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La fabbrica della dignità

(15 Febbraio 2008)

Non ci siamo risparmiate emozioni, oggi San Valentino del 2008. Ci siamo volute un gran bene noi donne, conosciute e riconosciute, nelle città.

Io venivo dalla provincia di Viterbo, una di quelle che in totale ha tre medici in un'ospedale, disposti a farti abortire. Vivo in una regione, il Lazio, dove la Televisione di Stato al telegiornale regionale del terzo canale, non ha fatto cenno della protesta delle donne, che ha bloccato per due ore il centro della capitale. Hanno raccontato di una fiaccolata di Alleanza Nazionale in un Municipio romano, hanno intervistato quattro coppie di numero su Ponte Milvio dicono innamorate, il conduttore di colore alla fine ci ha salutato in modo diciamo a dir poco sbrigativo ed ambiguo. Poi alle 23, il dono di Cristina Comencini, con il suo "In Fabbrica". Nel 1973, diceva un'operaio " la Rai tv dà una diversa rappresentazione delle nostre lotte" , cartelli enormi nei cortei contro le canzonette...Sembra impensabile oggi, una così profonda coscienza di classe.

E invece l'avevano anche quelle poco più poco meno mille donne che si sono prese la strada dopo un passaparola in meno di ventiquattrore. Chi comandava le forze dell'ordine, in assetto antisommossaa, ci ha minacciate, di fotografarci e identificarci, noi siamo avanzate compatte non per chiedere una legge ma per difenderla.

Il falso in bilancio non è più punito e la menzogna è autorizzata ad oltranza in questo Paese, si inventano parole come feticidio,le si ripetono, ci dibattono sopra e noi lì a lottare per non farci rubare il diritto, quello per cui le altre, quelle degli anni settanta, e poi ancora prima e dopo avevano lottato.Come in un continuum schizofrenico, ci minacciano col sorriso, si abbracciano tra nemici, ci si scontra tra compagni. E noi donne lì, a fare da popolo della pace in tempi di guerra, a subire i digiuni quaresimali a forza di chi fotte amante consorte ed amico,facendosi il segno della croce, che è vincente.

Oggi abbiamo deciso insieme di andare avanti, in corteo: non so in quali cassetti ed archivi finiranno le nostre immagini, come quelle che ho guardato commossa ed incantata delle donne di ieri, dei loro compagni , nelle immagini legate con amore dalla Comencini. Come le nostre mani e i nostri ricordi e i sogni dei corpi e delle anime che hanno gridato insieme la smisurata passione per la giustizia e la libertà.

Si è ripresa la strada dove camminare, il blitz l'abbiamo fatto noi oggi: non è che l'inizio.

Doriana Goracci

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