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(1 Settembre 2011) Enzo Apicella

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Il comunicato della Rete Antirazzista di Venezia

dopo la manifestazione del 15 giugno

(20 Giugno 2002)

Con la grande manifestazione antirazzista di sabato 15 giugnoVenezia ha detto NO alla legge Bossi Fini che riduce i migranti a forza lavoro priva di parola, ha detto NO alla tensione strumentalmente creata in città verso i venditori ambulanti africani, sfociata in retate di massa e deportazioni verso i centri di detenzione e da lì verso i paesi d'origine. In migliaia, dagli studenti medi agli universitari, dalle associazioni ai partiti e ai sindacati, assessori e lavoratori, migranti, parte del mondo cattolico, donne e uomini che non accettano ciò che sta accadendo, abbiamo affermato, sfilando per le calli veneziane, che non è con la repressione e la criminalizzazione che vogliamo affrontare la questione immigrazione e abbiamo detto con forza NO alle deportazioni e a quei lager che sono i CPT. Tante sono le strade che, con questa forza alle spalle, stiamo percorrendo. Da un lato la trattativa con il Comune perché si arrivi ad una soluzione della questione locale dei venditori: dopo le aberranti e spettacolari retate, culminate con l'arrivo a Venezia di Scajola, più di 30 sono state le reclusioni nei CPT, una decina finora i rimpatri, anche di persone con permesso di soggiorno cui non viene concesso il rinnovo causa vendita abusiva. E evidente che il Comune deve, anche politicamente, assumere la questione dei venditori, inclusi quelli senza permesso, e non individuare esclusivamente soluzioni tecniche: migliaia di veneziani hanno richiesto che non si assecondino le pulsioni xenofobe delle categorie più privilegiate e della parte peggiore della città e si abbia (finalmente) il coraggio di intervenire a favore dei più deboli, di coloro che, lungi dall'essere pericolosi, sono in pericolo.

Di pari passo c'è la questione della legge Bossi- Fini, con la necessità di di consolidare su questo reti e rapporti col mondo sindacale. Abbiamo già, in più luoghi e con positività diverse, avviato questo percorso che occorre rafforzare e rendere continuativo attraverso momenti di vero confronto e apertura. E necessario che, dopo l'esperienza dello sciopero dei migranti di Vicenza, gli scioperi programmati dalla CGIL per le prossime settimane, in Veneto il 5 luglio, contengano tra gli obiettivi esplicitamente dichiarati il rifiuto della legge Bossi Fini, letta come un momento non secondario nell'attacco generale al mondo del lavoro.

Ultima, ma non come importanza, la denuncia, con tutti i mezzi possibili, dell'operato delle Questure che, in anticipo sulla legge non ancora approvata, con strafottente arbitrio, negano ad una grande quota di migranti, il rinnovo dei permessi, senza spiegazione del perché, lasciandoli in attesa anche da un anno e più. Come prosieguo degli obiettivi della manifestazione, e con le stesse forze presenti, andremo, in tempi brevissimi, a creare una rete d'emergenza o d'urgenza, una forma permanente di presidio e controllo che impedisca o quantomeno blocchi gli illeciti, cerchi di ritardare se non impedire le deportazioni (ancora 50 nella notte scorsa rastrellati sulle spiagge, con il rifiuto di rilasciare coloro per cui i familiari avevano provveduto a esibire il permesso di soggiorno).

RETE ANTIRAZZISTA di VENEZIA

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