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Don Riccardo Seppia

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(20 Maggio 2011) Enzo Apicella
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    (1 Aprile 2008)

    Alla vigilia del voto del 13-14 Aprile prossimi, spero sarà consentita l'espressione di alcune considerazioni di carattere generale sullo stato delle cose in atto e, in particolare, sui riflessi che la campagna elettorale in corso potrà avere sul sistema politico italiano.

    Prima di tutto va sgombrato il campo da un possibile equivoco: in gioco non c'è soltanto il futuro governo, anzi la questione del governo appare secondaria, sia nel caso di un successo del centrodestra, sia nel caso di un esito tale da favorire il “governissimo” (tra l'altro un risultato, quello di un successo netto del centrodestra, sia quello di un esito più incerto potranno anche essere equivalenti sul piano delle prospettive di governo: ci troviamo alle porte di una situazione economica molto difficile e, per dirla con Giolitti, servirà una sinistra che governi con le armi della destra ed una destra che governi con una maggioranza di sinistra).

    Quindi escludiamo i “casi di coscienza” sullo “sbarrare la porta del governo alla destra”.

    Più importante e più interessante sarà, invece, il riflesso dell'esito del voto sulla struttura del sistema politico (una struttura che dovrebbe uscire modificata anche in una dimensione,almeno di “medio periodo”): in gioco, infatti, ci sarà l'esito della forzatura che, attraverso la formazione del PD, è stata tentata per ridurre, sul piano numerico, le presenze all'interno della realtà istituzionale.

    Per dirla in soldoni: se PD e PDL supereranno assieme il 75% dei voti validi (escludendo i piccoli alleati: quindi PD al 35% e PDL al 40% grosso modo), allora sul terreno puramente elettorale – istituzionale la forzatura avrà avuto esito positivo e si dovrà prenderne atto, anche da parte di chi affida comunque ad istanze puramente movimentiste il proprio futuro politico.

    Gli esiti più importanti, in questo caso, saranno almeno due: il viatico a procedere, lungo questa strada, da parte dei due principali partiti attraverso l'adozione di un modello elettorale di tipo spagnolo che, alla prossima replica, riduca le altre forze residue più o meno al “diritto di tribuna”; il totale sconquasso all'interno dei gruppi dirigenti delle altre formazioni, in particolare a sinistra, dove si sommerebbero tre fallimenti: quello dell'esperienza di governo; quello della aggregazione forzata che ha portato alla formazione della “Sinistra Arcobaleno”; quello, insito, in sé del risultato elettorale, con tanti morti e feriti gravi lasciati sul terreno.

    Invece, se PD e PDL si assestassero al di sotto della quota indicata, allora il tentativo “bipartitico” potrebbe considerarsi fallito; l'esito immediato sarebbe quello della “grosskoalition”; da sinistra potrebbe ripartire, in una qualche forma, una idea più credibile di opposizione, anche scontando il permanere di una parte del ceto politico esistente ( voglio precisare: in queste mie valutazioni non va ravvisata alcuna apertura di credito nei riguardi di alcuno: si tratta soltanto di tentativi di analisi, fondati su possibilità più o meno realistiche).

    Quanti intendono, comunque, esprimere un proprio voto anche in questa occasione credo debbano tenere conto di questi possibili scenari, partendo da una valutazione di fondo che riguarda il valore del mantenimento di una presenza istituzionale da parte di determinati settori politici e dall'impossibilità di altri, sicuramente più critici e coerenti sul piano delle espressioni politiche, di raggiungere il livello minimo utile per realizzare questo tipo di presenza.

    Del resto le elezioni si giocheranno pressoché esclusivamente sul terreno dell'astensione di sinistra: il numero dei votanti e dei non votanti determinerà gli equilibri, in una situazione dove la volatilità elettorale dovrebbe confermarsi bassa, nonostante i tentativi di rimodellamento del sistema che pure ci sono stati, e come dimostra l'andamento stesso della campagna elettorale, nel corso della quale i protagonisti hanno cercato di recuperare le proprie truppe, piuttosto che avventurarsi nel campo d'Agramante.

    Savona, li 31 Marzo 2008

    Franco Astengo

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