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(27 Agosto 2013) Enzo Apicella
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    All'attenzione del direttore de Il Manifesto

    (20 Febbraio 2008)

    Caro Direttore,
    è con grande sorpresa che ho letto l'intervento di Marco d'Eramo sul Manifesto di Domenica 3 Febbraio, dal titolo "Boicottare? Ma il bavaglio è sempre un boomerang".

    Con sorpresa perchè Marco d'Eramo, che stimo, è caduto nella stessa trappola in cui hanno finto di cadere alcuni commentatori faziosi.

    Nessuno, io credo (e non sarebbe comunque la mia opinione) si propone di mettere il bavaglio agli scrittori israeliani o a chicchessia.

    Si fosse trattato di un qualunque incontro di scrittori, o esposizione di libri, sarebbe stata iniziativa lodevole e benvenuta, come benvenuti sono coloro che pensano e scrivono, non importa in quale nazione e paese.

    Il fatto è che la Fiera del Libro di quest'anno ha scelto di avere come ospite d'onore lo Stato d'Israele nel 60-esimo anniversario della sua fondazione. E questa - a meno di non voler mostrare una davvero eccessiva ingenuità -è ben altra cosa. Che attiene molto più alla politica degli stati che alla cultura. E non perchè io ritenga sia in discussione l'esistenza dello Stato d'Israele. Al contrario: perchè io vedo - confermato dal sangue di questi giorni e dalla catastrofe umanitaria di Gaza - che è in discussione l'esistenza dello Stato palestinese.

    Anzi, essa è proprio, attivamente, tenacemente, ferocemente impedita dallo Stato d'Israele, contro la volontà della maggioranza della comunità internazionale e della stessa Unione Europea.

    Dunque la scelta della Fiera del Libro è decisione faziosa e di parte, che non può non essere percepita che come scelta di parte da chi si batte per avere la sua terra e per poterci vivere in pace.

    Decisione più improvvida di questa non poteva essere presa. Mi auguro che vi sia ancora il modo di modificare quella scelta infausta e sbagliata e che si possa organizzare l'esposizione dei libri di tutti gli scrittori della terra martoriata di Palestina, a prescindere dallo Stato di cui hanno il passaporto e che tutti vi si possano confrontare in pace.

    Sessant'anni di Israele hanno significato sessant'anni di lotta del popolo palestinese. Ignorare questo dato non è possibile, anche se si deve evitare di esaltarlo.

    La pace non c'è e non si potrà aiutarla ad esserci celebrando la vittoria degli uni sugli altri.

    Cordiali saluti
    5-2-08

    Giulietto Chiesa

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