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(11 Ottobre 2012) Enzo Apicella

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Svizzera: non c'è nessuna "Isola dei felici"

Intervista a Peter Streckeisen, esponente del Bewegung für Sozialismus / Movimento per Socialismo (BFS/MPS) da Basilea

(26 Ottobre 2007)

Il 21 ottobre ci saranno le elezioni politiche in Svizzera. C’è chi teme un’ulteriore avanzata del più importante partito di destra “Schweizerische Volkspartei” (Partito Popolare Svizzero – SVP) del grande industriale e ministro per la giustizia Christoph Blocher, che nel 2003 ha ottenuto il 26,6% grazie a una propaganda xenofoba ed in parte razzista sul tema “legge ed ordine”.
Sabato scorso (6 ottobre) si è svolta a Berna una grande manifestazione con 8mila partecipanti contro la SVP; una manifestazione non autorizzata della sinistra svizzera, che sta a sinistra della socialdemocrazia, organizzata dal “Comitato Pecora nera” e da un ampio comitato promotore: dall’avvocato, consigliere verde di Berna e portavoce del comitato, Daniele Jenni, fino ai gruppi autonomi.
Grazie alla “disobbedienza civile” ed un comportamento determinato si è riusciti ad impedire la manifestazione della SVP ed il comizio finale sul Bundesplatz davanti al parlamento svizzero.
Ma ci sono stati scontri duri con la polizia e con gruppi neonazisti, che sfilavano assieme a quelli del partito di Blocher.
Ne parliamo con Peter Streckeisen (32 anni) di Basilea, docente universitario ed attivista della sinistra extraparlamentare che milita nella Bewegung für Sozialismus / Movimento per Socialismo con sezioni in tutta la Svizzera.
E non possiamo non toccare anche la situazione sociale e sindacale sulla cosiddetta “Isola dei felici”.

Prima di tutto una questione sulla tua organizzazione: Che cos’è la BFS / il MPS? Da dove viene e qual è la vostra politica pratica?

“Siamo un gruppo di attivisti politici nelle cinque grande città (Zurigo, Basilea, Berna, Losanna e Ginevra) che lavorano per lo sviluppo di una nuova sinistra democratica e socialista. BFS / MPS elabora posizioni approfondite su questioni sociali, per esempio sulla salute, e prende parte ad iniziative come le proteste contro G8 oppure il WEF a Tavate.
Appoggiamo le vertenze sindacali e cerchiamo di capire le ragioni di fondo. Riteniamo che con la marcia trionfale della globalizzazione capitalista è finita una lunga fase della lotta di classe, che partiva nel novecento con la costituzione dei partiti e sindacati della classa operaia.
Le possibilità ed il desiderio di una società al di là del capitalismo devono essere riformulate e rifondate.
Lo stesso vale per la questione ‘quali percorsi portano a questo punto’. Tutte le correnti politiche tradizionali della sinistra sono oggi in una certa misura ‘obsolete’ e devono essere messe in discussione. Questo vale anche per la corrente trotzkista, dalla quale la BFS in parte proviene.
Possiamo imparare dalla storia, ma la storia non si ripete (per fortuna).”

Il 21 ottobre ci sono elezioni politiche alla Svizzera. Com’è la tendenza?

“Probabilmente ad aumentare i propri consensi saranno ancora una volta la Schweizerische Volkspartei (SVP) ed i Verdi – che già quattro anni fa erano i vincitori. Ma non ci aspettiamo grandi spostamenti tra i partiti.
Una forte tendenza è l’americanizzazione della campagna elettorale col risultato che la politica si svilisce sempre di più ad una operazione di Marketing e ad uno spettacolo da mass-media.
Al centro non ci sono programmi e posizioni politiche che hanno qualcosa a che fare con i problemi quotidiani della gente, ma le star politiche e i loro caratteri personali.
La figura centrale della campagna elettorale è il ministro e leader della SVP, Christoph Blocher.
Il partito socialdemocratico (social-liberista sarebbe un termine più preciso) fa il tentativo di presentarsi come ‘Partito Anti-Blocher’.
I mass media riprendono le chiacchiere di un ‘tentativo di golpe’ che avrebbe apparentemente lo scopo di rimuovere Blocher dal Bundesrat [il governo federale svizzero; ndr]. In un paese che non ha visto un cambio di governo dalla costituzione dello stato in 1848, evidentemente il termine ‘Golpe’ ha un significato temperato…
Tutto questo show non ha quasi niente a che fare con la politica reale, fatta dai partiti di governo (SVP, CVP, FDP e SP) tutti insieme.
Per esempio c’è da anni un consenso xenofobo attorno a due aspetti. In primo luogo che devono entrare in Svizzera soltanto quelle persone delle quali ha bisogno la ‘nostra Economia’. In secondo luogo che gli immigrati devono assimilarsi alla ‘nostra Cultura’. (Assimilazione qui è la parola più precisa invece della parole in voga ‘Integrazione’.)
Il Partito Socialdemocratico della Svizzera (SPS) accetta questa politica, ma nel contempo critica la SVP di Blocher di essere xenofoba.”

