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La fatalità dominante

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(26 Novembre 2011) Enzo Apicella

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(Di lavoro si muore)

Morti sul lavoro e di lavoro: il costo del profitto

Presidio di lotta mercoledi’ 6 febbraio 2008 davanti il tribunale di Bassano Del Grappa

(5 Febbraio 2008)

Il giorno 6 febbraio 2008, al Tribunale di Bassano, inizia il processo per la morte di Cerantola Claudio, lattoniere, deceduto a causa dell’amianto, dopo aver lavorato per anni a contatto con questo materiale, senza conoscerne la pericolosità.
Per questo, i suoi ex datori di lavoro sono imputati oggi di omicidio colposo.


E’ la prima volta che a Bassano viene istruito un processo per decesso da amianto, nonostante molti altri lavoratori della zona siano morti per questo motivo.
E’ un processo importante perché teso a verificare le responsabilità dei padroni per la morte di un loro dipendente.
La morte sul lavoro e di lavoro non è mai una fatalità: questo viene confermato dal recente caso dei sei operai della Thyssenkrupp di Torino caduti sul lavoro. Gli infortuni e le malattie professionali sono quasi sempre il risultato di ritmi e condizioni di lavoro insicuro dovuti all’intensificazione dello sfruttamento.

La “grave preoccupazione” con cui tutti gli organi istituzionali, sindacati compresi, si sono espressi per la frequenza degli infortuni mortali sul lavoro, oltre a non produrre che chiacchiere, maschera le reali cifre di questa tragica realtà.

L’amianto è responsabile in Italia della morte di più di 1.000 persone l’anno.

Nel Veneto, nel periodo 1987-2005, si sono verificati tra 1700 e 2100 decessi per tumori respiratori attribuibili ad esposizione ad amianto. Non esiste altra esposizione lavorativa che causi una simile mortalità nella popolazione del Veneto.
Ma sul lavoro e di lavoro si continua a morire: nei primi sette mesi del 2007 il numero degli incidenti in Italia è salito dell’1,7% rispetto al 2006. Anche quest’anno il numero delle vittime supererà quello dell’anno precedente.
Dietro a numeri e cifre ci sono affetti recisi e drammi familiari, persone che vivono con dolore la scomparsa dei loro cari, un dolore che nessun risarcimento potrà mai alleviare. La brutalità e la violenza dello sfruttamento sono tollerate dalla legge.
Anche se ogni tanto succede che i padroni responsabili delle morti di lavoratori vengano condannati, mai si è visto in Italia un padrone condannato per omicidio colposo andare in galera.

Per restare nel nostro territorio, che dire dei molti operai dipendenti della Galvanica PM/Tricom di Tezze sul Brenta, sulla cui morte il Tribunale di Bassano non si è ancora pronunciato?

Su questi temi sta crescendo anche in Veneto la mobilitazione dei lavoratori, delle loro famiglie, di comitati che tentano di rompere il muro di silenzio per denunciare l’operato di padroni che, per incassare un maggior profitto, hanno sorvolato sulle norme più elementari di sicurezza.

Arrivare al processo per la morte di Claudio non è stato semplice: è il frutto di un lavoro costante portato avanti per anni dal nostro comitato.
Per questo è importante costituire e sostenere comitati che richiedono chiarezza nelle responsabilità e che lottano affinché i lavoratori non rischino più la vita per il profitto dei padroni, ma lavorino in modo dignitoso per avere una vita dignitosa.


PARTECIPIAMO E FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE

Bassano del Grappa , 02/02/08

Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio
http://SaluteTezze.Splinder.com

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