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Gli ex alunni della scuola Diaz

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(15 Novembre 2012) Enzo Apicella
La polizia carica i cortei studenteschi, a Roma e in altre città

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Pakistan: libertà per Manzoor Ahmed, deputato marxista!

(18 Novembre 2007)

In Pakistan dal 3 novembre è in vigore lo stato di emergenza. Per il dittatore Musharraf, già salito al potere attraverso un colpo di stato nel 1999, era a rischio “il futuro del paese” e perciò ha preso questa decisione. In realtà ciò che è a rischio è il proprio potere.

Tutti i diritti democratici, come quello di sciopero, di assemblea e perfino di movimento, sono sospesi. I giudici della Corte suprema che avevano osato mettere in discussione il generale, sono stati esautorati. Gli oppositori arrestati sono già migliaia.

Tutto ciò in un paese che è da sempre un alleato chiave per gli Stati Uniti in quell’area, tanto più ora che Washington è impegnata nell’occupazione militare dell’Afghanistan insieme ai propri alleati, tra cui c’è l’Italia. Musharraf n amico prezioso di cui si sono coperte le nefandezze più atroci con la giustificazione della “lotta al terrorismo”.

Ancora oggi che il generale è sempre più impopolare, gli Usa non condannano chiaramente il colpo di Stato, ma si dichiarano solo “preoccupati”.

La dichiarazione di “stato di emergenza” non è stata fatta per combattere il terrorismo, ma per colpire le masse pakistane che in numero crescente stavano mobilitantosi contro il regime militare.

Tre milioni di persone avevano accolto Benazir Bhutto, la leader del Partito popolare pakistano, al suo ritorno in Pakistan dopo anni di esilio, vedendo in lei una speranza di cambiamento. Il Ppp è nato nel 1968-69, durante una rivoluzione che sconvolse il paese e portò al potere il fondatore del Ppp, Alì Bhutto, padre di Benazir, poi giustiziato alcuni anni dopo dall’esercito.

Dopo anni di riflusso e difficoltà i lavoratori avevano ricominciato a lottare, fermato la privatizzazione di Pakistani Steel (le acciaierie di proprietà statale). Uno sciopero dei lavoratori aeroportuali avevano fermato completamente il traffico aereo proprio il giorno prima della dichiarazione dello stato di emergenza.

I mass media dipingono il Pakistan come un paese in preda alle forze dell’oscurantismo religioso, quando in realtà è una nazione con grandi tradizioni di lotta.

La Ptudc (Pakistan Trade Union Defence Campaign, campagna in difesa dei sindacati pakistani) è una struttura promossa da alcuni fra i principali sindacati pakistani ed è sempre stata in prima linea nella lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori, contro le leggi antisindacali e le privatizzazioni imposte dal regime e dall’imperialismo. Per questo la repressione sta colpendo pesantemente la Ptudc. A decine i suoi militanti sono stati arrestati mentre stavano organizzando la resistenza contro il regime.

Il 16 novembre a Gujranwala, una città vicina a Lahore, Manzoor Ahmed, presidente della Ptudc, deputato marxista del Ppp e direttore del periodico della tendenza marxista "the Struggle" è stato arrestato, insieme a centinaia di attivisti. Stava guidando una manifestazione di massa all’interno della “lunga marcia” da Lahore ad Islamabad con cui l’opposizione ha sfidato il regime. La polizia ha caricato pesantemente il corteo arrestando decine e decine di manifestanti.

Manzoor Ahmed è un deputato marxista tra i più popolari nel Pakistan che si è contraddistinto per la sua difesa senza compromessi dei diritti dei lavoratori e delle masse oppresse. Con il suo arresto si vuole decapitare l’avanguardia del movimento contro il regime. Da giorni le forze di sicurezza infatti stavano seguendo Manzoor e avevano tentato in più occasioni di arrestarlo.

È in atto uno scontro decisivo in Pakistan, le masse pakistane stanno lottando contro un regime oppressivo ed è nostro dovere appoggiarle.

Rivolgiamo un appello a tutti i lavoratori, i giovani, gli attivisti di sinistra perché sostengano la nostra campagna per la liberazione di Manzoor Ahmed, degli altri attivisti della Ptudc e di tutti i prigionieri politici.

Firmate la nostra petizione, organizzate assemblee sulla situazione in Pakistan, raccogliete fondi per sostenere l’attività della Ptudc!

Inviate messaggi di protesta a:

Ambasciata del Pakistan in Italia
Via della Camilluccia, 682 - 00135 Roma
Fax (06) 36301936
Email: pareprome@virgilio.it
Inviate le vostre lettere per conoscenza anche a info@ptudc.org

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