Lasciato una volta il caso speciale di Belgio, in tutto l’altro Europa occidentale i partiti populisti di destra sono in declino oppure registrano una stagnazione su un livello medio inferiore (da 5 a 10 per cento). Ma alla Svizzera la Schweizerische Volkspartei (SVP) sotto la guida del suo leader Christoph Blocher è il partito principale con il 26%. Quali sono le ragioni e le conseguenze?

“Le conseguenze sono che la SVP riesce a determinare la cornice ed i punti forti del dibattito politico. Lo vediamo soprattutto nel dibattito insopportabile sugli ‘stranieri criminali’ e sui ‘parassiti sociali’, sostenuto da tutti i partiti.
E' questo il punto in cui si legano sistematicamente xenofobia e razzismo sociale.
Le ragioni si trovano nel modo in cui questo partito è riuscito negli anni Novanta a strumentalizzare le incertezze legate alla crisi sociale e di promettendo ‘ordine e silenzio’.
Solo in questo modo è diventato il partito principale del paese.
Il confronto con gli altri ‘partiti populisti di destra’ dell'Europa occidentale può ingannare. Per certi aspetti Blocher ricorda Sarkozy oppure Berlusconi piuttosto che Haider o le Pen. È un grande industriale e il suo partito rappresenta in modo molto chiaro posizioni liberiste (salvo la politica agraria dove vuole tenere di buon umore una clientela tradizionale).
Infine non si deve dimenticare che la SVP, nonostante tutta la ‘smanceria di opposizione’, è da decenni fortemente integrata nelle istituzioni statali e nella élite politica.
Entrava nel governo federale già nel 1929, quando si chiamava ancora Bauern-, Gewerbe- und Bürgerpartei (Partito dei contadini, della piccola industria e dei cittadini).
Blocher ha modernizzato il partito durante gli anni Ottanta e lo ha avvicinato ai metodi del Marketing politico. Non è un outsider, come a lui piace affermare, ma fa parte di questa classa politica, sulla quale spettegola di continuo.”

Da un punto di vista socio-economico la Svizzera è vista sempre come “Isola dei felici”. La disoccupazione è al 2,5 per cento ed il reddito pro capite è tra i più alti del mondo. Finora sembrava reggere la “pace sociale”. Ma nel recente passato, per esempio nel quotidiano autorevole “Neue Zürcher Zeitung”, si trovano sempre più spesso articoli su mobilitazioni sindacali e lotte di fabbrica. Com’è la situazione sociale?

“La dimensione dei problemi sociali nella Svizzera è sistematicamente sottovalutata da anni. Malgrado qualche particolarità (per esempio l’assenza di metropoli come Parigi o Berlino, dove la miseria sociale si manifesta in modo chiaro, come anche il peso del capitale finanziario) la questione sociale qui non è tanta diversa da quella in Germania, Francia o Italia.
La Svizzera è a livello mondiale tra i paesi con la disuguaglianza più elevata quanto riguarda la distribuzione della ricchezza.
La Caritas stima che nella Svizzera è povera una persona su otto (cioè circa un milione in totale). Tra i quattro milioni lavoratori ci sono 250.000 Working Poor. Va aggiunto una cifra simile di Sans Papier.
Il paragone con il tasso della disoccupazione nei paesi vicini zoppica, perché la Svizzera ha una tradizione molto liberale del diritto di lavoro e delle istituzioni del welfare, simile ai paesi anglosassoni. Anche l’indice della disoccupazione degli Stati Uniti è inferiore a quello di Germania e Francia.
Ma nessuno affermerebbe seriamente che questo sia una prova che gli Stati Uniti sono una ‘Isola dei felici’.

Sotto un tale regime è più forte la tendenza ad imporre alla gente un ‘lavoro sopportabile’ (posti di lavoro in condizioni miserabili e spesso Mini-Jobs) oppure a toglierla semplicemente dal mercato di lavoro.
Nella Svizzera dilaga la precarietà ed esiste anche il fenomeno che Robert Castel descrive come ‘Destabilizzazione dello stabile’. Cresce il numero delle vertenze sindacali, sebbene ad un livello molto basso. Purtroppo i sindacati non sono così forti e conflittuali, come ribadisce sempre la stampa borghese (ed i dirigenti sindacali stessi).
Una vertenza importante è appena iniziata nel settore edile. I lavoratori scioperano contro peggioramenti in termini di salario ed orario, dopo che i padroni hanno disdetto il contratto collettivo. Si tratta di un settore che si trova sotto una forte pressione sui salari, soprattutto dalla introduzione della cosiddetta ‘libera circolazione delle persone’ nei trattati con la UE [tradotto in modo diretto: generosità personale; ndr]. Ma l’approccio dello sciopero è difensivo e il sindacato non smette di evocare la ‘Concertazione’.”

