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Cinque domande

Ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil che partecipano a Brescia all’iniziativa elettorale del candidato premier del Partito Democratico

(30 Marzo 2008)

Secondo l’Ocse i salari italiani sono a 23° posto sui 30 paesi più industrializzati. L’Italia è la settima o l’ottava potenza mondiale per ricchezza complessiva. Questo dimostra che c’è una gigantesca ingiustizia nella distribuzione del reddito. Dopo 15 anni di concertazione e moderazione salariale non è ora di dire basta a un’impostazione rivendicativa che ha tenuto bassi i salari senza neanche ottenere in cambio sviluppo e vera occupazione?

La Confindustria vuole mettere in discussione il Contratto nazionale, non certo per migliorare la contrattazione in azienda, che viene tuttora rifiutata da tante imprese, ma per avere più margini per discriminare sul salario e sulle condizioni di lavoro. Che senso ha nell’Italia del lavoro diffuso, frantumato, delle piccole e piccolissime aziende, ridimensionare il Contratto nazionale?

L’Italia è il primo paese d’Europa per infortuni sul lavoro, e le condizioni di lavoro tendono a peggiorare per tantissime persone, anche a causa del ricatto della precarietà. Che senso ha parlare allora di salario-produttività? Pensiamo davvero che per guadagnare di più si debba ancora lavorare di più, aumentare gli orari di lavoro, detassare gli straordinari, pagarsi con la propria fatica finti aumenti delle retribuzioni?

La precarietà del lavoro non è solo dovuta alla globalizzazione e ai mercati, ma anche a leggi che in questi anni hanno reso possibile alle aziende di utilizzare il lavoro precario per anni e anni, senza alcuna giustificazione tecnica o produttiva. Non è ora di dire basta davvero con la precarietà del lavoro, mobilitandosi per cambiare le leggi?

Tasse, stato sociale, diritti. Da anni lavoratori e pensionati pagano tutto e ricevono sempre meno. Non è ora di cambiare sul serio pretendendo che paghi solo chi non ha mai pagato e rivendicando servizi e stato sociale, pensioni, sanità, scuola?

In campagna elettorale tutti i politici fanno grandi promesse, poi tutti i governi non le mantengono.
Ecco a loro la domanda di fondo che facciamo ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil: non è ora che il sindacato si sganci definitivamente da ogni rapporto subalterno con gli schieramenti politici e sia davvero indipendente, lottando quando c’è da lottare, chiunque sia al governo? E non è ora che siano le lavoratrici e i lavoratori con un’autentica democrazia sindacale a decidere sulle piattaforme e sugli accordi?

RETE28APRILE BRESCIA

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