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(12 Novembre 2012) Enzo Apicella

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    Kosovo: la posizione del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM)

    Intervento di Katerina Konecna all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa
    31/01/2008

    (20 Febbraio 2008)

    Discorso di Katerina Konecna (del Partito Comunista di Boemia e Moravia, membro della Camera dei Deputati del Parlamento della Repubblica Ceca e membro ceco del Gruppo GUE/NGL al Consiglio d’Europa) nel corso del dibattito sul Kosovo nella sessione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (21-25 gennaio 2008).

    Egregi signore e signori,

    Permettetemi di iniziare il mio discorso ricordando che il mio paese, la Repubblica Ceca, ha sperimentato una separazione imposta di parte del suo territorio. Violente spinte separatiste furono appoggiate dall’estero e incoraggiate sotto la pressione di settori della comunità internazionale che tutti conosciamo sotto il nome di Accordi di Monaco. Permettetemi anche di menzionare il fatto che le politiche di pacificazione non condussero alla pace.

    La soluzione dell’assetto del Kosovo deve avvenire nel contesto del Diritto Internazionale. Non possiamo imporre accordi a un paese sovrano. Il Kosovo è parte della Serbia, non solo in accordo con tutte le attuali norme della legalità internazionale, ma anche secondo la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1244 e l’Accordo Finale di Helsinki. Il richiamo al fatto che la missione dell’Unione Europea in Kosovo, che non è stata approvata dalle autorità serbe, risponde al dettato della Risoluzione del CS n. 1244, non è fondata su dati certi. Di fatto, è in palese contraddizione con lo spirito del Diritto Internazionale, che impone che tutti gli accordi debbano essere interpretati in buona fede, bona fide.

    Allarma che coloro che propongono la separazione della provincia del Kosovo dalla Serbia usino e abusino dell’argomento del risorgere della violenza e del conflitto armato nella regione dei Balcani. Costituisce di fatto un assoluto ricatto che non può essere tollerato nel momento in cui stiamo affrontando la minaccia del terrorismo internazionale.

    La certezza che la separazione della provincia del Kosovo dalla Serbia non venga percepita come un precedente da parte di altri paesi è più un sogno che una realtà, e ha ancora una volta il significato dell’applicazione di politiche del doppio standard: se è possibile per gli albanesi separarsi dalla Serbia, perché ai serbi non è consentito separarsi dalla Bosnia-Erzegovina? E quale deve essere la nostra politica di fronte a tutte le altre rivendicazioni separatiste in Europa e nel territorio ex sovietico?

    L’Articolo 6 della risoluzione preliminare che afferma che “le possibilità di raggiungere un compromesso si sono esaurite” riproduce solamente l’opinione presentata dal Consiglio d’Europa, e io ritengo che tale dichiarazione sia assolutamente inammissibile. Essa non fa altro che riflettere l’incompetenza e la reticenza dei negoziatori dell’UE che dovrebbero mediare tra Pristina e Belgrado. Come si può affermare che la possibilità di accordo è venuta meno? Stabilire termini limite artificiali è un’altra forma di ricatto. Perché dovremmo sentirci obbligati ad accettare l’ostinazione di individui come l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Javier Solana, la cui opinione sui Balcani è condizionata dalla necessità di giustificare il ruolo da lui giocato nel massacro di più di 2.000 innocenti civili durante il barbaro bombardamento della Jugoslavia?

    Queste ragioni mi hanno indotto a proporre una risoluzione al Parlamento del mio paese, in relazione alla questione dell’integrità del territorio Serbo. Ora noi, nel Consiglio d’Europa, non dobbiamo agire sotto pressione e la risoluzione finale dovrebbe rispettare i due seguenti principi:

    - non abbiamo esaurito tutte le possibilità di arrivare a un compromesso

    - e il principio invocato dal Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus: che la possibile indipendenza della Provincia del Kosovo dovrebbe essere preceduta dall’approvazione da parte di tutte le parti implicate.

    Grazie per l’attenzione.

    La traduzione in spagnolo dell’intervento è stata curata dai compagni del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
    Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
    http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose8b03-002608.htm

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