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Kosovo e questione nazionale

La strategia di guerra è semplice. Alimentare i nazionalismi più reazionari e fascisti per accelerare così la caduta di questa unione di repubbliche.

(14 Dicembre 2007)

Nel giornale basco “Gara”, le interessante riflessioni di un militante della sinistra basca sulla questione kosovara.

E’ evidente, in pieno XX secolo, che la questione balcanica ha scatenato e scatena numerosi conflitti politici tra le comunità che fanno parte di questa estesa regione. Questi conflitti hanno provocato dolore, tensione e odio tra le etnie, ma per comprendere questa questione è necessario risalire ad alcuni anni fa.

Sembra incomprensibile il fatto che, di punto in bianco, differenti popoli che hanno convissuto pacificamente possano scatenarsi in forme di odio etnico, culturale e religioso. Così è scoppiata la guerra dei Balcani, ma tutto trova una spiegazione.

Sono innanzitutto evidenti gli interessi economici e strategici (collegamento tra Asia ed Europa per il trasporto del gas e di altre materie senza dover passare dalla Russia) che la NATO e altre potenze avevano ed hanno nella zona. E’ il motivo che ha provocato l’esplosione della Jugoslavia. Una Jugoslavia fondata da Tito, in cui i residenti godevano di un benessere sociale mai conosciuto, in cui i lavoratori (raggruppati nelle leghe comuniste delle rispettive repubbliche) gestivano le fabbriche mediante assemblee partecipative.

Perché hanno fatto esplodere la Jugoslavia? A parte gli interessi prima menzionati, dopo la caduta del blocco socialista, la Jugoslavia si è rifiutata di accettare il modello neoliberale che le volevano imporre. L’Occidente, guidato da Helmut Kohl, aveva un sassolino nelle scarpe che doveva eliminare: la Jugoslavia.

La strategia della guerra è semplice: alimentare i nazionalismi più reazionari e fascisti per accelerare in tal modo la caduta di questa unione di repubbliche. Così, ad esempio, sono stati armati Franjo Tudjman in Croazia (erede politico del dirigente nazista Ante Pavelic) o Alija Izetbegovic in Bosnia (un musulmano anticomunista), che sulla base di pulizie etniche hanno proclamato l’indipendenza (o per meglio dire, la dipendenza dal capitalismo) dei loro rispettivi territori.

E così arriviamo alla “crisi serba”. Citerei una battuta non priva di ragioni: in che cosa la Serbia è simile ad un telefono mobile? Nel fatto che ogni anno tirano fuori un modello più piccolo. Battute a parte, i filo-fascisti della NATO hanno preso l’impegno di cancellare dalla carta geografica la Serbia, che si rifiutava di accettare. Per questo dovevano seguire la strategia che tanto successo ha avuto negli anni 90.

Dobbiamo tenere in considerazione che attualmente la Serbia è formata da tre province autonome: Serbia Centrale, con capitale Belgrado e a maggioranza serba, Vojvodina, con capitale Novi Sad e a maggioranza serba e ungherese, sebbene formata da 11 etnie differenti, e Kosovo, con capitale Pristina che, senza dubbio rappresenta la provincia alla moda.

Il Kosovo è una provincia autonoma del sud della Serbia, occupata da coloni albanesi (se Enver potesse vedere...) e dalla minoranza serba, una minoranza continuamente massacrata e torturata nel proprio paese da dominatori stranieri (come mi ricorda l’imperialismo spagnolo con il fatto di Nafarroa...). All’avanguardia di questo massacro si trova l’UCK, formazione guerrigliera di ideologia fascista e di affari mafiosi.

E chi arma questi “liberatori”? Naturalmente quelli prima citati: NATO, CIA, Germania, Unione Europea... con il beneplacito dell’ONU. Vedendo che questa strategia di lotta criminale non funziona, si inventano il gioco democratico, trasformano in loro protetti gli albanesi del Kosovo, si riempiono la bocca della scusa del “diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli” (e dico io, Euskal Herria, Catalunya, Corsica o Kurdistan?). Per non sbagliare, collocano al potere l’ex guerrigliero Hashim Thaci per avere tutto sotto controllo. Così il Kosovo potrà avviarsi lungo il prospero cammino della “libertà e dell’indipendenza”. Così supererà l’oppressione dei “criminali serbi”.

In quanto membro del movimento giovanile, di solidarietà e internazionalista, mi piacerebbe cogliere l’occasione per denunciare questa farsa indipendentista kosovara. Mi piacerebbe denunciare questo nazionalismo reazionario, fascista e borghese.

Lottiamo per una Euskal Herria libera, socialista, unificata, euskaldun, anticapitalista, solidale e internazionalista. Lottiamo tutte e tutti per la nostra indipendenza, ma non a qualsiasi prezzo.

27/11/2007

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose7n07-002359.htm
Articolo originale in: http://www.gara.net/paperezkoa/20071127/50418/es/Kosovo/y/la/cuestion/nacional

Ibai Trebiño, membro di Kamaradak Sarea

Fonte

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