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(20 Settembre 2009) Enzo Apicella

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(No basi, no guerre)

Per fermare la base di vicenza occorre contrastare anche il crescente militarismo italiano ed europeo.

(14 Dicembre 2007)

La lotta portata avanti a Vicenza contro la costruzione di una nuova base militare americana, costituisce un sorprendente esempio di mobilitazione popolare. Colpisce che il suo carattere di massa si coniughi con la spinta a non lasciarsi incantare dai tavoli della mediazione istituzionale. Scontrandosi con un palazzo sempre più sordo alle istanze di massa, i vicentini hanno sviluppato una sana diffidenza verso chi fa il pontiere tra il movimento e le amministrazioni. Per questo hanno esplicitamente rifiutato di partecipare al corteo di lotta e di governo del 20 ottobre. Una lucidità notevole, che però ancora non basta a garantire la vittoria di una lotta esemplare. Per capire il perché, occorre mettere a fuoco la vera posta in palio. E’ certo evidente a tutti che, per la prima potenza del pianeta, Vicenza ha un valore strategico irrinunciabile. Ciò, in un contesto in cui la proiezione bellica è soprattutto rivolta verso oriente, dove si concentrano le occupazioni imperialiste (Iraq e Afghanistan) e dove sono in preparazione nuove aggressioni (vedi l’Iran). Per non dire della necessità di mostrare i muscoli nei confronti di potenze emergenti o risorgenti, come Cina e Russia.

Ma, attenzione, se il governo italiano avalla il disegno statunitense su Vicenza, non è per mera subordinazione al potente alleato. Anche l’Italia è coinvolta nelle dinamiche belliche e militariste in atto e con un ruolo sempre più forte. La stessa Vicenza infatti, oltre ad essere sede di altre basi statunitensi ospita anche la base della gendarmeria europea fortemente voluta dai governi italiani.

Non è certo un caso che l’ultima finanziaria abbia portato con sé un ingente aumento delle spese militari, senza che nessuno a sinistra si sia veramente opposto (la minoranza critica di Rifondazione si è limitata ad abbandonare l’aula). Ed è di questi giorni la notizia che l’Italia ha assunto il comando della missione NATO in Afghanistan. Ora, contrariamente alle affermazioni ridicole dei partiti della sinistra radicale, il bellicismo è perfettamente coerente con il programma elettorale dell’Unione. Che propugnava la centralità della NATO, nel quadro di una alleanza con gli USA indissolubile, ma riequilibrata dal rafforzamento, anche militare, dell’Europa.

E’ in questo senso che si muove la proposta di D’Alema di unificare i comandi militari in Afghanistan, incorporando la missione USA in quella, più collegiale, della NATO. Naturalmente, il Pentagono non ne vuole sapere non accettando limiti alla propria egemonia militare, ma è un’indicazione del tentativo italiano di darsi una linea più indipendente in politica estera. Il che vuol dire pesare di più nelle aggressioni imperialiste in atto ed in quelle future.

Dunque il problema non è quello di invocare un’Italia sovrana, ma di contrastare in ogni sua forma l’imperialismo e la sua logica bellica. Fin quando questa logica prevarrà, continuerà la devastazione dei territori, perché le esigenze belliche richiederanno sempre nuove basi. A poco varranno argomenti del tipo “questa città d’arte non deve essere deturpata” o “la biodiversità di quest’area non può essere compromessa”. Alla militarizzazione dei territori si affiancherà pure la militarizzazione delle coscienze. Sono sempre più celebrati i soldati e sempre più spazio ha l’osceno spettacolo delle parate militari.
Questa dunque è la posta in gioco a Vicenza: i 3 giorni di mobilitazione europea cercano di allargare lo sguardo oltre la città, creando alleanze a livello internazionale con chi svolge lotte simili. Ma il problema riguarda tutti. Vicenza ha lavorato per noi, dando un nuovo impulso alla mobilitazione contro la guerra. Ora siamo noi a dover lavorare per Vicenza, per una sua vittoria, base per ulteriori successi futuri. Questo vuol dire generalizzare la lotta. Cioè: creare una Vicenza ovunque vi sia una base militare, lottare conto l’aumento delle spese belliche ed il rifinanziamento delle missioni di guerra italiane. Di più, significa non lasciare sole le lotte degli immigrati, parte integrante del proletariato italiano molti dei quali sono fuggiti dai paesi sfruttati dalle imprese e/o aggrediti dagli eserciti dell’Italia e degli altri paesi imperialisti,. Perché la lotta contro l’imperialismo non può che essere complessiva, soprattutto quando la sua bandiera è il tricolore.

Sosteniamo la lotta contro la costruzione della nuova base, partecipiamo tutti alla manifestazione del 15 dicembre a Vicenza per dare ad essa una forte connotazione internazionalista, antimilitarista ed antigovernativa.

COLLEGAMENTI INTERNAZIONALISITI
(Alternativa di Classe, Collettivo Internazionalista, Comitato di lotta internazionalista, Corrispondenze Metropolitane, Gruppo Comunista Rivoluzionario, Pagine Marxiste,Red Link)

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