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Salvate la Sanità

Salvate la Sanità

(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
Secondo Monti il sistema sanitario nazionale è a rischio se non si trovano nuove risorse

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Siamo stanchi!!

Sull’ennesima morte sospetta all’ospedale di Vibo Valentia.

(8 Dicembre 2007)

Era il 17 novembre del 2003 quando la piccola Benedetta Vignarolo, a soli 7 anni, chiudeva per sempre i suoi occhi da bambina a causa di uno shock anafilattico provocato dall’incapacità e dalla superficialità di due medici. Il 19 Gennaio del 2006, invece, entrava in coma per poi spegnersi dopo circa una settimana di agonia la giovane Federica Monteleone, ufficialmente per le complicazioni di un tragico incidente anche se più di un dubbio rimane. Il 5 Dicembre del 2007 dobbiamo aggiungere a questa infausta lista l’ennesima vittima della “(cosa)nostra” sanità.

Si chiamava Eva Ruscio, viveva a Polia con la sua famiglia, frequentava l’Istituto Magistrale di Vibo Valentia e aveva tanti, tantissimi sogni nel cassetto che, purtroppo, non potrà mai realizzare.

E la lista potrebbe continuare se solo avessimo il coraggio di citare tanti casi sospetti di persone uccise in non così tenerà età… Ancora una volta ci chiediamo: perché? Perché questa serie di episodi tragici si concentra nel nostro ospedale?

Di queste situazioni SIAMO STANCHI!

Siamo stanchi di vedere i nostri medici preoccuparsi più della politica che dei malati, più della carriera che del loro dovere; siamo stanchi di vedere i nostri medici seduti nelle Amministrazioni locali o al timone di aziende private; siamo stanchi di subire impotenti le conseguenze della loro superficialità; siamo stanchi di vedere la gente costretta a chiedere per favore ciò che invece le dovrebbe essere dovuto per diritto; siamo stanchi di assistere alle migrazioni di un popolo costretto ad andare a curarsi via da Vibo per la paura, più che fondata, di un’ennesima tragica fatalità o, come minimo, di una diagnosi tirata ad indovinare; siamo stanchi di vedere la sanità nelle mani dei politici e dei massoni, che fanno i loro sporchi giochi sulla pelle di chi soffre; siamo stanchi di asciugare le lacrime dei coccodrilli della nostra classe politica che designano, senza altro metro di giudizio se non quello della spartizione del potere, i dirigenti sanitari che a loro volta nominano, con gli stessi criteri, i primari che a loro volta… e così via, fino ai lucrosi affari degli appalti alle ditte private per la ristorazione e la pulizia dei reparti.

Un anno fa, dopo la morte di Federica Monteleone, il consigliere regionale Pietro Giamborino si doleva: «Siamo tutti colpevoli a partire dalla politica, perché risulta incapace a risolvere i problemi politici nel tutelare e realizzare i diritti di ciascuno e di tutti. Nel campo medico sono colpevoli quei medici, che privilegiano la lite politica a scapito della missione e della sensibilità medica […] – e ancora – nel grido di dolore che ci coglie tutti […] è bene non far seguito alla politica vuota di sole parole, occorre invece preoccuparsi sul come fare funzionare meglio la sanità in Calabria […]. Se la sanità non funziona per come si deve, è anche colpa nostra, della politica e delle istituzioni responsabili che poi non possono lamentarsi e apparire come vittime, “parti civili” di una situazione che tutti abbiamo contribuito a determinare nel corso dei tempi».

Ebbene, che insegnamento trarne? Che allora, come forse accadrà anche oggi, si prova a far passare nella coscienza collettiva di un corpo sociale già stremato dalle inefficienze delle istituzioni il «tutti colpevoli, nessun colpevole», ben noto ai politicanti di vecchia data. Che la politica, a detta di un suo alto esponente regionale, è «incapace a risolvere i problemi politici e a tutelare i diritti» di tutti. Che la politica, infine, ammette le sue colpe, se ne pente e si propone di porre rimedio, domani, alle malefatte di ieri e di ancora oggi: il clientelismo onnipresente, soprattutto nella sanità, e l’inadeguatezza di tanti a svolgere il proprio lavoro; l’incompetenza dei dirigenti, scelti solo per occupare un posto di potere utile per fini diversi da quelli per cui dovrebbero essere scelti; l’incapacità della politica di risolvere i problemi (sic!!!), si trattasse anche solo di far arrivare i fondi pubblici là dove ce n’è più bisogno, invece di disperderli nelle tasche dei soliti noti o di assumere nel settore pubblico lavoratori più capaci con procedure trasparenti e di vigilare sul loro operato.

Eravamo contenti, un anno fa, che l’On. Giamborino si proponesse di non proseguire nella politica vuota delle parole e di far funzionare meglio la sanità in Calabria, ma ancora una volta dobbiamo constatare come quelle fossero solo promesse, belle parole, ad effetto, sull’onda della commozione e dello sdegno generali, ma come al solito solo parole… Per onorare la memoria di Benedetta, di Federica, di Eva e di chissà quante altre vittime innocenti passate sotto silenzio, poiché non abbiamo (noi inteso come comunità “civile”) recato onore al suo corpo, dobbiamo fare in modo che cose del genere non succedano più. E Lei, On. Giamborino, mantenga la sua parola: la traduca in fatti concreti! Noi gliela ricorderemo, qualora dovesse dimenticarsene… un’altra volta.

http://unitacomunistavibovalentia.blogspot.com

Unità Comunista – Vibo Valentia
Aderente al coordinamento nazionale per l’unità dei comunisti.

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