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(12 Novembre 2011) Enzo Apicella

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il Kosovo “Indipendente” e il Progetto per un “Nuovo Medio Oriente”

Si è scoperchiato un nuovo vaso di Pandora

(4 Marzo 2008)

L’opinione pubblica Occidentale è stata indotta in errore. Gli avvenimenti e i fatti realmente successi sul campo nella ex Jugoslavia sono stati accuratamente manipolati.
Nel dividere la Jugoslavia, la Germania e gli USA hanno profondamente radicato i loro interessi geo-strategici in quell’area. Ecco che Washington, D.C. e Berlino sono stati i primi governi a riconoscere gli Stati secessionisti, risultato della disgregazione della Federazione Jugoslava.

Le generali implicazioni della “Indipendenza” del Kosovo

La dichiarazione di indipendenza del Kosovo del febbraio 2008 è la chiave verso la legittimazione su scala mondiale della dissoluzione e della disgregazione di Stati sovrani. L’Eurasia è il bersaglio principale. L’“indipendenza” del Kosovo è parte di un programma neo-colonialista con alla base interessi economici e geo-politici. L’obiettivo è di instaurare un Nuovo Ordine Mondiale e di stabilire il controllo egemonico sopra l’economia globale. In questo senso, il Kosovo fornisce lo spartito e la “prova generale” che ora possono essere applicati per la ristrutturazione dell’economia e dei confini del Medio Oriente, secondo il Progetto per un “Nuovo Medio Oriente”.
Il paradigma ristrutturante che è già stato applicato alla ex Jugoslavia è lo stesso che si intende precisamente per il Medio Oriente, un processo di balcanizzazione e di controllo economico.

La Pseudo-Dichiarazione di Indipendenza del Kosovo

Il 17 febbraio 2008, la Provincia secessionista del Kosovo ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza dalla Repubblica di Serbia. L’indipendenza è stata dichiarata, durante una sessione straordinaria, dal Parlamento Kosovaro e dai suoi organi esecutivi. Belgrado non aveva avuto più il controllo sul Kosovo dal 1999, quando la NATO aveva scatenato la guerra contro la Serbia per imporre il suo controllo sul Kosovo con il pretesto di ragioni “umanitarie”.
Il Presidente Fatmir Sejdiu, il Primo Ministro Hashim Thaci, e il Presidente del Parlamento Jakup Krasniqi hanno esaltato l’avvenimento con discorsi dentro e fuori l’aula parlamentare Kosovara.
Molti della maggioranza di etnia Albanese del Kosovo hanno festeggiato quello che hanno sempre pensato essere uno spostamento in avanti verso la loro auto-determinazione. Invece, la verità della questione è che la dichiarazione dell’indipendenza Kosovara è stata una dichiarazione di “dipendenza” e una camicia di forza imposta al Kosovo da parte di forze colonialiste. Senza alcun rimorso, i dirigenti Kosovari hanno trasformato il loro territorio in un avamposto degli interessi Franco-Germanici ed Anglo-Americani. Quindi, il 17 febbraio 2008 ha segnato il giorno in cui il Kosovo è sempre più venuto a configurarsi come un protettorato della NATO-Unione Europea. Seconda l’agenda della cosiddetta “indipendenza”, il Kosovo verrà formalmente amministrato e tenuto sotto tutela da funzionari e da personale di polizia e di truppa della NATO e dell’Unione Europea.
In realtà, il Kosovo avrebbe potuto ottenere una ben più accentuata indipendenza, come Provincia autonoma, in un accordo di autonomia con la Serbia, come era stato previsto attraverso colloqui bilaterali tra Belgrado e Pristina. La maggioranza dei Kosovari sarebbero stati soddisfatti da tali accordi.
Comunque, le trattative erano destinate all’insuccesso per due ragioni evidenti: 1) i dirigenti del Kosovo sono agenti di interessi stranieri e non rappresentano gli interessi della popolazione Kosovara; 2) gli Stati Uniti e l’Unione Europea erano determinati a istituire e consolidare un altro protettorato nella ex Jugoslavia.

