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L’antifascismo non si processa!

(13 Ottobre 2007)

In questi giorni, a Milano, è in corso il processo di appello contro 18 antifascisti/e che, l’11 marzo del 2006, manifestarono in opposizione ad una sfilata della Fiamma Tricolore. Si tratta di un processo in cui i magistrati non si preoccupano di accertare le responsabilità dei singoli in atti specifici ed in cui predomina l’evanescente categoria del "concorso morale". Il segnale è chiaro: quel che viene condannato è la partecipazione alla manifestazione, il reato che viene contestato è l'antifascismo in sé.

D'altro canto, negli ultimi tempi, gli spazi di agibilità per l'estrema destra si sono allargati enormemente, includendo anche azioni di carattere squadristico. Il primo segnale in questa direzione è stata proprio la manifestazione del marzo 2006 a Milano, che solo pochi anni fa sarebbe stata condannata come apologia del fascismo. Per non dire dell'estate scorsa, a Roma, quando i fascisti si sono prodotti in aggressioni ad un concerto a Villa Ada e contro una occupazione a scopo abitativo a Casal Bertone. Ciò, con la copertura dell'ex Prefetto Serra e nel silenzio, interrotto da generici e ambigui pronunciamenti, del sindaco Veltroni. Nel caso di Casal Bertone, l'autodifesa degli occupanti è stata fatta passare dalla "stampa democratica" come un'aggressione ai danni dei militanti della Fiamma Tricolore. Ora, ci sarebbe da chiedersi perché tanta tolleranza nei confronti dei fascisti e perché invece si usa il pugno di ferro contro i compagni. E' presto detto: le realtà dell'antagonismo sociale, con tutti i loro limiti, rappresentano la possibilità della ripresa del conflitto, contro la precarizzazione crescente delle nostre vite, le condizioni di sfruttamento senza freni che portano ad una carneficina nei luoghi di lavoro, la schiavizzazione di quegli immigrati che sono ridotti a forza lavoro senza i più elementari diritti. I fascisti, invece, recitano la parte di chi è fuori dal sistema, ma le loro campagne xenofobe e contro i diversi sono quanto di più funzionale al sistema stesso. Perché dirottano il malessere sociale, generato dalle politiche antipopolari dei governi di diverso colore, verso le categorie sociali che hanno più difficoltà a difendersi. A ben vedere, in questa fase, la propaganda dei gruppi fascisti non è che una variante estrema di discorsi che trovano ampio spazio su quotidiani come il Corriere della Sera e La Repubblica. Si pensi agli editoriali in cui Gad Lerner definisce i lavavetri "accattoni molesti" o a quelli in cui Alberto Ronchey ricicla, sui Rom, gli stereotipi e i pregiudizi che in passato ne hanno legittimato la persecuzione. Dunque, nel paese viene creato ad arte clima pesante, di cui sono testimonianza drammatica episodi come il recente attacco al campo nomadi di Ponte Mammolo a Roma.

Occorre contrastare con forza questa tendenza. E per farlo è necessario anche schierarsi senza indugio a favore di chi viene processato per la sua lotta contro le formazioni di estrema destra ed i valori xenofobi e di prevaricazione sociale che queste propugnano. In tal senso, è un segnale fortemente positivo il corteo che si terrà a Milano il 13 ottobre. Stupisce, invece, il fatto che buona parte del movimento romano non solidarizzi con i processati per i fatti dell’11 marzo 2006. E' come se si avesse paura di diventare impopolari o di essere additati come "criminali" dai grandi quotidiani. Ma è un atteggiamento sbagliato: in questo modo si riconosce implicitamente alla stampa ufficiale il ruolo di autorità morale, che stabilisce cosa può essere fatto e cosa no. E ci si dà la zappa sui piedi: è evidente che lorsignori auspicano che ce ne stiamo tutti a casa buoni buoni, senza mai alzare la testa.

Roma, 11 ottobre 2007

Corrispondenze Metropolitane – collettivo di controinformazione e d’inchiesta

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