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Bassolino cerca riparo dal cumulo d’immondizia che sommerge le carriere di politici e tecnici

(7 Gennaio 2008)

Non fa bene al suo presente e al suo passato Antonio Bassolino, Governatore da otto anni otto della Regione Campania e Sindaco di Napoli dal lontano 1993, a cercare riparo sopra il cumulo d’immondizia che prima di soffocare territorio e vita di gente comune sommerge le carriere di politici e tecnici. Le sue tardive lacrime sono a effetto, roba da sceneggiata, più in linea col chiagn’ ‘e fott che col ravvedimento. E comunque alla maniera berlusconiana lui dice: ‘‘Non lascio‘‘. Imperdonabile e strafottente, come la politica del Palazzo diventata politica dei Principi. Nella lettera pubblicata stamane sul quotidiano ‘La Repubblica’ si susseguono giustificazioni che non giustificano il suo ruolo politico prima di sindaco poi di presidente regionale in una zona sì incancrenita da una malavita fra le più aggressive, ma non per questo destinata a essere accettata e aiutata come faceva la peggiore Democrazia Cristiana. E prima di lei il fascismo e i ministri giolittiani.

Compito dei politici dalla Mani Pulite in quel Pci dove, oltre trent’anni or sono Bassolino iniziava a militare, era denunciare e combattere la malavita organizzata non assecondarne attività collaterali e in molti casi primarie come mostrano recenti indagini della Magistratura sugli appalti assegnati dal Consiglio regionale campano. Ricordiamo l’inquietante intervista rilasciata dal Governatore oltre un anno fa a Report e i suoi stizziti commenti a telecamere credute spente, che invece riprendevano gli improperi rivolti al cronista. Alla maniera d’un Viceré Bassolino si sentiva vittima di lesa maestà e sbiliava livoroso. Anche nella missiva odierna, che dovrebbe servirgli da giustificazione, non riesce a trattenere l’acredine contro ‘‘i comitati civici, ambientalisti fondamentalisti, vescovi antirifiuti-demonio – ma come non era amico del cardinale Giordano e baciava l’ampolla di San Gennaro? - disoccupati organizzati‘‘ mostrando lo snobismo mutuato dal suo mallevadore D’Alema contro il popolo bue. Di cui s’apprezza la mansuetudine in mandria, e si soffre l’impatto massiccio in caso abbrivio.

Bassolino afferma che ‘‘... in questi anni nella nostra regione sull’opposizione ai termovalorizzatori e alle discariche si sono costruite carriere politiche e fortune elettorali‘‘. Ma va. E lui dov’era? Sembra fatto d’un’altra pasta come se quelle carriere non le conoscesse né gli appartenessero certe frequentazioni, prossimità e alleanze politiche. Perché il problema non è solo non aver realizzato in tre anni e mezzo – quarantadue mesi, milleduecentocinquanta giorni – il decantato termovalorizzatore quanto giustificarlo col fallimento altrui. E anziché avere il buon gusto del silenzio e del cupio dissolvi, ora recita il mea culpa cattolico del ‘così fan tutti’ coll’ipocrita chiosa ‘‘in questo momento sento il dovere di portare avanti con fermezza la battaglia di civiltà condivisa da tutti gli italiani‘‘. Con buona pace di scontri, cariche, tiriamo a campare e tutta la Gomorra che resta.

7 gennaio 2008

Enrico Campofreda

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