Kosovo: un’altra fase nella colonizzazione economica della ex Jugoslavia

Una delle figure accademiche di riferimento nel mondo, che ha documentato in tutti gli aspetti la disintegrazione della Jugoslavia per azione straniera e la situazione in Kosovo, è il prof. Michel Chossudovsky. Egli ha documentato le motivazioni economiche e geo-strategiche, che, come mani che stringono il cappio, hanno procurato il collasso della Jugoslavia e portato il Kosovo ad essere indipendente dalla Serbia. Il suo lavoro ha disvelato le verità nascoste nel retroscena della caduta della Jugoslavia e le tattiche che sono state usate per dividere le nazioni e i popoli che hanno vissuto insieme in pace per centinaia di anni. Prima di una discussione ulteriore sul problema del Kosovo, è opportuno lanciare uno sguardo sulla ristrutturazione della Bosnia-Erzegovina.
La Costituzione della Bosnia è stata scritta da “esperti” Statunitensi ed Europei nella base della Air Force USA a Dayton, Ohio. Chossoduvsky , in modo appropriato, etichetta la Bosnia-Erzegovina come una entità neo-coloniale. Sono le truppe NATO ad avere il controllo sulla Bosnia-Erzegovina, per assicurare in modo stretto l’imposizione di un nuovo modello di struttura di società, politico ed economico.
Inoltre, la ricerca di Chossudovsky mette in luce il fatto che chi presiede effettivamente il governo Bosniaco, l’Alto Rappresentante, e il Presidente della Banca Centrale della Bosnia sono entrambi stranieri, scelti con attenzione dall’Unione Europea, dagli USA e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).[1] Questa è chiaramente una ri-emanazione di una amministrazione coloniale. Questo modello è stato replicato con qualche variazione anche nelle ex Repubbliche della Federazione Jugoslava. Il maggiore ostacolo alla completa applicazione di questa agenda è la volontà popolare dei cittadini della ex Jugoslavia, in particolar modo dei Serbi.
La Serbia, come un’isola di resistenza, costituisce l’ultimo bastione di indipendenza rimasto della ex Jugoslavia e nei Balcani, ma perfino in Serbia esiste un modus vivendi, per cui la gente ha fatto un contratto parziale di adesione con l’agenda economica straniera, che le consenta di continuare nel suo stile di vita ancora per un po’ di tempo. Comunque, questo accordo non è destinato a durare a lungo.

Lo stesso modello politico e socio-economico sta per essere applicato nei Balcani e nel Medio Oriente

