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La consultazione Cgil-Cisl-Uil: una partita truccata

(14 Ottobre 2007)

La consultazione, promossa da Cgil-Cisl-Uil sul Protocollo del 23 luglio, viene esaltata come una grande prova di democrazia, ma in realtà è una partita truccata come tutta la democrazia sindacale, requisita dai tre sindacati concertativi, che la esercitano in maniera monopolistica, da sindacato di Stato, negando ogni spazio (trattative, votazioni nazionali per verificare la rappresentatività, diritto di assemblea..) ai Cobas e a tutte quelle strutture che non sono colluse con il padronato e i governi.

Non è il caso di parlare di brogli: questi ci sono quando, di fronte a regole certe e verificabili, un soggetto le viola. Ma qui non c’erano regole. Cgil-Cisl-Uil hanno gestito come hanno voluto una grande azione di propaganda, spalleggiate dalle forze della maggioranza governativa. In un referendum vero le tesi in contrapposizione hanno lo stesso spazio per essere discusse, le votazioni avvengono in “campo neutro”, ad orari e con modalità chiari, e vengono poi certificate da scrutatori di entrambe le tesi in conflitto. Qui, a parte le fabbriche dove l’opposizione della Fiom ha imposto un minimo di procedura (e non a caso ha vinto il NO), non solo nessuno ha potuto presentare le ragioni del NO, ma le votazioni sono avvenute o nelle sedi sindacali senza alcun controllo, o alla fine di assemblee (vedi scuola e P.I.) oramai deserte senza alcuno scrutinio pubblico.

Persino i dati forniti testimoniano come il voto non rappresenti che una piccola frazione della volontà dei lavoratori: il Pubblico Impiego parla di circa 250 mila votanti, il 7% dell’intera categoria; e la scuola non supera il 3%. I comparti di gran lunga maggiori, pubblico impiego, scuola e metalmeccanici tutti insieme, avrebbero visto il voto di circa 800 mila lavoratori (solo i metalmeccanici sono al 50%). E come diavolo si arriva a 5 milioni? Con fiumane di pensionati (ai quali si è detto perfino che, senza l’elevamento dell’età pensionabile, tra un po’ non riceveranno più la pensione, perché INPS e INPDAP falliranno) attirati nelle sedi Cgil-Cisl-Uil?

Ma questa gigantesca sceneggiata non arresterà l’opposizione frontale al Protocollo, alla Finanziaria, alla politica del governo Prodi, alle leggi-precarietà (30 e Treu) che si manifesterà il 9 novembre con lo sciopero generale e generalizzato convocato dai Cobas e da vari sindacati alternativi, da moltissimi centri sociali, strutture del precariato, studentesche e sociali, per chiedere anche la garanzia del lavoro e del reddito e l’estensione dei diritti sociali a tutti/e. Portando in piazza, nei capoluoghi di regione, centinaia di migliaia di persone, chiederemo anche la fine del monopolio Cgil-Cisl-Uil e la restituzione dei diritti sindacali a tutti i lavoratori e organizzazioni.

11/10/’07

Piero Bernocchi
portavoce nazionale dei Cobas della scuola

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