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Sergio Cermeli: la resistenza al confine orientale.

(27 Gennaio 2008)

Nel “giorno della memoria” è usanza parlare solo della memoria accettata dal pensiero dominante. Si parla di Olocausto del popolo ebraico e di null’altro. C’è – infatti – da tenere in piedi un’alleanza politico-militare che ha a che fare con “le sorti dell’Occidente”. Resterebbe da spiegare la presenza forzata di un paese mediorientale (Israele) in questa alleanza.

Ma nel giorno della memoria è assai difficile sentir parlare di omosessuali, di zingari (questi poi, coi tempi che corrono!) di comunisti e patrioti (che spesso coincidevano nella stessa persona) i quali diedero la vita per liberare questo ingrato paese dal fascismo e dall’invasore nazista dai fascista definito “alleato”. Ricordare queste persone non è comodo perché potrebbero entrare di prepotenza nel dibattito politico-culturale italiano…per quel poco che ancora può valere.

Ad esempio, il trattamento riservato agli omosessuali spezzerebbe molte lance in loro favore in un dibattito intorno ai loro diritti; sugli zingari cadrebbero molti luoghi comuni che sono diventati “dati di fatto” nella feroce campagna mediatico-politica anti-rom degli ultimi tempi; sui comunisti ci sarebbe da svelare agli italiani, addormentati da decenni di consumismo miserabile, il contributo enorme che essi diedero per ridare presentabilità a questo paese nei confronti del mondo civile, dopo un ventennio tutto giocato contro l’Occidente delle “demo-plutocrazie” (che giustifico in parte anche un colonialismo criminale) e una torbida e bestiale alleanza con Hitler.

Sergio Cermeli

In questo giorno della memoria parliamo di una persona, un comunista, che diede un grande apporto alla Resistenza in una delle zone più calde delle operazioni militari durante il 2° conflitto mondiale, come fu il confine orientale d’Italia: Sergio Cermeli.

Il contesto familiare.

La famiglia di Sergio Cermeli è composta da 7 persone, lui compreso. I genitori sono Anna Vattovaz e Angelo Cermeli. I fratelli si chiamano: Giordano, Mario, Giovanni e Gottardo. Sua madre nasce a Sicciole/Secovlje, una località vicina Capodistria/Koper, il 10 luglio del 1890. Il padre di Sergio nasce a Grozzana di Trieste, un villaggio del Carso triestino, il primo di agosto del 1883.

La madre è una persona orgogliosa e tutta d’un pezzo, con una buona dose di coraggio. Si forma una coscienza politica e di classe: diventa comunista.

Angelo Cermeli, nasce in un contesto di paese, inserito in una zona rurale e profondamente contadina. Egli è credente, non abbraccerà mai alcuna esplicita fede politica.

Sergio nasce l’undici giugno del 1923 e cresce nel contesto di una famiglia proletaria triestina dei primi decenni del ‘900. Le condizioni economiche, di vita quotidiana e di lavoro non sono certamente facili: noterà Giordano, il fratello, che durante la sua gioventù lo sfruttamento padronale è forte, “dovendo lavorare con uno stipendio molto basso”. Inoltre, nel periodo fascista la politica governativa è “particolarmente feroce verso la classe operaia”. Sergio, fin da piccolo si fa notare per le sue capacità intellettuali, in particolar modo nelle scienze matematiche. E’ un bambino serio e studioso.

Nel giugno del 1935 ottiene il diploma presso il “Regio Istituto Magistrale Maschile” di Trieste che possiamo ritenere un diploma della scuola dell’obbligo. Con grossi sacrifici economici la famiglia sceglie di farlo studiare. Nel 1939 presso il “Regio Istituto Magistrale Duca d’Aosta” ottiene il diploma per accedere al corso superiore dell’Istituto stesso, mentre nel ’41 otterrà il quello di abilitazione Magistrale. Attraverso le sue pagelle possiamo farci un’idea delle competenze acquisite negli anni trascorsi al “Duca d’Aosta”. Egli eccelle in lingua Francese, filosofia, pedagogia, diritto, storia ed economia. Con il diploma Magistrale, ottiene una cattedra di maestro in una scuola del circondario. Nel 1942, però, abbandona la professione, sostiene un’esame presso il “Regio Liceo Scientifico Guglielmo Oberdan” di Trieste e si iscrive alla Facoltà di Scienze dell’Università di Padova, per ottenere la Laurea in Matematica. Presso l’Università patavina sosterrà 2 esami, uno nel maggio e l’altro nel giugno del 1943.

La militanza.

