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Ricordando Stefano Chiarini

Ricordando Stefano Chiarini

(6 Febbraio 2007) Enzo Apicella
E' morto Stefano Chiarini, un giornalista, un compagno,un amico dei popoli in lotta

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PER UN PROGETTO COMUNISTA, PER UN POLO AUTONOMO DI CLASSE

documento della minoranza al I° congresso regionale veneto del prc (quinta parte)

(30 Novembre 2002)

INDICE

Premessa [ leggi... ]
1. Introduzione [ leggi... ]
2. I capitali nel veneto: tanti interessi in una regione sola [ leggi... ]
3. Il vento dell'ovest: gli interessi imperialistici della borghesia veneta [ leggi... ]
4. I lavoratori in veneto: una regione a forte concentrazione operaia, una regione con una classe fortemente disgregata [ leggi... ]
5. La piccola borghesia tra paura e ribellione: padroncini, contadini e commercianti nell'integrazione europea [ leggi... ]
6. Centrosinistra e centrodestra: i due poli della borghesia veneta [ leggi... ]
7. Tra concertazione e lotta di classe: movimenti e sindacati di fronte alla fase [ leggi... ]
8. Tra accordi e movimentismo, un partito collassato: il prc nel veneto [ leggi... ]
9. Per una politica marxista rivoluzionaria dei comunisti veneti: la nostra proposta [ leggi... ]


9. PER UNA POLITICA MARXISTA RIVOLUZIONARIA DEI COMUNISTI VENETI: LA NOSTRA PROPOSTA

9.1 E' probabile che la maggioranza del proletariato di quest'area del paese, concentrata nelle piccole e medie imprese, non avvierà importanti cicli di lotta né per primo né da solo: diversi e complessi sono i lacci e laccioli che ostacolano la mobilitazione e lo scontro di classe. La piccola dimensione aziendale; la condivisione tra padronato e lavoratori degli stessi luoghi di relazione, il paese, il quartiere, l'osteria, la parrocchia; una presenza sindacale debole e concertativa: questi sono tutti fattori, insieme a quelli che abbiamo già osservato precedentemente, che favoriscono il controllo del territorio da parte della borghesia. Altri settori di classe, in presenza di un intreccio di fattori oggettivi e soggettivi, potranno più facilemente spezzare il controllo sulla classe: i lavoratori della media-grande impresa; il pubblico impiego; i Comitati di lotta popolari (contro i ticket, il caro trasporti, per il diritto alla casa, per i servizi nei quartieri popolari, etc).

9.2 Certamente il più forte fattore di accelerazione della dialettica tra le classi è la crisi capitalistica mondiale, che in questi mesi sta dilagando in Europa e in Italia. La modifica del "Patto di stabilità e di sviluppo" potrà avere una funzione stabilizzatrice rispetto alla crisi economica, attraverso investimenti pubblici infrastrutturali e interventi di sostegno alle imprese, ma non riuscirà ad invertire il ciclo. Gli effetti congiunti della stagnazione in Germania e del rafforzamento dell'Euro già comportano un crollo delle esportazioni italiane, con il conseguente crollo del PIL e delle entrate fiscali. La crisi spinge verso un nuovo contenimento del disavanzo, tagli del salario sociale e privatizzazioni dei servizi pubblici, aumento delle tasse e del costo dei servizi, attacco ai diritti sindacali dei lavoratori, ulteriore precarizzazione della forza lavoro. L'ipotesi di nuovi compromessi e patti neocorporativi si scontrano con l'acutizzarsi della lotta di classe.

9.3 Il principale compito dei comunisti è lavorare per la ricomposizione della classe: rilanciare un nuovo ciclo di lotte ed impedire che sue componenti siano risucchiate in altri blocchi sociali, siano essi regressivi o modernizzatori. In questi anni si è spesso guardato ad alcuni settori della piccola borghesia, politicamente molto attivi, come fattori fondamentali su cui agire per ricostruire un blocco sociale antagonista al capitale in Veneto. Ma questi ceti sociali si muovono in una dinamica anticapitalista solo se incontrano una classe combattiva, solo se per loro è possibile agganciarsi a lotte di classe che prefigurano una società alternativa, cioè solo se trovano una classe autonoma dalla borghesia, un partito comunista in grado di compattarla e di progettare la transizione. Un'autonomia della classe che è necessaria anche per disarticolare l'offensiva della destra populista e liberista, che utilizzano il disagio di questi settori per contrapporli alle lotte operaie.

9.4 Per questo i comunisti devono far leva su settori di classe più combattivi e strutturati, nei conflitti e nelle crisi che si produrranno, per collegarli fra loro, stringere il fronte di classe, permettere nuovi legami ed una più ampia circolazione delle lotte.