Il processo applicato all’Iraq non differisce di molto dal modello messo in opera nella ex Jugoslavia. Sono state accentuate le divisioni da catalizzatori esterni, l’economia è stata destabilizzata, è stata innescata la disgregazione nazionale e viene imposto un nuovo ordine politico-socio-economico.
Per di più, l’interferenza straniera e l’intervento militare sono stati giustificati sulla base di un falso umanitarismo. Non è una coincidenza che sia stato imposto dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti un “Alto Rappresentante” a governare l’Iraq sotto occupazione, quindi riproducendo il modello applicato alla Bosnia-Erzegovina, che è caratterizzato da un “Alto Rappresentante” imposto dall’Europa. Lo schema dovrebbe cominciare a diventarci familiare in modo impressionante! I parallelismi tra Iraq ed ex Jugoslavia sono innumerevoli.
Sull’onda dell’invasione Anglo-Americana dell’Iraq, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno istituito l’Ufficio per la Ricostruzione e l’Assistenza Umanitaria (ORHA), che si è trasformato in seguito nell’Autorità Provvisoria della Coalizione.
Chi si è trovato alla testa di questa Autorità è stato denominato come “Rappresentante Speciale”, “Governatore”, “Inviato Speciale”, perfino “Console”.
Le giustificazioni per imporre una amministrazione di occupazione in Iraq, come pure in Bosnia-Erzegovina, all’inizio sono state umanitarie e di stabilizzazione nazionale. In realtà, i principali obiettivi dell’Autorità Provvisoria della Coalizione erano di decentralizzare lo stato e di mettere in atto un programma di massicce privatizzazioni delle risorse e delle ricchezze dell’Iraq.
In Bosnia-Erzegovina, le fratture in questa regione avvenivano su linee etniche e religiose: Serbi, Croati, e Bosniaci; Cristiani e Musulmani. A queste divisioni di varia natura etnico-religiosa bisogna aggiungere le divisioni fra i Cristiani:gli Ortodossi d’Oriente contro i Cattolici Romani.
Una simile strategia del “divide et impera” è stata applicata anche in Iraq, dove è stato replicato lo stesso modello, sfruttando fratture etniche e settarie: Arabi, Curdi, Turcomanni, Assiri, ed altri; Sciiti contro Sunniti. Proprio come nella ex Jugoslavia, anche il sistema economico Iracheno centralizzato veniva demolito dall’amministrazione di occupazione. Sotto l’occupazione Anglo-Americana e la sua Autorità Provvisoria della Coalizione sono entrate in Iraq compagnie straniere in una seconda ondata di invasione straniera, con presa del potere economico. Questo progetto neo-coloniale si basa su due costrutti interdipendenti: uno scenario militare realizzato dalla NATO e un processo di ristrutturazione politica, economica e sociale messo in atto dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea nei paesi occupati, con l’aiuto di leader locali corrotti. Il “colpisci e terrorizza” della guerra apre la porta alla destabilizzazione, seguita dalla “ricostruzione nazionale” o da un processo di ristrutturazione, che aggredisce sempre le radici culturali e sociali dello stato-nazione preso come bersaglio. Quindi, vengono sistematicamente aggrediti e cancellati i fondamentali aspetti culturali e storici che costituiscono il collante degli stati-nazione occupati.
La Colonizzazione economica del Kosovo
Gli affari economici del Kosovo sono di esclusiva competenza dell’Unione Europea, in partenariato con gli Stati Uniti. Malgrado le proteste di Belgrado, l’euro è divenuto la moneta ufficiale corrente in Kosovo, già da molti anni prima del 2008. L’utilizzazione dell’euro faceva parte del processo di scorporo della economia Kosovara dall’economia della Serbia e aveva il significato di assunzione del controllo sulla sovranità del Kosovo attraverso strumenti monetari e finanziari. La bandiera Kosovara è stata ideata per armonizzarsi con le bandiere della Bosnia-Erzegovina e dell’Unione Europea. Anche lo stendardo della Bosnia è stato disegnato per armonizzarsi con quello dell’Unione Europea. Per molti nei Balcani questi stendardi sono simboli di vassallaggio e di una condizione di protettorato di questi territori.
Questo processo di dissoluzione, che ha implicato l’utilizzazione della forza militare, è stato il modus operandi in tutta la ex Jugoslavia. Gli attori chiave che stavano dietro a questo processo sono i soliti attori, gli USA, la Germania, la Gran Bretagna e la Francia, che si sono spartiti il bottino della guerra e della colonizzazione economica nella ex Jugoslavia. La NATO e l’Unione Europea sono stati gli agenti di questo processo per conto di queste quattro potenze Occidentali.

Un precedente illegale, che prepara il terreno allo smantellamento di altri Stati-Nazione