A 16 anni Sergio Cermeli inizia ad organizzare fra gli studenti coetanei, gruppi giovanili antifascisti. Siamo nel periodo in cui il fratello Giordano è arrestato dai fascisti e detenuto per 3-4 giorni. L’arresto è in relazione all’organizzazione da parte del fratello di uno sciopero di alcune centinaia di disoccupati che chiedono lavoro e un miglioramento delle condizioni di vita con conseguente corteo davanti alla Prefettura. Nell’agosto del 1941 Oskar Kovacic; – dirigente dell’OF (Fronte di Liberazione Sloveno) - è a Trieste.

Ha il compito – che poi altri continueranno – di organizzare il movimento fra gli Sloveni in collegamento col PCI. Sergio Cermeli insieme a Bruno Zanghirella daranno il loro fondamentale contributo. Cermeli frequenta Pola con la scusa di visitare una parente e invece continua l’opera di interconnessione coi partigiani istriani e con giovani che poi passeranno a Trieste e saranno nei G.A.P., i Gruppi di Azione Patriottica, come Aligi Pezzali. La prima volta che Sergio viene fermato e trattenuto dai fascisti è insieme al fratello Giordano.

E’ il febbraio del ’43. Prima di ciò, avevano concordato una versione da raccontare nel caso fossero stati catturati. Una versione identica, di modo che, nelle loro speranze, non avrebbero generato sospetti. Vengono sentiti separatamente. Giordano è il primo ad essere interrogato e si accorge che i fascisti sanno già qualcosa, frutto del lavoro degli informatori, e durante l'interrogatorio cambia leggermente la sua versione dei fatti.

A questo punto c'è la necessità di comunicare col fratello per evitare di fare insospettire troppo i loro carcerieri, visto che stavano emergendo le prime discrepanze nei rispettivi racconti. Sarà la buona sorte a venire incontro ai due. Mentre le guardie riportano Giordano in cella e cercano il prossimo da interrogare, lasciano aperte le celle per alcuni minuti, dandogli modo di comunicare la nuova versione al fratello Sergio. Vengono trattenuti per circa 40 giorni ma alla fine sono rilasciati per insufficienza di prove. Sergio riprende l’impegno, con ancora maggiore convinzione.

E’ in questo periodo che egli diviene uno degli elementi fra i più ricercati dalla Polizia fascista. Abbandona gli studi all’insaputa della famiglia (l’ultimo esame è del giugno ’43) e fa gradualmente sparire le sue tracce, con la scusa di dover frequentare i corsi a Padova – dove s’era iscritto nell’autunno del ‘42 – per potersi nascondere a Trieste e nel Carso e far procedere il suo lavoro cospirativo.

Della sua iscrizione e permanenza all’Università di Padova sappiamo diverse cose. Intanto l’ateneo patavino è, per i fascisti, “un covo di sovversivi”. Una figura importante di quel periodo è il rettore Concetto Marchesi. Vediamo di delinearne le caratteristiche umane e politiche. Marchesi nasce il 1° febbraio del 1878 a Catania. E’ un militante socialista sin dal 1893 ed è tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia nel 1921. Diverrà famoso all’apertura dell’anno accademico ’43-’44 per il suo discorso del 9 novembre e per aver allontanato i militi fascisti dall’Aula Magna.

Alla fine di novembre il Marchesi dovrà dimettersi dalla sua carica, continuerà la sua attività cospirativa, inframmezzandola con una breve fuga in Svizzera per evitare la repressione fascista. Il 1° Dicembre firma un appello nel quale esorta gli studenti a prendere le armi contro gli oppressori fascisti e i Tedeschi.

Quello padovano non poteva che essere un ambiente favorevole a Cermeli e a tutti i giovani come lui, un ambiente dove tessere rapporti e fare un lavoro politico – come sarà nel caso della collaborazione con Eugenio Curiel – senza dare troppo nell’occhio.

Dopo il 25 Luglio ’43 Cermeli pubblica clandestinamente “Il Lavoratore”, assieme ai fratelli Petracco (Silvano e Laura), Millo (Miloch) ed altri. In questo periodo la classe operaia comincia a muoversi, dai posti di lavoro vengono cacciati gli squadristi e le spie. Si riformano addirittura le Commissioni Interne. E’ una ventata di libertà non disgiunta da un certo ottimismo. Immediatamente dopo l’armistizio, già il 10 settembre 1943, Sergio Cermeli scorta le persone che vogliono unirsi ai partigiani a Podgorje-Piedimonte, alle spalle di Muggia, nell’Istria Slovena. E’ lì che si sta formando la “Brigata Giovanni Zol”. Si tratta in buona parte di persone che si uniscono ai partigiani dopo essere state liberate dalle carceri del Coroneo.

