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(29 Luglio 2012) Enzo Apicella

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(Il saccheggio del territorio)

NO alla Diga di Ilisu

(22 Aprile 2008)

Una banca di cui il gruppo Unicredit è azionista principale, la Austria Bank Creditanstalt, figura fra i finanziatori - per un totale di 280 milioni di euro - del progetto per la costruzione della diga di Ilisu in Turchia.

(JPEG) La diga, se costruita nell’ambito del progetto di sviluppo dell’Anatolia Sud-Orientale (GAP), imbriglierebbe le acque del fiume Tigri: problematici sarebbero gli impatti sulla popolazione, sul patrimonio storico-archeologico e sull’ambiente, nonché per gli equilibri geo-politici che ne risulterebbero intaccati.

In particolare, tale diga:

- sommergerebbe un prezioso elemento del patrimonio storico-archeologico-culturale dell’umanità, Hasankeyf, la cui costruzione si è sviluppata nel corso di 12 millenni, e decine di altri siti archeologici della valle del Tigri;

- distruggerebbe irrimediabilmente l’ecosistema del fiume Tigri, causando una perdita irreparabile di bio-diversità;

- sradicherebbe oltre 55.000 persone dal proprio territorio, minandone alle basi l’identità culturale, peggiorandone le già precarie condizioni di vita e causando loro ulteriori sofferenze con lo sfollamento: ciò si è già verificato in occasione della costruzione di altre dighe del GAP;

- consentirebbe il controllo dei flussi di acqua verso i Paesi a valle, Siria e Iraq, accrescendo enormemente - in assenza di accordi della Turchia con essi - il rischio di conflitti. La diminuzione della portata di acqua e il peggioramento qualitativo dell’acqua stessa graveranno pesantemente sugli Stati limitrofi.

Tale progetto infrange, inoltre, alcune disposizioni internazionali:

- la Convenzione UN-ECE, sottoscritta dall’UE nel 1992, sulla protezione e l’uso di acque e laghi internazionali e la Convenzione UN-ECE, anche questa sottoscritta dall’UE, sulla valutazione d’impatto ambientale in ambito transnazionale. Entrambe sono volte a prevenire significativi impatti negativi di opere infra-strutturali che si realizzano in un Paese;

- la Direttiva-quadro UE sull’acqua (che prevede la gestione delle acque a livello di bacino idrografico: nel caso specifico, dunque, da parte di Turchia, Siria e Iraq, riguardo alla Valle del Tigri). Adozione e applicazione della Direttiva sono identificate come priorità di adeguamento per la Turchia, nel corso del processo di avvicinamento all’ingresso nell’Unione Europea;

- la Convenzione Europea per la Tutela dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, che per la Turchia, in quanto Paese membro del Consiglio d’Europa, costituisce un obbligo;

- i Criteri di Copenhagen, promulgati dall’UE nel 1993, vincolanti per i Paesi aspiranti all’adesione (garanzie di democrazia e stabilità delle istituzioni, vigenza dello stato di diritto, rispetto dei diritti umani).

L’investimento di Austria Bank Creditanstalt a Ilisu, pertanto, si presenta foriero di rischi che saranno tenuti sotto costante osservazione dall’opinione pubblica e dalla società civile dei Paesi europei. Di recente già una banca elvetica, Zuercher Kantonalbank, si è ritirata dal progetto a causa delle pressioni esercitate da cittadini svizzeri che hanno dimostrato di avere a cuore le sorti dell’area sud-orientale della Turchia.

Da queste considerazioni si è aperta una campagna di protesta che chiede al gruppo Unicredit di ritirare dal progetto la Austria Bank Creditanstalt. Questa campagna propone a tutti di firmare un appello diretto ad Alessandro Profumo, amministratore delegato del Gruppo Unicredit.

Dal sito www.dilloaprofumo.org è possibile compilare il form per mandare una email di protesta a Profumo.
Per info sulla campagna: www.stopilisu.com
altri articoli in rete sull’argomento:
http://www.nonluoghi.info
http://www.acquasuav.org/
http://www.osservatorio.webnet.it
http://www.unimondo.oneworld.net

Doriana Goracci

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