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Cameron nella campagna inglese

Cameron nella campagna inglese

(13 Maggio 2010) Enzo Apicella
Il conservatore David Cameron vince le elezioni, ma non ha la maggioranza e deve costruire un governo di coalizione (per la prima volta dal 1945 in Gran Bretagna)

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La sinistra governista scompare

(15 Aprile 2008)

LA SINISTRA ANTICAPITALISTA PERDE UN'OCCASIONE STORICA E NON CRESCE DALLA CRISI DEL RIFORMISMO PERCHE' SI PRESENTA DIVISA PER COLPA DEL SETTARISMO DI PCL E SINISTRA CRITICA

RIPARTIAMO DALLE LOTTE PER COSTRUIRE QUEL PARTITO COMUNISTA RADICATO CHE ANCORA NON C'E'

1. BERLUSCONI RICEVE IL TESTIMONE DA PRODI PER COLPIRE I LAVORATORI

Ha vinto uno dei due poli confindustriali e il nuovo governo applicherà quindi uno dei due programmi fotocopia. L'unica differenza tra Pd e Pdl è che Berlusconi non porta in dote il rapporto con le burocrazie sindacali e la socialdemocrazia, motivo per cui la grande borghesia ha puntato fino all'ultimo sul Pd di Veltroni. Ora la borghesia farà di necessità virtù e si adatterà al nuovo governo, sperando che non faccia troppi danni (cioè che gli interessi di Berlusconi non ostacolino quelli delle altre famiglie capitalistiche), aspettando che il pendolo, nella logica dell'alternanza borghese tra due schieramenti simili, si risposti verso Veltroni che intanto proseguirà nella costruzione del suo partito confindustriale.

2. IL FALLIMENTO CATASTROFICO E STRATEGICO DELLA SOCIALDEMOCRAZIA

Da due anni diciamo che la sinistra governista (Prc, Pdci, ecc.) ha fallito e sta sparendo, ormai priva di radicamento e militanza. Ora anche le urne confermano questa prognosi persino sul terreno elettorale: e la conferma è clamorosa. Prc, Pdci, Verdi e Sd arretrano al di sotto di qualsiasi minimo storico e non avranno più né deputati né senatori. Nemmeno uno!
Se la rappresentanza parlamentare non è il fulcro per un partito rivoluzionario, lo è invece per partiti che hanno fatto del governismo la loro ragion d'essere e che hanno apparati elefantiaci che, da domani mattina, imploderanno.
Siamo di fronte a un fallimento politico e strategico senza precedenti. E' la conferma completa di tutto quanto diciamo da anni e della ragione di fondo che ha ispirato la nostra scissione, due anni fa, dal Prc per avviare la costruzione di un nuovo partito. La socialdemocrazia, cioè il progetto di governare con una parte del padronato ingabbiando le lotte, è fallita per l'ennesima volta nella storia. Stavolta con un tonfo gigantesco.
Non è ancora chiaro quale sarà la sorte dei gruppi dirigenti dell'Arcobaleno: è probabile che si avvierà una resa dei conti tra le diverse burocrazie, che una parte (l'ala di Bertinotti e Giordano) proseguirà nel progetto di scioglimento in una "casa comune socialista" che si candiderà a una nuova stagione di governo col Pd veltroniano per la prossima oscillazione del pendolo dell'alternanza; mentre un'altra parte (Diliberto e Grassi ma anche in qualche modo Ferrero) sarà tentata dal mantenimento e dal rilancio strumentale dei simboli del mondo del lavoro a puri fini elettorali, comunque rimanendo all'interno di un orizzonte governista che verrà giustificato, anche la prossima volta, con "l'esigenza di battere le destre" ecc.

3. I LAVORATORI TRA I DUE FUOCHI PADRONALI. E' NECESSARIA L'OPPOSIZIONE

A fare le spese dello scontro politico tra i poli borghesi sono i lavoratori. Colpiti dagli uni e dagli altri, raggirati dalle burocrazie sindacali e socialdemocratiche che svendono i loro interessi in cambio di una mezza porzione di lenticchie.
La prima esigenza è allora quella di ripartire dalle lotte di opposizione a entrambi gli schieramenti borghesi, ai loro governi nazionali e locali. Un'opposizione fondata sull'indipendenza di classe dei lavoratori, dei disoccupati, di tutti gli sfruttati. Una lotta che parte domani, nelle piazze, contro la terza riedizione del governo Berlusconi-Bossi-Fini, a cui la sinistra governista ha spianato la strada governando con i padroni e rimuovendo l'opposizione di classe.