Si forma il distaccamento dei G.A.P. comandati da Sergio Cermeli. Ne fanno parte 15 persone: Armando Valerio, Benza Giorgio, Zubin Livio, Petracco Silvano, Derin Mario, Petracco Laura, Zancolich Ardemia, Cattaruzzi Luigia, Cattaruzzi Giuseppina, Luttman Remigio, Battic Bruno, Spadaro Guerrino, Mecchia Alessandro, Flego Rodolfo e Miloch Carlo. Tra questi, Derin e Flego si conoscono perché lavorano in Porto. Le 4 donne del distaccamento fanno anche parte dell’organizzazione di massa “Difesa della Donna”.

Nel gennaio 1944 partecipa, assieme a diversi altri compagni, alla fondazione del “Fronte della Gioventù”. E’ Eugenio Curiel, comunista triestino, altro grande protagonista della Resistenza, la mente principale di quest’opera, fondata dai comunisti ma aperta a tutti gli antifascisti. Cermeli è il dirigente del Fronte della Gioventù in città.

Fra le azioni dei G.A.P. comandati da Cermeli, ricordiamo la raccolta di vettovaglie, vestiti, medicinali e armi. Essi si avvalgono dell’aiuto di fiancheggiatori - operai comunisti ma non appartenenti al G.A.P. - che si preoccupavano di raccogliere in famiglia o dai conoscenti cibo e vestiti.

Per le armi, ovviamente, il discorso era più complesso. Erano gli stessi G.A.P. a seguire, di notte, qualche miliziano fascista ed intimargli con le armi di spogliarsi e lasciare divise, armi e munizioni ed andarsene. Effetti che poi venivano raccolti e preparati per la spedizione. L'ordine era quello di non sparare, a meno che non se ne fosse costretti.

ll pacco così preparato doveva essere lasciato nel luogo convenuto dall'operaio comunista, o da un altro fiancheggiatore o dai gappisti stessi - ad esempio come spesso successe in via San Marco dove al posto dell'attuale Motorizzazione c'era solo una collinetta – e sorvegliato da qualche gappista, e prelevato da una staffetta.

Il 2 marzo ’44, egli ha un appuntamento con un esponente del Partito d’Azione. Ma al suo posto vi trova gli agenti dell’Ispettorato, noti in città per l'efferatezza delle torture contro i partigiani, soprattutto donne, ed il loro collaborazionismo grazie al quale faranno spedire moltissimi cittadini nei campi di concentramento e sterminio in Germania oltre che nella Risiera di San Sabba.

Si da alla fuga ma viene raggiunto dai colpi degli agenti. Viene portato all’Ospedale. L’intenzione è quella di salvarlo per poi poterlo interrogare. Ma Cermeli muore. La madre va all’Ospedale Militare e reclama il corpo del figlio. Le SS non intendono riconsegnarglielo. Lei non si perde d’animo e dopo aver insistito riesce a farselo consegnare. Il giorno dopo torna dalle SS per farsi consegnare gli effetti personali del figlio che, con difficoltà, riuscirà a riavere. La casa dei Cermeli ora è piantonata dai fascisti e anche il funerale lo sarà, scortata dagli uomini della Milizia.

Vediamo quale sarà la fine dei componenti i G.A.P. dai lui comandati e che poi passeranno sotto il comando di Miloch. Intanto, in seguito agli arresti il distaccamento viene messo fuori gioco, giorno per giorno. Vengono usati come ostaggi da uccidere per rappresaglia o per essere inviati nei campi di concentramento. Laura Petracco viene impiccata il 23 aprile per rappresaglia con altri 50 ostaggi, al Conservatorio di via Ghega, a quel tempo Casa del Soldato Tedesco.

Cinque verranno impiccati a Prosecco il 29 maggio del ’44. Essi sono: Armando Valerio, Benza Giorgio, Zubin Livio, Petracco Silvano e Derin Mario. Zancolich Ardemia e Cattaruzzi Luigia vengono portate in Risiera: lì saranno uccise e bruciate. Cattaruzzi Giuseppina sarà deportata. Cinque saranno deportati a Dachau: Luttmann Remigio, Bruno Battic, Spadaio Guerrino, Mecchia Alessandro e Flego Rodolfo. Luttman muore in infermeria come cavia; Battic muore ad Allah, vicino Monaco di Baviera. Miloch morirà per le torture subite in Piazza Oberdan ad opera delle Sicherheist Dienst (il servizio informativo delle SS).

Blog: http://achtungbanditen.splinder.com/

Sergio Mauri

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