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Pace, lavoro e libertà

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(16 Ottobre 2010) Enzo Apicella
Manifestazione nazionale della FIOM

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(Contratto Metalmeccanici)

Bidone meccanici: sicuri di morire....di fame!

Una miseria scambiata con nessuna sicurezza ed un mucchio di straordinari.

(22 Gennaio 2008)

127 euro medi al V° livello, 300 euro sporchi per un vuoto contrattuale di sei mesi. Una miseria “scambiata” con più produttività e due giorni di straordinario obbligatorio regalati ai padroni.

Sullo sfondo, l'attacco conclusivo spacciato per riforma del contratto nazionale. Le compatibilità ed i vincoli di bilancio europei continuano ad imporre ad intere categorie di lavoratori contratti bidone, senza una parola sulla sicurezza, di cui in troppi si sono riempiti la bocca in queste ultime settimane di stragi “bianche “. Padroni, governo e sindacati inseguono la ripresa facendo pagare il conto anticipato agli operai, al loro salario ed alla loro pelle, nel silenzio complice della società politica e civile, interessata alla ristrutturazione del proprio sistema di comando. Per chi non ci stà, e prova con fatica, pur nella frammentazione e nello scollegamennto, ad opporsi, a protestare, ad organizzarsi, c ‘è pronto l’album della repressione: rapporti-sospensioni-licenziamenti.

Sembra una situazione senza sbocchi, che prefigura un prossimo futuro segnato dall'incrudimento della solita precarietà capitalista e dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro operaie.
Va concludendosi il lungo ciclo del riflusso proletario, che si è rimangiato diritti e conquiste dei passati decenni di lotte; la deregulation del lavoro salariato è il campo di coltura e crescita dei nuovi equilibri capitalistici del secolo attuale.

Alla faccia degli altri mondi possibili!
La verità è che questo è l'unico mondo possibile perchè questa società è storicamente determinata.., ma non sarà l'ultima!
Se è vero che lo sfruttamento va mondializzandosi, è vero anche che si mondializzano, ingigantendosi, le sue contraddizioni, in primis l’aumento numerico dei proletari, la loro concentrazione nella metropoli imperialista, la loro contaminazione migratoria.

Ma anche questa contraddizione non basta.
Il proletariato, se incosciente, può essere in competizione od in guerra al proprio interno, come sta accadendo in questa fase; ed allora?
Ed allora fuori da mitologie ed utopie romantiche, dobbiamo ricominciare a capire il mondo, a rimetterlo con i piedi per terra, a riavviare una prospettiva di cambiamento.

Bisogna, con urgenza, cominciare a collegare quelle avanguardie operaie che pure esistono e si pongono problemi generali, politici, rivoluzionari. Probabilmente, lo schiacciamento operaio di questi anni, l'isolamento, il silenzio della società civile, ma anche radicali ed episodiche lotte anche vittoriose, stanno producendo una riflessione ed una scissione favorevole ad un esito imprevedibile.
E per noi auspicabile

coordinamento per l'autonomia di classe-roma

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