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(29 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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L’Italia ripudia la guerra…

Volantino diffuso a Cosenza

(3 Febbraio 2008)

L’Italia ripudia la guerra…

…ed esporta democrazia a suon di bombe, con le sue guerre “umanitarie”, le sue missioni di “pace”, l’ampliamento di basi di morte e di tortura

L’Italia è una Repubblica democratica, nata dalla Resistenza Partigiana…

…che assolve e riabilita la feccia fascista, emana leggi e pacchetti liberticidi e razzisti, criminalizza la Resistenza stessa confondendo la verità sulle foibe e la guerra popolare antifascista

L’Italia è un paese sicuro da morire…

…e lo dimostrano 3 morti al giorno sul lavoro per il profitto dei padroni, le morti per disastro ambientale e quelle per malasanità, le morti per mano della “sicurezza” dentro e fuori dal carcere. Morti che “potrebbero essere evitate”, ossia omicidi

L’Italia è uno Stato di diritto…

…dei potenti, dei padroni, degli affaristi, degli sfruttatori e degli speculatori, dove la scure della sicurezza si abbatte, come al solito, sui proletari e sui movimenti che si oppongono a questo sistema sociale di sfruttamento

E lo dimostra la recente condanna a più di 100 anni di reclusione, inflitta dal tribunale di Genova a 24 compagni che durante il G8, si sono opposti alle politiche capitalistiche di devastazione e saccheggio della natura e della vita di milioni di persone nel mondo (mentre i responsabili della mattanza di Genova, come l’attuale supercommissario all’emergenza rifiuti in Campania De Gennaro, sono stati premiati con avanzamenti di carriera)

Lo dimostra l’ultima condanna del movimento nowar (sette anni a testa), inflitta dal tribunale di Firenze, per le manifestazioni del “99 contro la guerra in Jugoslavia.
Lo dimostrano le condanne e la repressione degli antifascisti, da Torino a Milano.

Lo dimostra la montatura giudiziaria contro i compagni del “Sud Ribelle”, sotto processo a Cosenza per reati associativi.

Lo dimostra la persecuzione dei comunisti, degli anarchici, degli antimperialisti, di chi lotta per i diritti umani, contro la tortura del carcere duro (25 avvisi di garanzia per aver manifestato all’Aquila per la solidarietà proletaria, contro l’isolamento e il regime del 41 bis).

Lo dimostra l’ultima, pesantissima provocazione della procura di Vicenza contro alcuni partecipanti al presidio No Dal Molin.

Lo dimostrano le ultime montature giudiziarie e la recente bufera repressiva, che hanno colpito, lo scorso ottobre, anche la nostra Umbria. Ricordiamo i fatti:

