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(11 Dicembre 2010) Enzo Apicella
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(La controriforma dell'istruzione pubblica)

9 novembre: chiudiamo le scuole!

(8 Novembre 2007)

Lo specchio deformante dell’apparenza ideologica vuol riformare la scuola ma il movimento reale ne decreta la fine.

La complessita’ sociale ormai sta esautorando l’unicita’ del controllo ideologico alla scuola borghese; da cinghia di trasmissione dei “valori della societa’ civile”, da strumento dell’acculturamento compartimentato, la scuola sta riducendosi a parcheggio-galera privo di senso e prospettiva.
I vecchi movimenti studenteschi, caratterizzati per loro natura da una composizione sociale piccolo borghese, tendevano a diminuire lo squilibrio endemico tra la velocita’ del moto reale strutturale e la lentezza, nell’adeguamento, delle forme di indottrinamento ed irregimentazione ideologica, prima fra tutte, l’organizzazione della cultura, la scuola.
La “lotta” studentesca provava a ridurre il gap tra societa’ reale e consenso culturale, aspirando ad una collocazione intellettuale adeguata al titolo di studio, ad un ingresso e ad una migliore integrazione nel meccanismo di riproduzione dominante.
La “lotta” per la riforma della scuola ha rappresentato il terreno della mobilitazione di massa per questo adeguamento, poi tramutatosi nel tempo in scuola-azienda al servizio del mercato e della polifunzionalita’ mutevole.
In ultima analisi, la “riforma” della scuola, come ogni riforma, e’ servita al miglioramento dei meccanismi di perpetuazione capitalistica.
La sostituzione della vecchia “unita’ operai-studenti” con l’invenzione della “unita’ professori-studenti-famiglia” per la riforma della scuola ha incrinato definitivamente ogni sia pur piccola velleita’ di reale contraddizione verificabile sul terreno della organizzazione della cultura.
I professori-secondini e le famiglie-galere, storici antagonisti di ogni vero movimento studentesco autonomo, diventavano, attraverso forme giuridiche funzionali ( decreti-delegati/consigli di circolo ed istituto etc. ), i “compagni” della lotta per la riforma della scuola, sancendo la fine dei movimenti studenteschi.

Oggi, infatti, se si escludono finti e rituali cortei o”occupazioni a tempo” teleguidate da qualche “collettivo” di attacchini politici, nelle scuole regna la “pace” dell’individualismo.
Ed infatti, dopo la “pantera” del secolo scorso ( 1990! ) solo maestri e professori si sono mossi per le loro rivendicazioni sindacali.
Gli studenti, no!
E allora?
Sara’ il caso di ripensare alla possibilita’ di un nuovo movimento autonomo, che rifiuti l’unicita’ studentista, che non voglia riformare nulla ma combattere l’istituzione totalizzante e repressiva della cultura, che prenda atto della superfluita’ della scuola nella societa’ mediatica, che si esprima direttamente sul terreno della sicura precarietà salariata del futuro, che entri in sintonia col movimento reale tendente alla fine della scuola in quanto tale.

In conclusione, padroni e riformatori, la scuola la avete inventata voi, per divulgare le vostre idee al servizio dei vostri interessi, e ci avete chiuso dentro molte generazioni di giovani.
E’ arrivato il momento della resa dei conti.
La scuola e’ uno strumento inservibile anche per voi, figuratevi per noi!
Tenetevela!

Chiudiamo le scuole!

coordinamento per l'autonomia di classe-ROMA

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