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Un altro fondo è possibile

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(17 Settembre 2010) Enzo Apicella
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Il partito democratico e ciò che resta della sinistra a Venezia

(18 Novembre 2007)

“Eccola: la Tribu’ del PD!”; con queste esilaranti e grottesche parole il neo-segretario della “nuova” creatura politica chiamata Partito Democratico si e’ presentato alla folta platea che gli stava dinanzi in occasione della passata convocazione dell’assemblea costituente del futuro soggetto politico.

Un linguaggio che decisamente non rende merito alla vasta partecipazione popolare che lo ha eletto segretario e che, a prescindere dagli slogan sui meriti di una composizione politica proiettata nel piu’ lontano futuro, rievoca usi e costumi sociali del tutto superati se non geograficamente mal riposti.

Il consenso di massa ricevuto dalle elezioni sulla nomina del segretario ha fatto girare la testa a piu’ di qualche dirigente locale veneziano oramai del tutto disabituato a recepire una cosi’ forte partecipazione ed un notevole interessamento da parte di una grossa fetta di opinione pubblica.

Tutto sembra oramai ruotare attorno alle “innovazioni” del programma di gestione del territorio ed alla possibilita’ di nuove alleanze “politiche” su basi sempre piu’ avanzate.

Di fatto, invece, oltre a colorare di roseo e di trionfante sempre lo stesso ceto politico che da anni asseconda lo sfruttamento sociale e le piu’ selvagge speculazioni in citta’, tali idee e “nuove” proposte tendono al contrario a giustificare una dimensione sempre piu’ svincolata da una seria analisi dell’economia di mercato e di tutti i suoi tragici risvolti.

Ai leader veneziani della nuova creatura politica non interessano le varie tragedie sociali che si presentano via via ormai quotidianamente sul territorio e sulle quali non dicono una mezza parola relativa alla reale loro soluzione.

Ci si riferisce continuamente al risveglio di una speranza che dia un calcio alla cosiddetta crisi della politica (termine quanto mai fuorviante) ma si contribuisce in realta’ ad assecondare una totale trasformazione socio-economica di intere aree industriali in preda ad una sempre piu’ accentuata dismissione di grosse filiere produttive.

L’irreversibilita’ del crescente sfruttamento turistico della citta’ non giova in nessun modo ai suoi abitanti, i quali vedono e subiscono un degrado sociale, economico ed urbano qualunque sia l’eventuale sbiadito colore politico delle giunte che la governano.

Una citta’ in cui Palazzi prestigiosi di proprieta’ pubblica si svendono e vengono trasformati in alberghi( l’ultimo in ordine di tempo e’ Palazzo Priuli) ed in cui si profila l’ipotesi di spostare a Porto Marghera il terminal crocieristico delle grandi navi previo smantellamento degli enormi siti produttivi che come afferma Zacchello rappresentano un “problema” in tema di disponibilita’ di banchine e gestibilita’ del business ad esse collegato.

Montefibre, Solvay, Dow Chemical, e molte altre aziende di quel che resta di uno dei poli chimici piu’ grandi del mondo rappresentano un sintomo drammatico relativo al completo ridisegno economico dell’intera provincia e anticipano un totale rovesciamento di idee, valori, culture e tradizioni che queste complesse realta’ operaie mantenevano a garanzia di una coesione sociale in passato punto di riferimento unico in regione. Addirittura nel settore aeroportuale con gli ultimi 140 annunciati licenziamenti della SAV si preannuncia una situazione esplosiva associata ad un vasto riordinamento di trasporti lagunari in cui, guarda caso, ricompare il progetto della sublagunare tanto caro a chi intende collegare il circuito turistico veneziano a territori sempre piu’ estesi anche in terraferma. Gli stessi Musei Civici subiscono un processo di esternalizzazione/privatizzazione che li consegnera’ a gruppi di potere finanziario-assicurativo con tutto cio’ che ne consegue.

Oggi, in presenza di appetiti privati che via via trasformano Venezia in una Disneyland del XXI secolo vendendo palazzi prestigiosi trasformandoli in alberghi ed in cui e’ completamente assente un serio programma di edilizia popolare, che proposte offre la cosiddetta sinistra locale?

Quali prospettive si pone dinanzi alla domanda di rivendicazione sociale che con forza nelle strade e nelle piazze le migliaia di lavoratori le pongono?

Quali esempi sanno offrire se non una superficialita’ di analisi politico-economica che non intacchi gli interessi di lobby fortissime agenti nella nuova “opportunita’ ” offerta dal business della logistica, della portualita’ commerciale, delle bonifiche?

Un economia che offre sponde sicure nel solo settore ricettivo (turismo, servizi) ed in quello dello sfruttamento logistico commerciale non fa’ prevedere nulla di piu’ che un impoverimento generale progressivo in cui forti spinte centrifughe di capacita’ ed esperienze professionali non troveranno alcun appoggio (e mai potrebbero trovarlo) nella miscela di programmi con cui si dipingono le vesti i vari signori locali del Partito Democratico.

Altra questione su cui strumentalmente si indirizzano critiche e malesseri generali riguarda i tagli agli enti locali iniziati dal passato governo e puntualmente continuati dall’attuale in carica; la legge speciale per Venezia ha negli anni risolto diversi problemi con una pioggia di denaro che ha certamente aiutato la citta’ ma che non l’ha preservata dal creare quel circuito artificioso di relativa agiatezza economica in termini di potenzialita’ di spesa.

Oggi si discute su come far fronte alle grosse limitazioni dei vari fondi nazionali sempre piu’ riversati in quel mostro chiamato Mose ma il problema e’ piu’ esteso e comprende anche tanti altri diversi aspetti che sono riconducibili non solo al Mose ma anche ad una citta’ che affronta i suoi problemi nei termini piu’ sbagliati (ponte di Calatrava in primis) e che privatizzandosi sempre di piu’ a causa di flussi turistici sempre piu ingenti non concorre al soddisfacimento dei bisogni dei suoi stessi abitanti, visti oramai come un simpatico orpello decorativo all’interno di una citta’ “museo”.

Unificare le varie vertenze generali e combattere tali dinamiche in un ottica di forte responsabilita’ sociale puo’ rappresentare un primo passo per invertire una rotta disastrosa in cui far prevalere con forza ragioni autorevoli di rappresentanza e legittimita’ di un mondo operaio da anni senza piu’ valide bussole di orientamento politico.

Enrico Pellegrini
Partito di alternativa Comunista
Sezione di Venezia

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