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(12 Agosto 2011) Enzo Apicella

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    Detassazione: un favore alla confindustria, un danno per lavoratori, pensionati, contribuenti

    (10 Gennaio 2008)

    Parte oggi la sciagurata trattativa per detassare i salari. Si parla di circa cento euro procapite per lavoratori dipendenti. Una stima approssimativa del costo sarebbe di circa venti miliardi di euro, una somma enorme che verrebbe sprecata per apportare un sollievo modestissimo alla condizione dei lavoratori e delle loro famiglie. In vista di questo possibile piccolo aumento delle retribuzioni nette l'Italia oligopolistica che controlla i prezzi si è già messa in moto e tutto è già aumentato. Una somma enorme per ricadute individuali esigue che produrrà un altro devastante effetto: l'esclusione dei pensionati da ogni possibile miglioramento della loro condizione di vita, miglioramento che, a differenza dei salari, può avvenire soltanto attraverso risorse della fiscalità generale.

    Un'operazione fallimentare, suicida per il Sindacato, che verrebbe pagata a carissimo prezzo. Il c ontratto collettivo nazionale di lavoro cesserà di esistere come strumento regolatore dei livelli retributivi. Al suo posto la cottimizzazione stile Thissen Krupp del salario con orari e ritmi di lavoro forsennati che aumenteranno i morti, i feriti, i mutilati.

    Andare in azienda sarà come andare in guerra con lavoratori la cui prospettiva prossima sarè l "individual contracts" cioè la personalizzazione del suo rapporto di lavoro in rottura e non più in solidarietà con i suoi compagni di reparto, di fabbrica. Questo avverrà in Italia un Paese con milioni di aziende sotto i dieci dipendenti che sono generalmente prive di tutele sindacali e che non avranno più la regolazione del contratto nazionale di lavoro.

    La detassazione esonera le imprese italiane dalla responsabilità di corrispondere miglioramenti a livelli salariali di tipo asiatico. Scarica l'onere sullo Stato, cioè sui contribuenti, e compie un'operazione che rompe le regole del mercato a livello europeo prefigurandosi come una immensa beneficiata alle imprese italiane furbescamente concepita per evadere le regole della Comunità Europea. Distrugge ideologicamente il contratto collettivo nazionale di lavoro ed apre una fase nella storia delle relazioni industriali in cui ogni singolo lavoratore sarà solo difronte alla impresa. Questo dopo oltre un secolo di solidarietà e coesione stabilita dalla comune appartenenza allo stesso ccnl.

    Che questo scempio, questo pesante tratto di penna che cancella decenni di lotte sindacali, possa avvenire attraverso il concorso attivo della CGIL e con tutta la sinistra al governo è davvero sconcertante e desolante.

    Purtroppo avverrà perchè gli accordi sono già stati pattuiti già dall'indomani del famigerato protocollo del 23 luglio che colloca il lavoro a tempo determinato al disotto della soglia stabilita dalla legge cinese sul lavoro.

    La minaccia di sfragelli, dello sciopero generale, è tutta rappresentazione teatrale per simulare una dialettica della lotta sociale inesistente, per coprire un accordo il cui unico beneficiario è Montezemolo che lascerà macerie in tanti campi a cominciare dal diritto del lavoro che ne uscirà stravolto e riportato all'epoca della prima industrializzazione inglese del cinquecento.

    La legislazione italiana del lavoro diventerà peggiore di quella garantita dal fascismo. Avremo milioni di persone stressate ed umiliate dal fatto che per raggiungere il minimo per la sopravvivenza dovranno rompersi l'osso del collo o la schiena come muli mentre Montezemolo farà schioccare la frusta della "produttività". Si apre l'era dell'operaio-mulo che dovrà penare duramente riuscire a mettere insieme i soldi per mangiare, vestirsi, alloggiare. Ma non deve avere alcun altro grillo per la testa!!

    Pietro Ancona

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