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Vicenza: Contro la guerra un mondo diverso ora è necessario

la cronaca della manifestazione in un articolo del Mattino di Padova

(19 Gennaio 2003)

In una Piazza dei Signori la cui concessione comunale si è fatta sospirare fino al giorno prima, si è animata la manifestazione di «Vicenza contro la guerra», partita al mattino di fronte alla caserma Ederle. Un migliaio di manifestanti ha percorso il centro pacificamente, fra un Bella Ciao «rockato» e qualche ragionamento sul perché di questa marcia «preventiva» alla guerra - al di là delle sue diverse anime.
Più di cento adesioni infatti sono riuscite a convergere in pochi interventi sul palco in piazza - confortata dal vin broullé e dal giocoliere Victor per i bambini, e infine da un gruppo reggae e dai bravissimi percussionisti Rasta Djiembé.
Giulietto Chiesa ha mandato un telegramma, ma hanno parlato Don Albino Bizzotto, Sergio Carraro (direttore di «Contropiano»), Bepi de Marzi (con un toccante «addio alla pace senza perdere la speranza»), Luigi Saraconi («casco bianco» in favore del servizio civico), e Padre Adriano Sella, comboniano da quattordici anni coi «sem terra» del Brasile, che ha riacceso le speranze del Sud del mondo come motore del cambiamento.

Un altro mondo è possibile? La manifestazione di ieri a Vicenza era importante perché in simultanea con quelle ben più ampie avvenute nelle grandi capitali del mondo, dal Giappone agli Stati Uniti.
E in una Vicenza poco avvezza a questi appuntamenti internazionali faceva uno strano senso, come ha notato Kutaiba, che ha parlato a nome dell'Unione Arabo-Palestinese di Milano: questa piazza «bella» come lo è, e dovrà sempre essere la lotta palestinese per l'indipendenza.
E qualcosa di attonito era in questa piazza, nei toni smorzati e consapevoli degli stessi organizzatori dell'iniziativa: se pochi forse credono ancora alla evitabilità di questa guerra, che potrà essere anche «più lunga di una generazione», l'unica certezza che a Vicenza si è presentata è quella di un compito di testimonianza, di comunicazione (ecco «Megachip ha bisogno di te») del dissenso al potere.
Un senso nuovo di responsabilità dunque sembra la chiave unificante di queste diverse anime, che invita all'intelligenza dell'interconnessione degli interessi locali con quelli mondiali.
E quindi un annuncio del Social Forum di Porto Alegre, che comincerà il 23 gennaio e proclamerà manifestazioni in tutto il mondo (a Roma il 15 febbraio), per fermare la guerra.

Un mondo diverso non è possibile, come qualcuno di «Altra Poesia» (Padova) ha detto, semplicemente non c'è mondo possibile, nel prossimo futuro, se non diverso: un mondo diverso è dunque necessario come un'altra politica è necessaria, un'altra parola e un'altra azione - dal quartiere all'ecosistema.

di Nicola Licciardello

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