi anni si è discusso molto di biotecnologie. Sulle conseguenze negative nell’uso di ogm, sull’impatto nell’ambiente e sugli effetti indesiderati che si ripercuotono sull’uomo. Nonostante ciò, l’informazione che circola a riguardo, non è servita a creare una vera e propria coscienza su queste tematiche. L’impegno attraverso la vostra campagna potrebbe rovesciare definitivamente questo stato di cose?
La Consultazione Nazionale ha delle caratteristiche inedite e per questo motivo, crediamo, di poter raggiungere in maniera capillare i cittadini. La discussione sulle biotecnologie si è quasi sempre arenata nelle aule universitarie o nelle Commissioni delle autorità competenti. Chi ne ha parlato sono stati quasi sempre “gli addetti ai lavori” e il confronto con i cittadini è stato sempre indiretto, attraverso i mass media. Non c’è stato mai un coinvolgimento diretto, una discussione aperta, una partecipazione dal basso a livello nazionale. Gli ambientalisti e le associazioni in generale hanno fatto sforzi notevoli, durante questi ultimi 15 anni, per sensibilizzare il pubblico, ma è la prima volta che il mondo produttivo ed economico ha abbracciato i valori ecologisti per lavorare insieme su un nuovo modello di sviluppo agroalimentare. Il vasto schieramento di forze, quindi, ci consentirà, diversamente dalle altre esperienze passate, di aumentare la conoscenza e la consapevolezza sull’argomento. Dopo quindici giorni di Consultazione sono state più di 800 le iniziative realizzate e altre 1600 sono già in programma. Cifre che danno l’idea di una mobilitazione poderosa. Basti pensare, per fare un confronto, che durante i due mesi di Dibattito Pubblico organizzato dal governo inglese, nel 2001, ne sono state realizzate poco più di 500.

Dalla “rivoluzione verde” degli anni ’50, con gli impieghi dei primi fertilizzanti chimici, si è arrivati all’uso e abuso dell'ingegneria genetica. Dal continuo sfruttamento del suolo ne è conseguito anche un drammatico impoverimento, laddove saranno necessari diversi anni per ricostituire l’humus naturale. Un logica mercantile propria della produzione industriale, finalizzata esclusivamente ad una crescita esasperata per trarre maggiori profitti. Tuttavia, alcuni continuano a sostenere che l’ogm è la nuova frontiera del progresso scientifico e tecnologico. Esistono veramente le condizioni per dibattere le vostre posizioni?
Non solo esistono, ma sono anche fondate scientificamente. Chi presenta gli Ogm come la nuova frontiera del progresso capace di risolvere i problemi del mondo (dalla fame, alla perdita della biodiversità, al cambiamento climatico), invece, spesso, non argomenta le proprie posizioni, che appaiono, quindi, come degli assiomi ideologici. Innanzitutto, si omette (sempre!) di dire che la soluzione tecnologica produce dei costi molti alti per alcuni e dei profitti, altrettanto elevati, per altri. La proprietà intellettuale sulla materia vivente non è un particolare irrilevante, direi che è fondante per parlare di modello di sviluppo agroalimentare sostenibile, di equità sociale, di tutela ambientale. Faccio un esempio concreto. Quest’anno il premio Nobel “alternativo” è andato ai coniugi Schmeiser, due agricoltori canadesi che sono stati portati in tribunale dalla Monsanto perché i loro campi erano stati contaminati dalla colza transgenica di proprietà della multinazionale. Dopo il danno la beffa: sarebbero dovuti essere risarciti e, invece, hanno dovuto affrontare spese processuali per difendersi dall’accusa di aver “rubato” geni brevettati. Queste multinazionali che promettono una seconda Rivoluzione Verde, sono le stesse che hanno dato vita alla Prima, con gravi conseguenze ambientali e sociali.


Un esito positivo della campagna sarebbe il risultato per ritornare alla biodiversità e all’agricoltura biologica nel territorio nazionale. Nei vostri intenti è contemplato un blocco delle importazioni dai paesi che adottano l’ogm?
Tra i nostri obiettivi c’è sicuramente quello di scegliere di importare tutti prodotti Ogm-free e con questo sostenere, anche fuori dall’Italia, uno sviluppo agroalimentare sostenibile. Ma questo non significa boicottare i Paesi che hanno coltivazioni transgeniche. Per sopperire alla nostra dipendenza dai prodotti mangimistici, ad esempio, vorremmo aprire dei canali preferenziali con alcuni stati brasiliani che offrono soia “pulita” al 100%. D’altra parte, il Brasile ha elaborato, a causa dell’ingresso illegale di Ogm e delle contaminazioni, normative più permissive che hanno consentito un’apertura alle coltivazioni transgeniche in alcune aree del Paese. Quello che dobbiamo continuare a fare è sostenere chi ha fatto scelte coraggiose con l’apertura di canali commerciali preferenziali.

Alessandro Ambrosin

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