-Perugia 14 ottobre: AldoBianzino viene trovato morto nel carcere di Capanne, dov’era detenuto in isolamento da 2 giorni. Solo dopo una settimana la stampa locale inizia a parlarne perché l’esame autoptico rivela “lesioni compatibili con l’omicidio”. L’assassinio in carcere di Aldo Bianzino richiama l’attenzione sulla natura e la funzione reale di questa istituzione totale: l’annullamento di un proletario che nessuna colpa aveva se non quella di essere tale e di coltivare marjuana per uso personale.
-16 ottobre: scatta l’operazione “Rosso di sera”. La montatura giudiziaria parte dalla Magistratura di Potenza e interessa tutta la rete dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe. 25 compagni, lavoratori, precari, disoccupati (a Taranto, Ravenna, Palermo, Milano, Bergamo, Marghera, Potenza, Napoli, Siena, Perugia) sono indagati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e alcuni operai della Fiat di Melfi vengono per questo licenziati. Sotto accusa è l’attività sindacale degli inquisiti nelle principali fabbriche del paese, dalla Fiat di Melfi, sulla quale pende un'inchiesta per i danni biologici subiti dagli operai a causa del TMC2 (inasprimento dei ritmi di lavoro), all'Ilva di Taranto, che gode del primato nazionale degli omicidi bianchi. Ma in generale, come si evince dagli atti di accusa, sotto attacco sono le libertà di espressione e di organizzazione dei proletari e dei comunisti per costruire una forza di massa in grado di rovesciare il sistema del capitale e costruire una società giusta, senza sfruttamento, morti sul lavoro, precarietà, caro-vita, oppressione e repressione.
A Perugia è indagata una compagna della Rete Antifascista Perugina, impegnata, tra l’altro, nelle lotte per la difesa del territorio dal saccheggio militare e padronale, contro la privatizzazione dell’acqua e per la conquista di spazi sociali.
-23 ottobre: con accuse simili si scatena a Spoleto (PG) l'operazione "Brushwood”. 5 giovani sono arrestati e una sesta persona è indagata. L’arresto è accompagnato da un incredibile e sproporzionato spiegamento di forze di “sicurezza” e da una risonanza mediatica a dir poco sospetta, come se con questi arresti si volessero coprire le denunce e le mobilitazioni che in Umbria, disvelano il malaffare politico che alligna all’ombra delle giunte di centrosinistra, criminalizzando le battaglie per la salvaguardia dell'ambiente che i cinque hanno contribuito ad animare. Alcuni degli arrestati sono compagni anarchici conosciuti e stimati in città e regione per essersi schierati e aver lottato sempre a viso aperto contro gli scempi perpetrati in nome del profitto di speculatori locali e multinazionali. Il carattere persecutorio di tale montatura mediatico-giudiziaria è confermato dal fatto che uno dei compagni arrestati, Michele, già lo scorso marzo aveva denunciato di aver ricevuto provocazioni e minacce da parte dei carabinieri e, in agosto, aveva risposto con serenità, determinazione e schiettezza alla campagna di criminalizzazione preventiva lanciata dalla stampa locale, smentendo gli articoli allusivi con cui già allora si cercava di mettere in relazione gli anarchici spoletini ai fatti per cui oggi sono accusati di “terrorismo”. Dopo essere stati rinchiusi nel carcere di Capanne, lo stesso dove ha perso la vita Aldo Bianzino, tre dei 5 ragazzi arrestati sono stati assegnati agli arresti domiciliari e uno, Michele Fabiani, è stato trasferito nel carcere di Sulmona, tristemente noto come “carcere dei suicidi”.
Il 10 novembre, alla vigilia dei funerali di Aldo, una manifestazione nazionale di oltre 2000 persone, a Perugia, invoca verità per Aldo Bianzino, libertà per gli anarchici di Spoleto. Intanto l’attenzione dei media si concentra morbosamente sull’omicidio di Meredith e monta una campagna securitaria contro gli immigrati e l’antiproibizionismo. Sull’onda mediatica assistiamo ad ulteriori misure repressive e di ordine pubblico, con veri e propri rastrellamenti in città, che ricordano scenari d’altri tempi, Assordante il silenzio mediatico su Bianzino e la verità sull’operazione Brushwood.
A Perugia è attualmente in corso un presidio permanente davanti ai palazzi del potere, per la libertà di tutti gli spoletini arrestati e per la verità su Aldo.

Oltre 9.000 sono i procedimenti giudiziari in atto contro militanti nowar, occupanti di case, sindacalisti, movimenti sociali scesi in piazza per difendere diritti calpestati dalle guerre, dalla devastazione ambientale, dalla precarietà, dalle morti sul lavoro e dalla costante riduzione del potere d’acquisto di salari da fame!

Lanciati nella loro rincorsa alla destra sul terreno dell'autoritarismo e delle leggi liberticide, in troppi a "sinistra" stanno tacendo su quello che accade in Umbria, e non solo. Con il pretesto della sicurezza si mettono a rischio i più elementari diritti democratici di tutti e tutte e si tenta di nascondere il drammatico peggioramento delle condizioni materiali di vita di milioni di persone.
E’ evidente che in tale clima di attacco generalizzato del capitale, l’uso sempre più spregiudicato dei reati associativi, mutuati dal fascista codice Rocco, rappresenta uno dei principali strumenti di deterrenza delle lotte sociali e di criminalizzazione del proletariato.

PERCHÉ SONO I PROLETARI CHE VANNO IN GALERA, NON CERTO I RICCHI, I POTENTI, I CORROTTI, GLI SFRUTTATORI!

SOLIDARIETA’ A TUTTI I COMPAGNI E I MOVIMENTI SOCIALI COLPITI DALLA REPRESSIONE!

LIBERI TUTTI!
LIBERE TUTTE!

Rete Antifascista Perugina

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