- Rilanciare le contraddizioni fra le pratiche concertative del sindacato e le lotte avvenute nei grandi stabilimenti. Nel corso del 2001 e del 2002, i lavoratori della Zanussi, della Fincantieri, dei trasporti, delle poste e delle ex municipalizzate, come di tante altre imprese medio grandi hanno espresso delle lotte molto avanzate contro la flessibilità, per la sicurezza nei posti di lavoro, per la difesa dello Statuto dei lavoratori.

- Non isolare i lavoratori del Pubblico impiego (Scuola, Sanità, Enti), che sono e saranno sempre di più protagonisti di lotte importanti, per gli effetti della crisi economica sulle manovre di bilancio, ma che spesso rischiano di muoversi su tempi, tematiche e modalità tendenzialmente diverse dagli altri comparti.

- Favorire la costituzione di Comitati di lotta in grado di coinvolgere larghe masse popolari, lavoratori e studenti nella difesa del salario sociale, della scuola pubblica, dell'ambiente. Sarà compito dei militanti comunisti collegare sul terreno programmatico ed operativo questi Comitati al movimento complessivo. Queste esperienze sono tanto più importanti in quanto permettono di raggiungere settori di classe e di sottoproletariato difficilmente raggiungibili per la loro disgregazione soggettiva e territoriale.

- L'integrazione dei lavoratori migranti nelle lotte operaie è di importanza strategica, per evitare pericolose divisioni etniche della classe. Se da una parte è fondamentale inserire nelle piattaforme le rivendicazioni di questo settore di classe (contro il razzismo, per il diritto alla casa, per i diritti politici, contro la legislazione antimmigrati), coinvolgendo nella lotta per i loro diritti tutti i lavoratori, dall'altra è importante evitare un "soggettivismo" che li separi dagl'altri lavoratori (scioperi dei migranti, sindacati per migranti, ecc).

9.5 Nel movimento noglobal e in quello contro la guerra il PRC ha fondamentalmente mediato fra le diverse tendenze, galleggiando nel movimento, in una tattica elettoralistica e alla fine perdente. Riteniamo che altro deve essere il compito dei comunisti: non l'adattamento al movimento, alla sua coscienza e alle sue parole d'ordine, ma l'offerta di un punto di vista marxista rivoluzionario, un metodo che sia in grado di portare l'antagonismo di massa in una strategia anticapitalista, coniugandolo con le lotte operaie. Una battaglia di egemonia contro le tendenze borghesi, riformiste e anarchiche presenti nel movimento, un'azione capace di raggruppare la classe e di compattarla, per permettere di rispondere adeguatamente alla crisi capitalista. Per questo è importante sottolineare i conflitti interimperialisti in corso, soprattutto nelle mobilitazioni contro la guerra, per evitare il consolidarsi nella classe di posizioni antiamericane strumentali ad un rafforzamento del blocco imperialista europeo. Per questo è importante cogliere la prospettiva mondiale assunta dal movimento no global, offendo una risposta adeguata a questo livello: non una nuova soggettività politica europea, ristretta ai confini del blocco continentale, ma una nuova internazionale marxista rivoluzionaria, in grado di combattere la spirale della guerra imperialista, imponendo una rottura del modo di produzione capitalista e costruendo una transizione socialista.

9.6 La presenza dei comunisti in queste lotte deve essere segnata da una piattaforma programmatica: un metodo di lotta che a partire da rivendicazioni immediate, cioè dalla coscienza espressa dalla classe, inserisce parole d'ordine che rendano evidente la necessità di porre in discussione la proprietà capitalistica, l'obbiettivo della costruzione di una società socialista. Le stesse rivendicazioni programmatiche devono essere strettamente associate ai processi di autorganizzazione dei lavoratori (Assemblea dei delegati eletti su base democratica, Coordinamento dei delegati, Coordinamenti di comitati di lotta), all'avanzamento della classe nel suo complesso e non solo delle sue avanguardie. Una piattaforma a cui occorre ancorare i militanti comunisti, che in tutti gli ambiti di intervento (organismi sindacali, socialforum, Comitati di lotta, RSU), devono porre al centro dell'iniziativa la conquista della maggioranza della classe e l'unificazione del blocco di classe.

9.7 Strettamente legato al programma è la costruzione dell'indipendenza politica della classe, un polo politico autonomo dai partiti espressione delle diverse frazioni della borghesia. Questa scelta strategica non esclude, quando necessario, la ricerca di un'unità di azione, al di fuori da ogni settarismo, con le organizzazioni del movimento operaio, siano essi riformiste o centriste, e con quelle forze che si pongono su un terreno di critica al sistema capitalista, sulla base della difesa degli interessi dei lavoratori. Ci battiamo pertanto per la costruzione di poli di classe nei comuni, nelle province e nella regione, a partire dalla presentazione indipendente di liste del Partito alle elezioni amministrative e politiche, della fine di ogni politica di collaborazione di classe nelle giunte di centrosinistra.