Nell’ambito del diritto internazionale, è stato scoperchiato un Vaso di Pandora. Ne è fuoriuscita una nuova forma di interferenza che minaccia gli Stati-Nazione. Rispetto alla questione del Kosovo, le Nazioni del mondo si sono divise in due campi: quelle che riconoscono il Kosovo, calpestando il diritto internazionale, e quelle che non ne riconoscono l’indipendenza.
Rispetto agli avvenimenti in Jugoslavia, si sono innescate profonde implicazioni. Si è reso evidente che la legge della giungla e il principio che “il diritto sta nel potere” sono i veri ideali della politica estera dell’Unione Europea e dell’America. Dalla Somalia, Sudan, ed Iraq, fino alla Federazione Russa e all’Asia Centrale, è stato creato un pericoloso precedente. L’obiettivo è quello di frantumare e dividere. Inoltre, l’Unione Europea e la NATO hanno minacciato Belgrado e il popolo Serbo di azioni militari se si fosse tentato di conservare il Kosovo. Alla fine del 2007, in vista dell’indipendenza Kosovara, la NATO si era preparata organizzando manovre belliche. Come ha ammesso la Germania, fin dall’inizio non erano mai stati presi sul serio dalle potenze Occidentali i negoziati per trovare una soluzione. Le manovre militari della NATO per la secessione del Kosovo fanno intendere che i negoziati venivano concepiti solo come un gioco diplomatico, che non avrebbe mai prodotto risultati conclusivi di successo. Sono significative le globali conseguenze delle interferenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti e il palese disprezzo per le fondamentali norme del diritto internazionale. Nazioni che in tutto il mondo contrastano movimenti secessionisti hanno disapprovato ad alta voce la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, mentre hanno espresso le loro preoccupazioni e la loro apprensione a causa dell’appoggio al Kosovo dichiarato entusiasticamente da funzionari Americani, Tedeschi, Britannici e Francesi.
La Cina ha protestato per il timore che Taiwan (la cinese Taipei) possa dichiarare l’indipendenza sulla base del precedente del Kosovo. L’Indonesia, Sri Lanka, Sudan, Spagna, la Georgia, la Repubblica dell’Azerbaijan, e la Russia hanno manifestato la loro opposizione, dati i loro movimenti separatisti, come le Tigri Tamil e il gruppo separatista Basco dell’ETA.

Conseguenze del precedente Kosovaro nella zona Caucasica e nell’ex Unione Sovietica

Sebbene sia evidente in modo assoluto il fatto che il precedente del Kosovo sia internazionalmente privo di legalità, tuttavia Mosca ha utilizzato questo precedente contro la Georgia. L’obiettivo di Mosca è di rafforzare il suo controllo sul Caucaso, area geo-strategicamente importante. La Georgia si era opposta alla pressione degli Albanesi Kosovari per l’indipendenza, a causa dei movimenti secessionisti nelle sue regioni Abkhazia, Ossezia Meridionale e nell’Adjara. Mentre si sono esaurite le istanze separatiste in quest’ultima regione, l’Abkhazia e l’Ossezia Meridionale possiedono eserciti permanenti con stretti legami con Mosca, e in pratica sono indipendenti.
La Russia argomenta che, se gli USA e l’Unione Europea riconoscono l’indipendenza del Kosovo, allora, sulla base del medesimo principio, deve essere riconosciuta anche l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia Meridionale. La dichiarazione di indipendenza Kosovara potrebbe presentare implicazioni anche per il Trans-Dniester (regione nota come Transnistria o Transdniestria), una piccola provincia della Moldavia, confinante con l’Ucraina, a maggioranza Russa, che tende al separatismo.
Gli effetti dell’indipendenza del Kosovo sono stati presi in accurata considerazione anche dai leader dell’Armenia e della Repubblica dell’Azerbaijan, in relazione al conflitto per il Nagorno-Karabakh. Nei casi della Transnistria, del Nagorno-Karabakh, dell’Abkhazia e dell’Ossezia Meridionale, le quattro regioni separatiste ritengono di avere ben più robusti motivi per un riconoscimento ufficiale da parte della Comunità di Stati Indipendenti (C.I.S.), Russia, e Nazioni Unite.