In Germania ed Olanda partiti della socialdemocrazia di sinistra hanno il vento in poppa e anche in Italia si spera di ottenere una “massa critica” attraverso la costituzione di una “Cosa Rossa”. Com’è lo stato dell’arte nella sinistra politica svizzera? Ci sono sviluppi simili?

“Ci sono i Verdi, che negli ultimi anni hanno guadagnato consensi e vogliono entrare nel governo. Nella loro parte maggioritaria si sono già fortemente assimilati alla solita politica governativa.
Accanto ai verdi esistono in singole realtà locali partiti di sinistra che pesano poco sul livello federale (qualcuno di questi partiti si sono uniti ai verdi).
Accenni ad una nuova sinistra che mette in discussione il capitalismo ci sono siprattutto nella galassia extraparlamentare.”

Qualche giorno fa la sinistra autonoma è riuscita ad impedire il comizio centrale elettorale della SVP sulla Bundesplatz di Berna, con una iniziativa militante. Ci sono stati scontri durissimi con la polizia. In momenti come questo si ha l’impressione che sti succedendo adesso in Svizzero quello che ha avuto luogo in Italia alla fine degli anni Settanta ed in Germania all’inizio degli anni Ottanta. Quale è la tua analisi del movimento autonomo svizzero?

“Anche la Svizzera in quegli anni ha avuto un forte “movimento autonomo giovanile’ , che manifestava per esempio nell'‘Opernhauskrawall’ di Zurigo (Contestazione davanti alla Opera di Zurigo). Allora i giovani contestavano i vasti fondi statali per la cultura d'elite, mentre venivano rifiutati loro spazi per centri sociali autogestiti.
Queste reti esistono ancora oggi, vedi il movimento degli squatter.
Il centro sociale Reitschule a Berna è un punto d’incontro per gruppi politici ed un ambiente culturale alternativo.
Quanto agli eventi del 6 Ottobre si devono aggiungere due cose: da un lato a portare avanti la mobilitazione contro la SVP è stata una vasta alleanza di sinistra e non solo la ‘sinistra autonoma’; dall’altro lato i protagonisti degli scontri più diretti con la polizia non sono stati (come succede ad esempio il Primo maggio a Zurigo) gruppi politici organizzati, ma giovani che con il loro modo di agire richiamano ‘nel piccolo’ le rivolte nelle banlieue francesi.”

La questione più importante per l’ultima: dal 1959 la Svizzera è stata governata (con piccoli cambiamenti) sulla base della cosiddetta “Formula magica”: una Grosse Koalition di tutti i partiti importanti. C’è in vista la fine di questo “Governo di concordanza”?

“No. Come già detto non c’è stato dal 1848 un cambio di governo, né sono mai stai mandati all'opposizione i partiti di governo.
Al contrario sono stati cooptati conformemente agli equilibri politici altri partiti nel governo. L’ultimo integrato tra i partiti oggi al governo è stato nel 1943 il Partito socialdemocratico.
Questa stabilità politica è preziosa per la classe dominante e deve certamente essere preservata il più a lungo possibile. Oggi è in gioco al massimo lo spostamento di un posto di ministro dentro il Bundesrat (Consiglio federale) da un partito ad un altro. Al massimo l’ingresso dei Verdi al Governo.
Su questo – e soprattutto sul ‘golpe’ apparente a scapito del ministro Blocher – si concentra tutta l’attenzione dei mass-media.
Le forze della sinistra hanno giustamente consigliato di non partecipare a quella farsa elettorale, che non quasi niente a che fare con i problemi sociali e con le lotte reali, orientando verso la ‘linea anti-Blocher’.
Un atteggiamento critico nei confronti della macchina mediatica e della politica istituzionale è indispensabile nella situazione attuale, per sviluppare approcci per una nuova sinistra.
Dobbiamo lottare non solo contro Blocher, ma contro tutto il governo visto il fatto che fuori dai periodi elettorali i partiti di governo realizzano, tenendosi per mano, una politica di stampo neoconservativo e neoliberista con accenti xenofobi devastanti.”

(11 ottobre 2007)

Rosso Vincenzo

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