9.8 Nel mondo sindacale è importante rilanciare e approfondire la correzione anticoncertativa della Fiom e della Cgil, stabilizzare e rilanciare la pratica unitaria dei sindacati di base. Il processo di rifondazione di un sindacato di classe non passa attraverso scelte verticiste e politiciste di piccole organizzazioni. Al contrario, attraversa le lotte e la maturazione di una nuova generazione operaia, la crescita della coscienza dell'autonomia della classe. Per favorire questo processo il compito dei comunisti in questa fase è la costruzione di comitati di azienda e coordinamenti territoriali di delegati e lavoratori, che al di fuori di ogni settarismo di organizzazione, costruiscano piattaforme di classe a partire dai posti di lavoro. Non lasciare la lotta nelle mani dei sindacati confederali, ma collegare le lotte e ricomporle in una vertenza generale in difesa degli interessi di tutti i lavoratori.

9.9 In questi mesi abbiamo di fronte la gravità e la complessità dell'attacco sferrato dal Governo e dal padronato: all'articolo 18, previdenza (Fondi Pensioni), sanità (ticket e mutue), scuola pubblica (legge Moratti e buoni scuola), flessibilità selvaggia contro i giovani lavoratori (Libro bianco, Statuto dei lavori), legislazione anti-immigrati, contrattazione (ccnl e nuove gabbie salariali). Pur valutando la scelta della direzione Cgil di non negoziare l'articolo 18 una scelta giusta, sappiamo che contro queste politiche non bastano scioperi simbolici, che è necessario costruire scioperi prolungati sino al ritiro delle deleghe e dei disegni governativi. Di fronte ad un attacco straordinario, si può vincere se si imbocca una strada nuova e straordinaria: si può sconfiggere questo attacco, se si assume la sua complessità, la necessità di abbattere ora il governo Berlusconi, senza subordinare l'azione di classe alla necessità di ricomposizione politica del centrosinistra. Anche per questo il referendum per l'estensione dell'articolo 18 deve essere strettamente legato alle lotte della classe, alla costruzione di una piattaforma generale adeguata al livello del conflitto. I comunisti individuano nella proposta di istituzione e generalizzazione di casse di resistenza, autonomamente gestite dai lavoratori in lotta, una forma organizzativa che rappresenta un salto qualitativo nelle lotte del proletariato di questo paese e di conseguenza si impegnano a sostenerle a fianco dell'iniziativa autonoma della classe.

9.10 La devastazione dell'ambiente e delle condizioni di lavoro che il capitale produce, in cui si intrecciano sempre più strettamente questioni sociali e questioni ambientali, rendono sempre più inadeguati e impotenti tanto gli approcci meramente etico culturali quanto le tradizionali politiche di riformismo verde. Oggi i movimenti ambientalisti sono di fronte ad una duplice sfida: da un lato riuscire ad allargare ed unificare la propria base sociale, integrando bisogni e domande dei diversi soggetti che sono vittime delle tendenze distruttive del capitale; dall'altro riuscire a formulare obbiettivi di lotta ed una prospettiva credibile. Ciò è possibile soltanto in un'ottica anticapitalista: un nuovo modello di sviluppo, infatti, non sarà possibile senza un nuovo modo di produzione, ossia senza passare per il rovesciamento del capitalismo. Per questo i comunisti operano per evitare il conflitto fra i lavoratori delle imprese inquinanti ed i comitati per la salvaguardia dell'ambiente, fra gli interessi della classe e quello della popolazione, come spesso è avvenuto nella lunga vicenda di Porto Marghera. Un risultato che può essere conseguito costruendo una piattaforma di lotta per espropriare sotto controllo operaio il padronato criminale (quasi sempre consapevole delle conseguenze delle sue scelte produttive), salvaguardare il territorio come il diritto al lavoro delle persone, contrastare l'azione dei sindacati corporativi e concertativi.

I comunisti non si propongono la prospettiva di un nuovo centrosinistra, di gestire per conto del capitale lo stato borghese, a tutti i livelli dal governo ai comuni, con la conseguenza di stabilizzare il sistema capitalista a spese degli interessi dei lavoratori, né la prospettiva di un'Europa sociale e imperialista, promossa dalla socialdemocrazia europea.

I comunisti, salvaguardando la propria indipendenza politica ed organizzativa, esprimono nelle lotte e nelle assemblee legislative, dal parlamento ai consigli comunali, la prospettiva del rovesciamento del modo di produzione capitalista, per superare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, per evitare la barbarie della guerra e dei conflitti fra poli imperialisti.

I comunisti lottano per la conquista egemonica della maggioranza della classe, per uno sbocco socialista dei processi rivoluzionari, per una prospettiva di liberazione che attraverso la democrazia proletaria permetta la socializzazione dei mezzi di produzione e il superamento della divisione in classi della società, nella prospettiva di una società comunista.

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