Si prepara un precedente pericoloso per il Medio Oriente ed oltre

I fantasmi di Versailles e gli antichi schemi che il modello applicato in Jugoslavia e nel Medio Oriente ha reiterato ancora perseguitano il genere umano. La dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, apparentemente piena di buone intenzioni, di creare un arco di “autodeterminazioni nazionali” che si allungasse dal Mar Baltico e i Balcani al Medio Oriente, dopo la Prima Guerra Mondiale, sta arrivando a realizzazione.
Dalla Prima Guerra Mondiale, gli Stati dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente di maggior estensione territoriale e più potenti sono stati progressivamente suddivisi in Stati più piccoli e più deboli. Questo processo era parte di un progetto coloniale, che ancora sussiste, per il controllo della zona centrale dell’Eurasia, di vitale importanza.[2] L’asse portante del processo è il riconoscimento dei nuovi Stati in un ridisegno del Medio Oriente, in totale dispregio del diritto internazionale. La dichiarazione Kosovara di indipendenza dalla Serbia fa parte di una più estesa balcanizzazione post-Guerra Fredda e della disgregazione definitiva della Jugoslavia. La legittimazione dell’indipendenza Kosovara tramite i riconoscimenti internazionali serve ad estendere l’influenza Anglo-Americana e Franco-Germanica su tutta l’Eurasia e il mondo intero. Questo modello è direttamente e strettamente collegato con i prossimi piani per il Medio Oriente predisposti per disgregare paesi come l’Iraq, la Siria, e l’Iran in protettorati frammentati e facilmente controllabili, sotto la direzione dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e di Israele. La Russia e la Cina temono il reale pericolo di piani per dividere i loro territori, come è stato patrocinato da anni dai costruttori Anglo-Americani delle politiche di Washington, D.C. e di Londra, che tendono a ritornare prima della Prima Guerra Mondiale. Lo stesso vale per l’Iran, che è preoccupato per uno scenario simile a quello del Kosovo che potrebbe essere predisposto per le sue regioni a predominanza Araba nel Khuzestan. La dichiarazione di indipendenza è stata presa in considerazione in modo stretto dal Governo della Regione del Kurdistan, nel Nord Iraq.

La sincronizzazione di altri eventi mondiali con l’indipendenza del Kosovo: coincidenza?

Ancora una volta, l’“Arco di Instabilità” viene esasperato e turbato. In Pakistan si profilano all’orizzonte minacce di guerra civile e pericoli di balcanizzazione. Nel Levante, uno dei dirigenti massimi degli Hezbollah, Imad Mughniyeh, è stato assassinato in Siria con un’autobomba, come quelle che hanno ammazzato uomini politici Libanesi. Molto probabilmente, Imad Mughniyeh è stato assassinato dal Mossad, il servizio di spionaggio di Israele. Verosimilmente sono stati coinvolti anche i servizi degli USA, Giordania, Arabia Saudita, Francia e Germania. Non è un segreto che questi servizi di intelligence hanno collaborato tutti assieme in Libano contro Hezbollah e sono nel retroscena degli attentati per far fuori i dirigenti di Hezbollah. Il tempismo dell’assassinio genera pesanti sospetti. Infatti, l’assassinio di Mughniyeh è arrivato proprio prima dell’anniversario dell’uccisione di Hariri e avrebbe potuto favorire le intenzioni di chi voleva ulteriormente galvanizzare le tensioni politiche in Libano e creare una divisione settaria fra i Musulmani Libanesi. Israele ha negato qualsiasi coinvolgimento con l’assassinio, ma ora manifesta il proposito di un nuovo conflitto con il Libano, in corso di pianificazione opportuna per accusare Hezbollah di averlo scatenato con l’aiuto della Siria e dell’Iran. Il far esplodere molteplici contrasti e crisi può essere il mezzo per accerchiare e avviluppare la periferia più occidentale della Russia all’interno di un arco di conflitti, o in altre parole può esistere un deliberato tentativo di saturare di tensioni l’“Arco di Instabilità” per paralizzare la Russia e gli altri attori sul campo visti come oppositori dei progetti strategici..

Una soluzione preconfezionata: il sovranazionalismo?

I dirigenti della Serbia stanno puntando su una azione di equilibrio fra gli interessi del loro popolo e gli interessi stranieri. Il popolo Serbo è contrario ai progetti stranieri nella sua terra, ma la attuale classe al potere è la progenie della Rivoluzione di Velluto, scattata nel 2000, appoggiata e finanziata dall’Occidente, per spodestare Slobodan Milosevic. Una larga parte della dirigenza di Belgrado sostiene i programmi stranieri ed è stata cooptata nel progetto neo-liberista di ristrutturazione dei Balcani. Il fatto che gli Stati Uniti e l’Unione Europea siano divenuti i più importanti partner finanziari della Serbia dopo la Guerra del Kosovo è una evidente prova testimoniale di tutto ciò. Molto probabilmente stanno per essere presentati, come soluzione all’indipendenza del Kosovo, il sovranazionalismo o l’ingresso nell’Unione Europea o una più larga struttura sovranazionale, sia per la Serbia che per il Kosovo. Una soluzione del tutto identica può essere presentata anche per un Medio Oriente balcanizzato mediante progetti tipo Unione Mediterranea. Come risposta all’unificazione di Cipro, può essere imposto ancora il sovranazionalismo nell’ambito dell’Unione Mediterranea. Ritornando alla Serbia e al Kosovo, molti dei leader della Serbia si stanno opponendo alla secessione del Kosovo, ma questo è solo di facciata, per raccogliere le simpatie dell’opinione pubblica Serba. Questi stessi leader hanno assunto caute posizioni sulla questione e sono orientati verso un’integrazione con l’Unione Europea. Per loro, il sovranazionalismo è una soluzione!

