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Lettera aperta

Dedicato alla Sinistra Arcobaleno e a tutti i militanti della Sinistra antagonista

(15 Aprile 2008)

Riflessione sul dopo voto e sul perché di una sconfitta annunciata

La Sinistra ha perso, le forze del Centro Destra hanno vinto. Questo è il risultato più chiaro e lampante che viene fuori dal dopo voto del 13 e 14 aprile. Il Partito democratico tiene, ma solo cannibalizzando quella realtà politica radicale e antagonista che aveva permesso al Governo Prodi di stare in piedi e governare (male!) il paese. E la Sinistra radicale, anti-capitalista, propositiva di un modello alternativo alla società contemporanea così come si è configurata in questi ultimi decenni, scompare anche a livello locale, resistendo soltanto in alcune nicchie territoriali, evidenziando ancor di più il suo più totale scollamento dalle problematiche vere e urgenti di migliaia di salariati e precari che non riescono più nemmeno a campare.

Giordano, Bertinotti , Diliberto, Pecoraio Scanio, e tutti gli altri hanno responsabilità gravissime nel aver messo in piedi una “cosa rossa” senza né capo né coda, priva di vera forza ideale, slegata dai contenuti stringenti di lotta sociale a cui tuttora guardano con speranza e rabbia milioni di italiani impoveriti e costretti a immani sacrifici per sorreggere una minoranza al potere.

La Sinistra Arcobaleno non si è limitata solo a togliere Falce e Martello dai suoi stendardi (operazione fallimentare alla luce dei risultati ottenuti!), ma ha fatto soprattutto un’operazione trasformista che l’ha snaturata, deviandone il suo significato originario verso una deriva opportunista e di contabilità politica che non porta da nessuna parte. Inutile illudersi. Continuare così è solo un suicidio. I lavoratori sono stanchi e disillusi. Non ne possono più di vedere micro-parititi litigiosi e inconcludenti che rispondono solo alle logiche del Boiardo di turno. Occorre un partito unico, di sinistra, unito e radicato sul territorio, che rivendichi l’eredità storica più sana e priva di compromessi del PCI, ponendosi al tempo stesso come energia dinamica e innovativa dinnanzi alle sfide che la competizione globale impone. Gli ideali non sono morti, non lo sono mai stati, sono morte le persone e quello che rappresentano. Occorre far spazio a gente diversa, pronta a battersi senza adeguarsi a compromessi facili, gente capace che non metta il proprio tornaconto personale al primo posto o che faccia il ribelle soltanto di facciata, ma che possa veramente interpretare con spirito critico e con lungimiranza strategica le battaglie future che ci attendono, ponendosi come punto di riferimento per tutti coloro che vogliono difendere i loro diritti calpestati. Abbiamo un’occasione unica per azzerare tutto e ricominciare da capo, facendo tesoro delle sconfitte e buttando alle spalle le lotte intestine e le dinamiche di casta che hanno creato lo sfascio al quale, purtroppo, stiamo assistendo. E’ un nuovo anno zero dal quale è possibile ricominciare con fiducia e con una prospettiva veramente nuova e… di sinistra.

Alessandro Spadoni

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