4. SC E PCL NON DANNO RISPOSTA ALLA CRISI DEL RIFORMISMO

L'esigenza imperiosa è ora più che mai quella di costruire un nuovo partito comunista radicato nelle lotte. Ma le due forze elettorali che, con compromessi parlamentari, si sono presentate a sinistra dell'Arcobaleno in tutte le circoscrizioni, Sinistra Critica e Pcl, non hanno dato una risposta. Anzi, si sono rivelate una parte del problema.
Hanno rifiutato la presentazione comune, confidando nelle firme di parlamentari che hanno sostenuto le guerre. E dopo aver sfoderato una autosufficienza che non avevano, si sono persino preoccupate che Alternativa Comunista non avesse troppo spazio su stampa e Tv (rivendicando una rigida applicazione delle norme anti-democratiche sulla "par condicio").
Invece di presentare un programma alternativo a quello riformista, Sinistra Critica è sembrata riproporre il bertinottismo della fase movimentista (che ha aperto la strada all'accesso al governo), mentre il Pcl di Ferrando si è limitato ad utilizzare il simbolo della falcemartello, presentato su un programma confuso, illudendosi di ricavarne una rendita elettorale con un indistinto e nostalgico richiamo al "comunismo". Hanno suonato la fanfara per tutte queste settimane, non facendo i conti con la realtà. Hanno cercato di presentarsi per quello che non sono (e che nessuno è oggi in Italia): cioè delle organizzazioni di ampia taglia, con radicamento e migliaia di militanti.
E dopo tanta arroganza che cosa hanno ottenuto?
Il Pcl e Sc hanno un risultato attorno allo 0,5%: pur avendo avuto il simbolo presente su tutte le schede non hanno recuperato che le briciole di quanto ha perso l'Arcobaleno (i cui voti sono andati essenzialmente verso l'astensione).
Risultati infimi di fronte al crollo storico della socialdemocrazia e all'occasione storica determinatasi e ben al di sotto di quell'1% e passa che in qualche modo entrambe le forze avevano millantato.
Un esito disastroso e tanto più disastroso perché si erano cullate illusioni (Ferrando a pochi giorni dal voto: "noi saremo la vera sorpresa di queste elezioni"). Invece di accettare un accordo elettorale e di continuare a confrontarsi con le altre forze a sinistra dell'Arcobaleno sulla chiarezza dei programmi -come noi non abbiamo mai cessato di fare, essendo convinti che l'unità va costruita nella chiarezza e nella delimitazione programmatica dal riformismo- hanno alimentato illusioni di autosufficienza che ora si ritorcono contro di loro. E grottesche appaiono le dichiarazioni di Ferrando di queste ore: "siamo la forza più significativa a sinistra dell'Arcobaleno", o la sua gara con Sinistra Critica sul filo dello 0,1 in più o in meno.
La battaglia per la ricostruzione di un partito comunista con influenza di massa, per ridare ai lavoratori uno strumento di lotta che oggi manca, passa dunque anche per la sconfitta politica di posizioni politiche caratterizzate da oscillazioni, opportunismo, settarismo. E soprattutto dalla constatazione che il lavoro di ricostruzione è appena agli inizi e ogni trionfalismo di piccole forze -come noi tutti siamo- è davvero fuori luogo.

5. LA BATTAGLIA DI ALTERNATIVA COMUNISTA

Il PdAC partecipava a queste elezioni in primo luogo per sviluppare la propaganda su un programma rivoluzionario. Il nostro partito ha potuto presentarsi in poche situazioni politiche e amministrative: non perché sia di taglia più piccola di Pcl e Sc ma solo perché si è rifiutato, a differenza di quelle forze, di accettare il sostegno di parlamentari che hanno sostenuto la guerra e le finanziarie di Prodi e siamo stati gli unici a dover raccogliere le firme e a non poter usufruire degli stessi spazi mediatici delle altre forze per la propaganda. Per questo il nostro risultato elettorale non è valutabile su scala nazionale, anche se con ogni evidenza, laddove avessimo potuto presentarci sarebbe stato analogo a quello di Pcl e Sc, come dimostrano i pochi dati disponibili e i dati delle amministrative.
Se le altre organizzazioni a sinistra dell'Arcobaleno avessero accettato di unirsi in un blocco elettorale, l'unità delle forze militanti e delle risorse avrebbe portato a ben più della sommatoria delle tre sigle: avrebbe potuto rappresentare, in termini elettorali e nella percezione di aree più larghe, una alternativa maggiormente credibile alla crisi del riformismo.
Così non è stato ma la crisi verticale e definitiva -che non ha precedenti storici- della socialdemocrazia, pur in una situazione difficile per il movimento operaio, carica tutti i militanti che -ovunque collocati- vogliono lavorare a un progetto di ricostruzione di una sinistra di classe di nuovi e inediti compiti.
Alternativa Comunista continuerà a battersi in questa prospettiva, senza settarismi e rivendicando al contempo la necessità della chiarezza programmatica e della delimitazione dal riformismo, rifuggendo ogni compromesso e pasticcio.
Dobbiamo costruire quel partito comunista e rivoluzionario, internazionalista, di militanti che ancora non c'è. Un appello in questo senso lo rivolgiamo in primo luogo alle migliaia di attivisti di Rifondazione e del resto dell'Arcobaleno che oggi vedono i loro sacrifici e la loro militanza di anni dispersi per le scelte opportuniste e suicide dei gruppi dirigenti della sinistra governista.
Come Alternativa Comunista ci impegneremo su questa strada, investendo le centinaia di nuovi contatti e rapporti, le forze militanti di giovani e operai di cui dispone il nostro piccolo partito e che abbiamo accresciuto in questa campagna elettorale e che costituiscono per noi il più importante dei risultati in una situazione generale molto difficile per i lavoratori e la lotta di classe. Invitiamo i tanti compagni che hanno seguito la nostra campagna elettorale,
ci hanno scritto, in decine di migliaia hanno seguito le nostre pubblicazioni sul sito web, hanno simpatizzato per noi, hanno partecipato alla nostra campagna propagandistica in queste elezioni, a unirsi a noi in questo progetto di lotta.

Comitato Centrale del PdAC (Partito di Alternativa Comunista)

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