Alla vigilia del Nuovo Ordine Mondiale: benvenuta la legge della giungla!

Mentre l’Unione Europea preme per superare le divisioni etniche e nazionaliste all’interno dei suoi membri, nel caso del Kosovo e di altre regioni si comporta nella maniera opposta. La Guerra Civile Americana non è stata contrassegnata dalla gloria, visto che gli Stati dell’Unione hanno combattuto una guerra per costringere con la forza gli Stati Confederati all’interno dell’“Unione Americana”?
Qualsiasi sia il caso, l’ipocrisia dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nelle relazioni internazionali è messa in risalto dal riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Soprattutto, si straccia il diritto internazionale mediante un cumulo di falsità e a motivo del proprio interesse, e non secondo principi sinceri o sollecitudini nei confronti del popolo Kosovaro. Rispetto al Kosovo, la Repubblica Turca di Cipro Nord è di gran lunga più legittimata ad essere riconosciuta in base al funzionamento e alla completezza delle sue istituzioni. Benché vi siano strumenti sicuri e stabili per indirizzare pacificamente le aspirazioni dei Baschi e dei Catalani nei Pirenei e dei Fiamminghi nella regione del Belgio delle Fiandre, ciò nonostante questi movimenti separatisti vengono ignorati.
La maggioranza Armena nel Nagorno-Karabakh ha dichiarato l’indipendenza il 10 dicembre 1991. Eppure, questa Repubblica secessionista e auto-determinatasi non gode dell’appoggio ne’ degli Stati Uniti ne’ dell’Unione Europea, a differenza del Kosovo. Cosa hanno di diverso Cipro Nord, l’Ossezia Meridionale, l’Abkhazia, la Repubblica del Nagorno-Karabakh, e la Transnistria dal Kosovo? Questa è la risposta: gli interessi Anglo-Americani e Franco-Germanici, rappresentati dall’Unione Europea e dalla NATO, sono le forze che stanno dietro all’“eccezionalità” dell’auto- determinazione, le stesse forze che hanno consentito ai Nazisti di ritenere di poter colonizzare l’Europa dell’Est e il Centro Eurasiatico impunemente. I dirigenti Americani e dell’Unione Europea avevano considerato che i Serbi moralmente non erano più a lungo idonei a gestire i problemi in Kosovo. Forse lo sono i governi degli Stati Uniti, Germania, Francia e della Gran Bretagna, dopo anni di bagni di sangue e di cumuli di menzogne? Forse che sono più credibili? Se le loro considerazioni si fondano su qualche principio morale, allora qual’è la loro posizione nei confronti dei Palestinesi? Forse Israele ha qualche idoneità morale per tenere soggetti i Palestinesi? Eppure, siamo in presenza di una occupazione che continua da tanto tempo! Per ironia, non sono proprio le truppe Serbe ad occupare il Kosovo, ma le truppe e i carro-armati della NATO!

NOTE
[1] Michel Chossudovsky, The Globalization of Poverty and the New World Order, (Montreal, Global Research, 2003), pp.257-277.
[2] Mahdi Darius Nazemroaya, The “Great Game:” Eurasia and History of War, Global Research, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7064

Mahdi Darius Nazemroaya è un collaboratore abituale di Global Research.
Global Research Articles by Mahdi Darius Nazemroaya
Mahdi Darius Nazemroaya è uno scrittore indipendente, residente ad Ottawa, specializzato in problemi del medio Oriente, ed è un ricercatore associato al Centre Studi sulla Globalizzazione (CRG).


20 febbraio 2008

(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Mahdi Darius Nazemroaya

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